E chi se lo immaginava? Anche se si tratta (almeno per il momento) di una semplice suggestione, l’idea che il pilota di Formula 1 Fernando Alonso possa essere l’autista della papamobile durante il viaggio di Leone XIV in Spagna non può non suscitare entusiasmo.
È una suggestione che, a ogni modo, deriva da una fonte particolarmente autorevole. Si tratta del quotidiano Marca, che alimenta l’ipotesi in vista della visita iberica del Pontefice, dal 6 al 12 giugno 2026. Al momento, comunque, non sono stati forniti ulteriori dettagli. Curioso, però, il precedente mancato, quando nel 2011 il pilota spagnolo era stato proposto come autista di Papa Benedetto XIV per la celebrazione della Giornata Mondiale della Gioventù, sempre in Spagna.
Il precedente mancato con Benedetto XIV
All’epoca, Alonso era il pilota di punta della Ferrari e aveva sfiorato il titolo nel 2010, dopo averne vinti due con la Renault. Il famoso antecedente lo racconta a La Radio Canaria Yago de la Cierva, nientemeno che il coordinatore del viaggio di Joseph Ratzinger in Spagna dal 15 al 21 agosto 2011. «Durante quell’incontro del 2011, chiedemmo espressamente se Alonso potesse guidare la papamobile. Ma dall’altra parte rimasero indignati. Ci dissero che non era assolutamente possibile». De la Cierva aveva insistito, difendendo la designazione del campione spagnolo: «Ho detto: “Penso che Fernando sappia guidare, il Papa non è in pericolo”». Nulla da fare: «Mi hanno spiegato che volevano un agente appartenente alla polizia nazionale e alla fine alla guida c’era proprio uno di loro». E così, Alonso ebbe un semplice ruolo di accompagnatore all’evento. Ma ora, l’occasione potrebbe finalmente ripresentarsi.
«Corsi e ricorsi storici», come teorizzava il grande filosofo Giambattista Vico, secondo cui «la storia non procede in modo lineare, ma attraverso cicli ripetitivi». Già, 15 anni dopo, la storia potrebbe cambiare. E così, de la Cierva tiene la porta aperta al ricorso storico di Fernando Alonso: «Sperimenteremo diverse cose, perché aggiungono sapore alla visita e hanno molto senso. La visita del Papa prevede grandi blocchi, che il Santo Padre deve decidere, ma in quei grandi blocchi ci saranno sorprese».
Vita e miracoli di Fernando Alonso
Talento precoce, il pilota spagnolo fu portato alla ribalta da Flavio Briatore, che lo volle fortemente alla Renault nel 2002, inizialmente come terzo pilota. Fernando scalò rapidamente le gerarchie, ottenendo in pista pole position, vittorie, podi e giri veloci. Fino alla ciliegina sulla torta: i due titoli mondiali nel 2005 (all’epoca era il più giovane campione di sempre) e nel 2006, dopo una lotta serratissima con il leggendario Michael Schumacher. Poi la breve parentesi alla McLaren nel 2007, in cui Alonso e l’esordiente Hamilton battagliarono rosicchiandosi punti decisivi a vicenda. Lasciando così la strada aperta a un’improbabile rimonta di Kimi Raikkonen, che vinse il titolo di appena un punto (rimane ad oggi l’ultimo mondiale piloti vinto dalla Ferrari).
Ma il meglio, Fernando lo diede alla Rossa. Sfiorò due volte il titolo, nel 2010 e nel 2012, nonostante una vettura di gran lunga inferiore alla Red Bull di Sebastian Vettel. Indimenticabile, in particolare, la stagione 2012, in cui raccolse tre vittorie miracolose partendo spesso dalle retrovie. Infelici le successive scelte delle scuderie, con una McLaren molto poco competitiva che lo portò a un primo ritiro nel 2018. Poi, la vittoria nel Campionato del mondo endurance e le esperienze alla 24 ore di Daytona e nel Rally Dakar. Il ritorno alla Alpine nel 2021 e infine il passaggio in Aston Martin nel 2023, dove ritrovò finalmente una vettura competitiva e ottenne diversi podi.
Nonostante abbia vinto solo due titoli mondiali in Formula 1 (molti meno di quanti ne meritasse), è considerato uno dei migliori piloti nella storia delle corse automobilistiche. Di lui si ricorda la sfortuna, purtroppo, nello scegliere scuderie scarsamente competitive. Ma anche nel farle sembrare molto migliori di quanto non fossero in realtà. Si ricordano anche la versatilità, il carattere diretto, la schiettezza. E forse, alla fine, si ricorderà la singolare avventura da guidatore della papamobile, con Leone XIV a bordo. Beh, la vettura partirebbe senza dubbio dalla pole position.
