L’amministrazione Trump tira dritto contro l’estremismo di sinistra. Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha convocato giovedì a Washington una riunione con i rappresentanti di oltre 60 Paesi per discutere della minaccia posta dal terrorismo rosso. “La rinascita del terrorismo politico di estrema sinistra non è un fenomeno nuovo: si tratta di una vecchia minaccia che riemerge con forti legami transnazionali e nuove convergenze”, ha affermato, la settimana scorsa, il portavoce del Dipartimento di Stato americano, Tommy Pigott. “I nostri sforzi si concentrano sulle attività violente che rientrano nella definizione di terrorismo: assassinii, sequestri di persona, minacce violente contro strutture e forze dell’ordine statunitensi, nonché attacchi a infrastrutture critiche, personale militare e popolazione civile”, ha proseguito. Nonostante le critiche delle opposizioni, il governo Meloni ha deciso di partecipare al vertice. A confermarlo, è stato il capo della Farnesina, Antonio Tajani. In particolare, a rappresentare l’esecutivo italiano dovrebbe essere il sottosegretario all’Interno, Emanuele Prisco.
Il contrasto all’estremismo rosso è sempre stata una priorità dell’amministrazione Trump. A settembre, poco dopo l’assassinio di Charlie Kirk per mano di un radicale di sinistra, il presidente americano ha designato gli Antifa come organizzazione terroristica interna. Due mesi dopo, il Dipartimento di Stato americano ha, a sua volta, designato quattro gruppi estremisti europei come organizzazioni terroristiche internazionali. Era invece lo scorso maggio, quando il direttore del controterrorismo della Casa Bianca, Sebastian Gorka, ha pubblicato la nuova strategia statunitense per il controterrorismo. In quel documento, gli “estremisti di sinistra violenti, inclusi anarchici e antifascisti” venivano considerati una delle tre principali minacce terroristiche che gli Stati Uniti si stanno attualmente trovando ad affrontare, insieme ai narcotrafficanti e agli islamisti. “Stiamo collaborando con alleati e partner che condividono la nostra valutazione della minaccia rappresentata da cartelli, jihadisti ed estremisti di sinistra violenti. Stiamo coordinando operazioni antiterrorismo, condividendo informazioni utili e fornendo competenze specialistiche”, specificava la strategia, riferendosi al Vecchio Continente. Infine, il mese scorso, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha ottenuto la condanna di otto militanti Antifa che, a luglio 2025, avevano sparato e lanciato fuochi d’artificio contro una struttura dell’Ice in Texas.
Tutto questo mostra come, per l’amministrazione Trump, la minaccia dell’estremismo di sinistra sia una priorità non solo interna ma anche internazionale. È quindi in tal senso che va principalmente letto il vertice convocato da Rubio a Washington questa settimana. Tuttavia emerge anche una considerazione strategica più ampia. Certo, Washington è attualmente ai ferri corti con l’Europa sulle questioni inerenti alla Nato. Tuttavia, ciò non significa che gli Usa non vogliano cooperare con il Vecchio Continente su dossier specifici, come il contrasto all’estremismo rosso e quello all’immigrazione clandestina. Non è del resto un mistero che Rubio sia l’esponente dell’attuale amministrazione americana più incline a mantenere salde le relazioni transatlantiche. Chissà quindi che proprio dalla lotta al terrorismo rosso e da quella all’immigrazione incontrollata non possa passare il rilancio dei rapporti – attualmente non idilliaci – tra Palazzo Chigi e la Casa Bianca.
