Tucker Carlson ha detto addio al Partito repubblicano. “I sondaggi ora parlano chiaro. Non sosterrei il Partito repubblicano, non c’è alcuna possibilità”, ha detto, per poi aggiungere: “Non perché sostenga il Partito democratico. Non so cosa farò”. “Ho votato repubblicano per tutta la vita, ho lavorato a Fox News… Sono stato un difensore costante del Partito repubblicano per 35 anni, ma questo non si può difendere perché è immorale”, ha proseguito.
Un tempo strenuo alleato di Donald Trump, il giornalista ha rotto con l’attuale presidente americano a seguito della guerra in Iran, sostenendo che gli Stati Uniti si sarebbero fatti trascinare nel conflitto da Israele. A seguire Carlson nella sua decisione di abbandonare il Partito repubblicano è stata, alcune ore dopo, l’ex deputata Marjorie Taylor Greene: anche lei un tempo trumpista di ferro, ha rotto con l’attuale inquilino della Casa Bianca, l’anno scorso, su vari fronti (dalla politica mediorientale all’inflazione, passando per i file di Jeffrey Epstein).
Non è del resto un mistero che Carlson e la Greene rappresentino i capifila di quel pezzo di mondo politico-mediatico Maga che si è sentito tradito da Trump soprattutto a causa della guerra in Iran. Va detto che, almeno al momento, la base elettorale trumpista resta in gran parte fedele al presidente. Non è tuttavia escludibile che, soprattutto se la crisi iraniana non dovesse essere celermente risolta, possa registrarsi qualche frattura anche a questo livello.
E intanto c’è chi pensa che Carlson potrebbe nutrire delle ambizioni presidenziali. Lui, nei mesi scorsi, ha negato. Non solo. Già sei anni fa, circolavano voci sulla possibilità che potesse candidarsi alla Casa Bianca nel 2024: un’indiscrezione che non si è poi concretizzata. Anzi, quell’anno sostenne alacremente la candidatura di Trump e fu anche tra gli speaker della serata finale della Convention nazionale repubblicana di Milwaukee. Tuttavia, il suo addio al Partito repubblicano non è passato inosservato.
Il sito di scommesse Polymarket rileva che Carlson avrebbe al momento il 6% di chances di vincere lanomination presidenziale repubblicana: il che porrebbe il giornalista al terzo posto dietro a JD Vance (37%) e a Marco Rubio (21%). Certo, non si tratta di un sondaggio. Ma il dato è comunque significativo. Senza poi contrare che, in caso, Carlson, potrebbe candidarsi da indipendente. Uno scenario, quest’ultimo, che non lo porterebbe quasi certamente alla Casa Bianca ma che potrebbe consentirgli di succhiare voti preziosi ai principali contendenti in gara (soprattutto a quello repubblicano).
Stiamo ovviamente parlando di pure ipotesi. Carlson potrebbe anche riconciliarsi con Trump. Oppure potrebbe decidere di appoggiare Vance, con cui storicamente godeva di ottimi rapporti. Senza contare che, almeno a livello generale, il giornalista resta (relativamente) vicino al vicepresidente dal punto di vista politico. Chissà che quindi, alle primarie, Carlson non si schieri con l’attuale numero due della Casa Bianca. Come che sia, solo il tempo ci dirà quale sarà il reale impatto politico-elettorale del suo addio al Partito repubblicano.
