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I mille dubbi attorno ai miliardi spesi per le mascherine

I mille dubbi attorno ai miliardi spesi per le mascherine

Nei giorni in cui il governo ha deciso per l’obbligo della mascherina all’aperto come al chiuso è logico domandarsi quante ne ha a disposizione lo Stato, quanto siano costate e come il commissario straordinario Arcuri si sia mosso per acquistarle.


Secondo la fondazione Open Polis ad oggi sono stati spesi circa 4 miliardi per l’acquisto di mascherine, guanti e camici. Una cifra però parziale, incompleta perché la struttura commissariale di Domenico Arcuri non ha reso pubblici tutti i suoi dati. Ad esempio sono nel mese di agosto come riporta il sito dell’Anac è stato aggiudicato un bando per le mascherine da 748 milioni di euro per cui il commissario ha scelto una procedura senza previa pubblicazione e di cui non si conosce ad esempio il nome del vincitore.

I numeri

È Open Polis in questi mesi ad aver provato a raggruppare i costi dell’emergenza coronavirus, grazie ai dati dell’Anac. Come abbiamo anticipato il governo nella figura del commissario straordinario Domenico Arcuri, ha reso pubblica solo una piccola parte di quello che è stato speso, nonostante la sua struttura abbia speso più di tutti in assoluto.

In totale ad oggi il numero di bandi pubblici realizzati per le mascherine sono stati 1231, tra Stato centrale e singole regioni.

Le società vincitrici dei bandi per i lotti di mascherine e protezioni individuali sono state poco più di 900.

L’ammontare dei soldi pubblici spesi è ad oggi di 4,01 miliardi. Ma altri 4,9 mld di euro sono già pronti ad essere spesi in altri bandi di cui ad oggi non abbiamo un esito.

Tra questi nella classifica di Open Polis per quelli dall’importo maggiore spicca al primo posto un bando previa pubblicazione del 4 agosto 2020 con scadenza il 4 agosto, cioè il giorno stesso, per la “Fornitura e produzione di mascherine in favore del Commissario periodo: settembre 2020 – settembre 2021” con procedura negoziata senza previa pubblicazione di 748880000 quasi un miliardo. I dati del vincitore non sono stati resi pubblici.

A questi poi vanno aggiunti i lotti di altri sistemi di protezione (camici, guanti) costati quasi 2 mld per un totale di “base d’asta” di circa 10,74 miliardi su 13,31 miliardi dell’emergenza di importi a base d’asta ma non essendo pubblici i contratti la cifra potrebbe essere sicuramente più alta. Di questi importi circa 8 miliardi sono stati spesi con procedura negoziata senza previa pubblicazione ed altri 3,07 miliardi con affido diretto con accordo quadro ed oltre un miliardo con affido diretto.

Impossibile stabilire quante mascherine alla fine siano state acquistate dallo Stato. Prendendo per valido quanto affermato dallo stesso Arcuri del costo di 50 centesimi per mascherina è facile prevedere che il paese si trovi ad avere a disposizione una decina di miliardi di mascherine.

Mascherine che finiscono, ad esempio, al personale medico nazionale, al personale scolastico, agli studenti delle scuole dell’obbligo, ai dipendenti pubblici, agli uomini delle forze dell’ordine e ai singoli comuni che in molti casi le hanno distribuite gratuitamente alla popolazione.

Le aziende private sono fuori da questo mercato e si devono rifornire in maniera autonoma, pagando di tasca loro.

Questa mancanza di chiarezza e trasparenza sta creando qualche preoccupazione.

Il Governo e il Commissario – dichiara Vincenzo Smaldore responsabile editoriale Open Polis – stanno disattendendo l’impegno di pubblicare tutti i dati sugli acquisti durante l’emergenza. Per questo abbiamo presentato istanza di accesso civico, purtroppo non soddisfatta dal Commissario Arcuri. Con il progetto civico bandicovid.openpolis.it pubblichiamo tutti i dati attualmente disponibili, sopratutto da fonte ANAC”.

Anche un deputato del Gruppo misto Antonio Zennaro ha presentato un’interrogazione parlamentare al presidente del Consiglio Giuseppe Conte ed un accesso civico al commissario straordinario Domenico Arcuri. La prima riguarda l’acquisto per il valore complessivo di 1,1 miliardi di euro di dIspositivi di protezione dei quali il 90 per cento provenienti dalla Cina, dove è stato autorizzato inoltre l’utilizzo di Dpi non marcati CE. Mentre con l’istanza di accesso agli atti sono stati richiesti i documenti amministrativi in possesso del Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19 al fine di estrarre ed ottenere informazioni di interesse pubblico.

“Lo Stato privilegia l’acquisto di beni in Italia e di rendere pubblici per la trasparenza i dati dei bandi per l’emergenza covid. Invece oltre 1 miliardo di mascherine sono state acquistate in Cina invece di favorire la produzione nel nostro paese non prendendo in considerazione il fatto che l’emergenza sanitaria è anche economica ed è fondamentale tutelare le aziende “Made in Italy”. Per quanto riguarda i documenti di aggiudicazione non sono stati resi pubblici venendo meno ai principi di trasparenza, gli stessi annunciati più volte dal Commissario Straordinario Domenico Arcuri, nonostante ad oggi non ci siano pubblicazioni sulla quantità e qualità dei beni, sulla provenienza e sul costo. Il parlamento ha potere ispettivo ma non mi risultano ad oggi altre interrogazioni sull’argomento. Per l’interrogazione parlamentare purtroppo non c’è un tempo di risposta potrebbero passare anche dei mesi mentre per l’accesso civico hanno tempo 90 giorni per rispondermi.” Stessa opacità è riscontrabile sui bandi dei “banchi rotanti” dove le sottoscrizioni dei contratti dovevano essere fatte entro il 7 Agosto ma poi si è modificata più volte la procedura nel corso delle settimane”.

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