Ora è ufficiale: la Red Bull con cui Max Verstappen ha vinto il Mondiale 2021 – primo della sua carriera – ha corso non ad armi pari rispetto alla concorrenza, in particolare, nel confronto con la Mercedes di Lewis Hamilton che quel titolo se lo è visto sfuggire nell’ultimo giro ad Abu Dhabi. Sul quale si è discusso per tutto l’inverno e che ha portato all’azzeramento della direzione di gara della FIA con il suo responsabile, Michael Masi, giudicato non all’altezza nella gestione dei minuti concitati in cui si materializzò il sorpasso dell’olandese sul britannico forzando ogni regolamento.
Dopo mesi di indagine, diversi rinvii e un goffo tentativo di definire illazioni infondate le notizie che emergevano sulla violazione del budget cap da parte della scuderia iridata, la federazione ha certificato nero su bianco quello che da settimane circolava nel paddock: la Red Bull è stata trovata in posizione di “violazione procedurale e con infrazione di spesa minore” al controllo delle spese relative alla stagione 2021, quella di ingresso delle norme sul contenimento dei costi. Inferiore significa meno del 5%, ovvero una cifra di qualche milione di euro utilizzati per sviluppare la macchina e renderla più competitiva.
Non c’è ancora l’entità della sanzione (“La FIA Cost Cap Administration sta attualmente determinando la linea d’azione appropriata da intraprendere” è la formula utilizzata nel comunicato ufficiale), ma è chiaro che i timori di Mercedes e Ferrari quasi certamente si materializzeranno e la vicenda, che mina alle fondamenta la credibilità della scorsa stagione allungando ombre anche su quella attuale, si chiuderà senza una pena in grado di incidere profondamente sul risultato della pista.
A norma di regolamento gli “sforamenti minori” devono essere sanzionati con multa o penalità sportive minori: riduzione punti piloti o scuderia, sospensione da una o più sessioni, limitazioni nei test o riduzione dello stesso budget cap per il futuro. Siccome Verstappen ha vinto il titolo all’ultima curva è impensabile che gli venga tolto incidendo sulla sua classifica. Siccome la Red Bull ha preceduto di 262 punti la Ferrari in quella per team non ha senso immaginare una pena senza contrappasso. Su tutto il resto spingeranno gli avversari in un clima di scarsa trasparenza, perché anche la sola comunicazione della fine del processo di controllo dei conti ha mostrato più di una crepa nel muro della credibilità della Formula Uno.
In sostanza, adesso è ufficiale che il Mondiale 2021 è stato largamente condizionato da questioni extra-pista, c’è il fondato sospetto che l’onda lunga abbia favorito la Red Bull anche nel 2022 e la certezza che la sentenza dovrà essere politica. Il tutto mentre Verstappen festeggia il secondo titolo iridato, meritatissimo trattandosi di un fuoriclasse assoluto, nel mezzo delle polemiche per il surreale epilogo del Gran Premio di Suzuka, corso sotto la pioggia, con un’interpretazione discutibili nell’assegnazione del punteggio e una penalità decisiva a Leclerc inflitta a tempo di record una settimana dopo i ritardi di Singapore. Nella stessa stagione della gara di Monza chiusa dietro safety car, con metà del paddock in rivolta e la FIA di nuovo sotto attacco per la conclamata difficoltà di gestione di una macchina da miliardi di dollari.
Non un bello spettacolo. Anzi. Osservatori esterni potrebbero obiettare che si tratta di un fallimento che arriva nell’anno in cui in tutto il mondo si è riscoperta la voglia di Formula Uno: circuiti pieni, incassi record, ascolti in crescita. Senza nemmeno che ci fosse una vera competizione in pista, vista la superiorità della Red Bull. La questione del budget cap rischia di essere il colpo finale.
