È un passaggio storico e drammatico insieme. La Procura di Civitavecchia ha contestato per la prima volta il nuovo reato di femminicidio a Claudio Carlomagno, accusato di aver ucciso la moglie Federica Torzullo e di averne occultato il corpo in un canneto dietro l’azienda di famiglia ad Anguillara. Una contestazione che arriva alla luce delle risultanze investigative e che si appoggia all’articolo 577-bis del Codice penale: una norma entrata in vigore il 25 novembre 2025 e che punisce con l’ergastolo l’omicidio di una donna commesso per odio, discriminazione di genere, prevaricazione, possesso o per reprimere libertà e diritti, incluso il rifiuto di una relazione. L’uomo resta indagato anche per occultamento di cadavere.
Il luogo del ritrovamento, una striscia di terreno a pochi metri dall’azienda, è diventato in poche ore il simbolo di un caso che unisce la brutalità del delitto alla portata legislativa della sua qualificazione.
L’attesa per l’autopsia e le prime conseguenze istituzionali
L’interrogatorio di convalida del fermo è fissato per mercoledì nel carcere di Civitavecchia, mentre la città di Anguillara ha già registrato la prima conseguenza politica: le dimissioni dell’assessora alla Sicurezza Maria Messenio, madre dell’arrestato. Una scelta inevitabile vista la gravità della vicenda.
Il nuovo reato di femminicidio: cosa prevede la norma
La legge che introduce il reato autonomo di femminicidio è stata approvata all’unanimità nel 2025 e si inserisce tra le riforme più incisive del Codice rosso. Il nuovo articolo 577-bis stabilisce l’ergastolo per chi cagiona la morte di una donna per ragioni discriminatorie, per atti di dominio o controllo, per punirne libertà e autodeterminazione o per ritorsione davanti al rifiuto di instaurare o mantenere una relazione.
La norma considera femminicidio anche i casi legati alla limitazione delle libertà individuali della vittima e introduce aggravanti diffuse: dai maltrattamenti alle lesioni, dalle mutilazioni genitali femminili all’interruzione non consensuale di gravidanza, fino ai reati spia e alla violenza sessuale aggravata. Rafforza inoltre la tutela delle vittime, amplia le possibilità di intercettazione e introduce norme più rigide sui benefici penitenziari per i condannati.
La dinamica del delitto: una violenza feroce, una traccia investigativa chiara
Il quadro ricostruito dagli inquirenti è devastante. Federica Torzullo, 41 anni, era rientrata dal lavoro l’8 gennaio alle 19.25 e da quella casa non è più uscita. Secondo l’accusa, è stata colpita con almeno tre fendenti alla gola, caricata nel bagagliaio della Kia Sportage del marito e portata nella sede della ditta di famiglia. Qui il corpo sarebbe stato reso irriconoscibile con il fuoco e forse con un oggetto pesante, prima di essere sepolto in una buca di oltre due metri scavata rapidamente con un bobcat.
Gli investigatori hanno inoltre accertato che l’indagato avrebbe tentato di simulare messaggi inviati da Federica alla suocera fra le 7.55 e le 8.05 del mattino successivo, utilizzando il telefonino della vittima mentre era già morta.
Il movente e i segnali ignorati: il nodo della relazione e la premeditazione da accertare
Il movente, secondo chi indaga, potrebbe essere legato alla scoperta recente da parte dell’uomo del nuovo compagno della moglie. Federica lo aveva confidato a un’amica la sera dell’ultimo dell’anno e intendeva dirlo apertamente al marito prima dell’udienza di separazione fissata a breve. Quel gesto di trasparenza avrebbe potuto trasformarsi nel detonatore di una spirale di violenza già innescata.
Sulla premeditazione, il procuratore invita alla cautela. Bisognerà determinare se la terra sia stata smossa in anticipo, ipotesi che richiede un agronomo e valutazioni tecniche. Gli approfondimenti sulle tracce ematiche e biologiche serviranno a sciogliere i nodi su arma, dinamica e tempi.
La possibile fuga e un isolamento già in atto
Nel decreto di fermo emerge un altro elemento: l’ipotesi di fuga. Gli investigatori sottolineano come l’indagato fosse da tempo privo di legami forti con il territorio, con rapporti familiari dissolti e un progressivo isolamento personale. Dieci giorni nascosto presso la famiglia d’origine raccontano un profilo che non aiuta la sua posizione.
Un caso che segna una linea di demarcazione
Il delitto di Anguillara non è solo una tragedia familiare, né solo un atto di violenza inaudita. È il primo caso in cui la nuova legge sul femminicidio trova applicazione diretta, trasformando un’inchiesta giudiziaria in un banco di prova per l’ordinamento. Una norma nata per riconoscere la natura strutturale della violenza contro le donne e per dire, anche sul piano giuridico, che non si tratta mai di un raptus, ma di una dinamica di dominio che la legge oggi individua come tale, senza ambiguità.
