Mentre la crisi di Ceuta continua a tenere banco in tutto il continente, si è svolta oggi la tanto attesa riunione d’emergenza dei ministri dell’Interno dell’UE, in videoconferenza, proprio per affrontare le conseguenze della crisi migratoria nell’exclave spagnola e, soprattutto, per valutare le proposte contenute nella lettera presentata dall’Italia (cofirmato da altri 21 Paesi) in fatto di restrizione all’immigrazione clandestina.
La posizione italiana alla riunione
La crisi di Ceuta, con oltre 60mila clandestini che hanno preso d’assalto l’exclave spagnola, sembra essere la goccia che ha fatto traboccare il vaso. La maggior parte dei governi europei vuole un freno all’immigrazione, e l’Italia è apripista.
Alla riunione d’emergenza dei ministri degli Interni dei Paesi UE, Roma, rappresentata da Matteo Piantedosi, ha presentato una missiva co-firmata da altri 21 Paesi europei che punta a ottenere un cambio radicale delle politiche confinarie europee, soprattutto per quanto concerne rimpatri e relativi hub.
La gravità percepita è stata testimoniata anche dalla durata della riunione, oltre tre ore, durante la quale il capo del Viminale ha dichiarato che “se un Paese terzo rifiuta di cooperare sulla riammissione dei propri cittadini, l’Unione deve poter applicare forti condizionalità in ogni settore, utilizzando tutte le leve a disposizione”, ha detto il ministro dell’Interno.
“L’Italia lo ha chiesto formalmente”, ha continuando Piantedosi, ricordando che “Paesi come il Marocco, che pur non collaborando sul fronte dei rimpatri, godono di importanti vantaggi nei rapporti commerciali” con l’UE.
Si chiede quindi un cambio di paradigma, “non possiamo più permetterci che la diplomazia economica viaggi su un binario separato rispetto alla cooperazione in materia di sicurezza e migrazione“, tutt’altro, “è giusto utilizzare tutte le leve politiche ed economiche a nostra disposizione per ottenere una reale e misurabile collaborazione, rivalutando anche i partenariati strategici con l’UE alla luce dei livelli di collaborazione offerti”.
Si tratterebbe di un cambio di paradigma concreto, efficace e più che giustificato alla luce degli eventi di Ceuta.
La Spagna all’angolo
Il governo di Pedro Sanchez è arrivato alla riunione “chiuso a riccio” nella difesa delle sue politiche. Nei giorni scorsi Madrid aveva accusato l’Italia di utilizzare la crisi umanitaria ed eccezionale dell’exclave per sferrare un attacco politico strumentale contro la Spagna.
Nella riunione di oggi, Madrid ha difeso quindi la bontà della cooperazione diretta con i Paesi d’origine e di transito (come il Marocco), rivendicando l’efficacia dei respingimenti rapidi.
“Non ho compreso la chiusura di Schengen da parte dell’Italia”, ha dichiarato ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska in conferenza stampa, “mi è sembrata totalmente priva di necessità e proporzionalità”. Il ministro ha infatti reso noto che “non c’è stato alcun rischio di movimento secondario, avendo Ceuta un regime speciale. E la stessa Frontex ha riferito che lo spazio Schengen non è mai stato a rischio”.
Pare proprio che il governo Sanchez faccia finta di non voler comprendere la gravità degli eventi. 60mila persone, con l’ormai acclarata connivenza delle autorità marocchine, hanno inondato indisturbate un territorio europeo, diverse migliaia di loro, nonostante le chiacchiere del governo socialista, rimangono ancora a Ceuta. In altre parole, si decide il futuro del modello migratorio del continente.
La posizione della Commissione
La Commissione europea, così come tutti i leader europei, hanno espresso la loro piena solidarietà alla Spagna, anche perché, come evidenziato dal commissario Ue agli Affari interni, Magnus Brunner, “oltre 70.000 persone hanno attraversato il confine in poche ore, alimentate da reti criminali di contrabbando e anche dalla disinformazione sui social media“. In altre parole, “l’integrità del nostro confine esterno è stata messa a dura prova”.
Nella videochiamata dei ministri dell’Interno, come riferito in una nota del Consiglio UE, “è emersa una visione condivisa sulla necessità di continuare a combattere senza tregua il traffico di migranti, di potenziare i rimpatri, di rafforzare le frontiere dell’Ue, di instaurare partenariati solidi con i Paesi terzi e di migliorare la capacità di previsione”.
“I ministri”, continua il testo, “hanno sottolineato che la comunicazione dovrebbe essere più coordinata e più coerente, soprattutto per contrastare attori esterni malintenzionati impegnati nella manipolazione delle informazioni e nelle interferenze dall’estero”.
