Resta alta la tensione tra Stati Uniti e Iran. “Mille missili sono pronti al lancio e puntati contro la Repubblica islamica dell’Iran, e migliaia di altri seguiranno immediatamente, qualora il governo iraniano agisse in base alla sua minaccia, pronunciata in molti angoli del globo, di assassinare, o tentare di assassinare, l’attuale presidente degli Stati Uniti d’America, in questo caso, me!”, ha tuonato Donald Trump su Truth. “Gli ordini sono già stati impartiti e l’esercito statunitense è pronto, disposto e in grado, per un periodo di un anno, prorogabile, di decimare e distruggere completamente tutte le aree dell’Iran”, ha aggiunto.
Il post è arrivato dopo che, durante i funerali di Ali Khamenei, sono comparsi striscioni che inneggiavano all’uccisione di Trump. Lo stesso figlio dell’ayatollah defunto, Mojtaba, ha scritto che “la vendetta è un desiderio della nostra nazione e deve certamente essere compiuta”. “Promettiamo di vendicare il tuo sangue puro e il sangue di tutti i martiri di queste due guerre per mano di questi criminali e disonorevoli assassini”, ha proseguito, riferendosi al padre, ucciso a febbraio durante un raid israelo-americano. Non solo. Secondo l’intelligence israeliana, alcuni degli esponenti più oltranzisti del regime khomeinista potrebbero decidere di tentare l’assassinio del presidente americano.
Nel frattempo, il processo diplomatico tra Washington e Teheran resta appeso a un filo. Alcune ore fa, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, si è recato in Oman per discutere delle future modalità di transito di Hormuz. Secondo il giornalista di AxiosBarak Ravid, si starebbe affrontando, su proposta di Doha, la possibilità di dichiarare l’apertura della “corsia mediana” dello Stretto. In un primo momento, la Cbs aveva riferito che anche la delegazione americana si sarebbe recata in Oman. Tuttavia, la stessa testata, citando un funzionario qatariota, ha successivamente smentito la circostanza. Frattanto, una fonte ha fatto sapere all’agenzia iraniana Fars che i negoziati non riprenderanno fin quando gli Stati Uniti non avranno ritirato le proprie posizioni. “Qualora gli Stati Uniti continuassero a violare i propri obblighi previsti dal memorandum d’intesa, l’Iran non sarà più tenuto a rispettarli”, ha inoltre dichiarato l’ambasciatore iraniano presso le Nazioni Unite, Amir Saeid Iravani.
I mediatori regionali, nel frattempo, lavorano a una ricucitura. Poche ore fa, il ministro degli Esteri saudita, Faisal bin Farhan, ha parlato al telefono con l’omologo pakistano, Mohammad Ishaq Dar. Nell’occasione, i due hanno concordato sulla necessità di sostenere gli sforzi di mediazione tra Washington e Teheran. D’altronde, della questione iraniana aveva parlato, venerdì, anche Trump con il principe ereditario saudita, Mohammad bin Salman.
