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Rubio rassicura gli alleati Usa su Iran e Hormuz: Teheran apre alle ispezioni nucleari

Rubio rassicura gli alleati Usa su Iran e Hormuz: Teheran apre alle ispezioni nucleari
Marco Rubio (Ansa)

Rubio rassicura gli alleati mediorientali, mentre Teheran accusa la Nato. Tuttavia, al netto delle tensioni, il regime khomeinista sembra iniziare ad ammorbidire alcune delle sue posizioni negoziali

Mentre il processo diplomatico tra Washington e Teheran procede, Marco Rubio prova a rassicurare gli alleati mediorientali degli Stati Uniti. “Siamo aperti a una pace duratura e reale che non comprometta la sicurezza e la prosperità degli Stati Uniti o dei loro alleati”, ha dichiarato il segretario di Stato americano durante una riunione del Consiglio di Cooperazione del Golfo in Bahrein. “Le vie navigabili internazionali non appartengono a nessuna nazione o Stato. Questo è un principio fondamentale nel mondo di oggi, senza il quale il mondo sarebbe nel caos totale”, ha proseguito, respingendo le rivendicazioni iraniane su Hormuz. “Se accettassimo davvero che si possa chiedere un compenso per utilizzare una via navigabile internazionale solo perché si trova vicino al proprio spazio territoriale, allora questa pratica si diffonderebbe in tutto il mondo come un contagio”, ha aggiunto. I pasdaran, dal canto loro, hanno minacciato di prendere di mira quelle navi che abbiano intenzione di attraversare Hormuz, sfruttando rotte non approvate dal regime khomeinista. Al contempo, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha accusato la Nato di “complicità attiva” in quella che ha definito la “guerra illegale” di Stati Uniti e Israele contro la Repubblica islamica. Il riferimento è alla recente intervista in cui il segretario generale dell’Alleanza atlantica, Mark Rutte, ha detto che “alleato dopo alleato, hanno messo a disposizione le proprie basi per Epic Fury”.

Nel frattempo, al netto delle tensioni, l’Iran sembra aver iniziato ad ammorbidire parzialmente alcune delle sue posizioni negoziali. Innanzitutto, Teheran ha aperto alla possibilità di sottoporsi a delle ispezioni sul fronte del nucleare. Il viceministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, ha infatti detto che l’eventuale accesso di ispettori ai siti atomici della Repubblica islamica “sarà esaminato e risolto esclusivamente nell’ambito di un accordo definitivo” con gli Stati Uniti. Dal canto suo, il direttore dell’Aiea, Rafael Grossi, ha dichiarato che “le ispezioni avranno effettivamente luogo”. Nei giorni scorsi, Teheran aveva duramente negato che si sarebbero tenute delle ispezioni. Tutto questo, mentre, martedì, Donald Trump aveva affermato come, al netto delle smentite di facciata, la Repubblica islamica avesse in realtà acconsentito ai controlli dell’Aiea. Chiaramente bisognerà capire quali meccanismi d’ispezione verranno implementati. Tuttavia, per il presidente americano, si tratta di una questione di primaria importanza: uno dei problemi dell’accordo sul nucleare, firmato da Barack Obama nel 2015, risiedeva proprio nel fatto che l’Aiea non riuscisse ad avere accesso ai siti militari della Repubblica islamica.

Ma la questione del nucleare non è l’unica in cui sembra registrarsi un ammorbidimento del regime khomeinista. Lunedì, il presidente americano aveva sospeso temporaneamente le sanzioni a Teheran, sostenendo che la Repubblica islamica avrebbe usato il denaro sbloccato non per ricostituire le proprie forze militari ma per acquistare prodotti agricoli statunitensi. Il governatore della Banca Centrale iraniana, Abdolnaser Hemmati, aveva replicato, smentendo che ci fossero obblighi in tal senso. Eppure, ieri, lo stesso Hemmati, pur ribadendo l’assenza di vincoli formali, non ha escluso che Teheran possa usare i fondi, resi disponibili, per comprare beni agricoli americani, purché a prezzi competitivi. Per Trump si tratta di un punto significativo, soprattutto alla luce del fatto che gli agricoltori costituiscono un blocco elettorale fondamentale per il Partito repubblicano statunitense.

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