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Il segreto dello scudo termico di Artemis 2: ecco come la missione dei record è tornata a casa

Il segreto dello scudo termico di Artemis 2: ecco come la missione dei record è tornata a casa

La Nasa vince la scommessa sullo scudo termico più grande mai costruito. Analisi del rientro ripido che ha protetto l’equipaggio nel Pacifico e la tecnologia che apre la strada all’allunaggio del 2027.

Con lo Splashdown di questa notte (le due del mattino in Italia), si è conclusa una delle più importanti missioni spaziali degli ultimi anni. Non soltanto perché l’umanità ha stabilito nuovi record, come quello di distanza, quanto perché ora sappiamo che i nuovi sistemi progettati per riportarci sulla Luna sono affidabili e consentono di continuare il programma spaziale che vedrà l’uomo abitare il nostro satellite naturale. La capsula Integrity, con i suoi 5 metri di diametro, ospita lo scudo termico più grande mai realizzato che ora è stato collaudato in volo a 2.700 gradi con un rientro preciso, rapido e super controllato dalla tecnologia.

Dopo che Artemis 1, nel suo volo automatico, aveva mostrato un’usura eccessiva allo scudo termico, quello di Artemis 2 è stato un rientro con un angolo di atterraggio più ripido per limitare il tempo di esposizione dello scudo termico alle condizioni estreme dell’atmosfera. E Integrity è sopravvissuta alla sua prova, ha toccato l’atmosfera sopra l’Oceano Pacifico a sud-est delle Hawaii alle 01:53 italiane e dieci minuti dopo i paracadute di frenata si aprirono come previsto, seguiti a breve distanza dai tre paracadute principali. Questi ultimi rallentano la discesa fino a 31 km/h, la stessa velocità che aveva al momento dell’ammaraggio al largo della costa di San Diego. Avvistata la Integrity, due veloci imbarcazioni militari l’hanno raggiunta dando il via alle operazioni di recupero, innanzi tutto mettendola in sicurezza anche se è fatta per galleggiare e per custodire il suo equipaggio.

Il successo della capsula Integrity e il futuro dell’esplorazione

Ma Artemis 2 è stata una missione di primati anche per altri aspetti. Lori Glaze, responsabile del programma Artemis della Nasa, dopo l’ammaraggio ha dichiarato: “Abbiamo mandato quattro persone straordinarie sulla Luna e le abbiamo riportate sane e salve sulla Terra per la prima volta in oltre 50 anni. Alla generazione che ora sa di cosa siamo capaci, diciamo: benvenuti alla nostra missione lunare”. Il capo della Nasa, Jared Isaacman, che ha assistito al rientro sulla Terra degli astronauti di Artemis 2 dal ponte della nave di recupero Uss John P. Muthra, ha ammesso: “Sono ancora senza parole, il me bambino, in questo momento, non riesce a credere a quello che ha appena visto. Ho aspettato praticamente tutta la vita per assistere a questo momento, e ora lo faccio da amministratore della Nasa. Non potrei essere più orgoglioso di tutto il personale, degli anni, dell’impegno, delle notti insonni, di tutto il duro lavoro svolto in tutto il paese che ha contribuito a questo incredibile momento.”

Certo oggi è diverso da quell’11 dicembre 2022, quando Artemis 1 ammarò integra ma senza equipaggio a bordo; ed anche perché Artemis 2 ha seguito una traiettoria di ritorno “libero” con un singolo giro attorno al lato nascosto della Luna, come dovette fare la sfortunata Apollo 13. Così Artemis 2 è stata una missione di collaudo pensata per dimostrare che il razzo Sls e la capsula Orion possono effettuare missioni con equipaggio oltre l’orbita terrestre. E poi c’è stata la destinazione a fare di questo volo spaziale qualcosa di unico: gli astronauti di Artemis 2 hanno visto parti del lato nascosto della Luna mai viste prima a occhio nudo, ancora prima di eseguire la lunga serie di esperimenti programmati dalla Nasa. Una delle località lunari da osservare era il Bacino Orientale, un cratere largo 965 km che non era mai stato visto illuminato dalla luce solare. Dopo due giorni e mezzo di viaggio, nella serata italiana di ieri la navicella spaziale Orion Integrity della missione Artemis 2 si è separata dal suo Modulo di Servizio (di costruzione europea) poco prima del rientro in atmosfera nella “finestra” prevista che da ovest verso est la portava a toccare l’Oceano non troppo lontano dalla costa occidentale degli Usa.

Emozioni in orbita e il nuovo record di distanza

Ma questa è stata anche la prima missione pre-lunare completamente mediatica. Le videocamere esterne e interne all’astronave ci hanno regalato momenti di grande umanità che abbiamo potuto seguire in diretta streaming 24 ore su 24. Ad esempio, subito dopo che Artemis 2 ha battuto il record di distanza dell’Apollo 13, Hansen ha contattato via radio il Controllo Missione chiedendo il permesso di dare un nome a due crateri lunari fino ad allora anonimi: uno a Integrity e l’altro alla defunta moglie di Wiseman, Carroll, scomparsa a causa di un cancro nel 2020. Qualche lacrima è scesa, inevitabile, ma è la dimostrazione che dentro quella capsula l’umanità c’era davvero. Sulla Terra, due figlie orgogliose e commosse per la dedica alla loro mamma.

Così il comandante ha detto via radio: “Personalmente, quello è stato il momento culminante della mia missione. Credo che sia stato in quel momento che noi quattro ci siamo uniti di più, rafforzando il nostro legame, e ne siamo usciti davvero concentrati sul giorno che ci aspettava.” Il Centro di Controllo Missione ha approvato entrambe le proposte anche se non verranno inserite nelle mappe lunari ufficiali fino a quando l’Unione Astronomica Internazionale non darà l’ok. Artemis 2 è stata una missione di grande portata, ma porterà a missioni ancora più ambiziose nei prossimi anni. La Nasa può ora dedicarsi ad Artemis 3, che dovrebbe partire nel 2027. Gli astronauti dovranno collaudare le procedure di attracco utilizzando la capsula Orion e i lander lunari Starship di SpaceX e Blue Moon di Blue Origin. Amit Kshatriya, amministratore associato della Nasa, ha dichiarato: “La strada verso la superficie lunare è aperta, ma il lavoro che ci aspetta è più impegnativo, 53 anni fa l’umanità ha lasciato la Luna. Questa volta torniamo per restarci”.

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