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Pakistan, Arabia Saudita e Turchia verso un patto di sicurezza: l’intesa che preoccupa Israele

Pakistan, Arabia Saudita e Turchia verso un patto di sicurezza: l’intesa che preoccupa Israele
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Pakistan, Arabia Saudita e Turchia si preparano a firmare un patto di sicurezza a Gedda. L’intesa suscita cautela negli Stati Uniti e preoccupazione in Israele

Continuano a rimescolarsi gli equilibri in Medio Oriente. Secondo l’Afp, Arabia Saudita, Pakistan e Turchia dovrebbero firmare oggi, a Gedda, un patto di difesa congiunto. A settembre dell’anno scorso, i governi di Riad e Islamabad avevano già sottoscritto un accordo di mutua assistenza in materia di sicurezza. Se confermato, il nuovo patto a tre risulterebbe assai significativo. La Turchia fa parte della Nato e possiede il secondo esercito più grande in seno all’Alleanza atlantica. Il Pakistan, dal canto suo, è attualmente l’unico Paese musulmano a detenere armi atomiche. L’Arabia Saudita, infine, gode di una notevole influenza all’interno sia dell’Opec che del Consiglio di Cooperazione del Golfo. Insomma, quello che starebbe per nascere è un blocco dal rilevante peso militare, economico e geopolitico.

Per gli Stati Uniti si tratterebbe di uno sviluppo in chiaroscuro. Da una parte, è senz’altro vero che questo patto potrebbe almeno parzialmente limitare l’influenza americana in Medio Oriente e in Asia Meridionale. Dall’altra parte, va comunque tenuto presente che, negli scorsi mesi, Donald Trump ha significativamente rafforzato i suoi legami tanto con il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, quanto con il capo delle Forze armate pakistane, Asim Munir. Più complesso appare invece il rapporto politico che intercorre tra l’inquilino della Casa Bianca e il principe ereditario saudita, Mohammad bin Salman. Washington e Riad hanno recentemente firmato un accordo per consentire al regno di sviluppare un programma nucleare a scopo civile. Tuttavia, se il presidente americano vuole subordinare l’intesa all’adesione dei sauditi ai Patti di Abramo, bin Salman ha fatto sapere che non ha intenzione di compiere un simile passo, a meno che non venga avviato un processo concreto volto a istituire uno Stato palestinese.

E qui veniamo al secondo punto. Il nuovo patto tra sauditi, pakistani e turchi risulterà probabilmente indigesto a Israele. I rapporti tra Benjamin Netanyahu ed Erdogan sono notoriamente pessimi. In secondo luogo, il governo israeliano e Riad si sono allontanati proprio a causa della questione palestinese. Senza trascurare che lo Stato ebraico vede come il fumo negli occhi la progressiva convergenza tra sauditi e turchi (soprattutto sul dossier siriano). Infine, Netanyahu non ha mai nutrito grande simpatia per il (pur traballante) processo diplomatico tra Washington e Teheran: un processo diplomatico in cui il governo di Islamabad sta svolgendo, come è noto, un ruolo di primo piano. Il nodo principale, per lo Stato ebraico, resta comunque la questione turca. Gerusalemme vede sempre di più Ankara come un rivale di primo piano. E teme che questo nuovo patto possa ulteriormente rafforzare l’influenza di Erdogan sullo scacchiere mediorientale.

Infine bisogna fare attenzione all’Iran. I rapporti di Turchia e Pakistan con la Repubblica islamica sono positivi. A prima vista, sembrerebbe quindi che il patto a tre possa indirettamente favorire Teheran. Tuttavia, va anche sottolineata la crescente tensione in corso tra Riad e il regime khomeinista, dopo che i pasdaran hanno convinto gli Huthi a decretare un embargo marittimo contro l’Arabia Saudita. Una situazione, questa, che ha visto Erdogan schierarsi con bin Salman. Non è quindi detto che il nuovo patto a tre sarà necessariamente salutato con favore dalle Guardie della rivoluzione iraniana. 

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