La Rubrica - Outside the Beltway: cronache e analisi di politica Usa
Sono primarie potenzialmente decisive quelle che il Partito democratico statunitense terrà in Michigan il 4 agosto, per stabilire quale sarà il suo prossimo candidato al seggio senatoriale dello Stato. La sfida è a due. Da una parte, c’è la deputata Haley Maria Stevens: una centrista appoggiata dalle alte sfere dell’Asinello (a partire dal leader della minoranza al Senato, Chuck Schumer). Dall’altra, si staglia invece Abdul El-Sayed: candidato ultra-progressista, che strizza l’occhio a Zohran Mamdani e che gode degli endorsement di Bernie Sanders e di Alexandria Ocasio-Cortez.
Il duello è significativo. Non sono pochi i candidati di estrema sinistra che, negli ultimi mesi, hanno vinto varie primarie parlamentari dem. Questa sfida è tuttavia particolarmente attenzionata, vista l’importanza politica che riveste il seggio senatoriale in Michigan attualmente in palio. Un seggio che i dem hanno assoluta necessità di mantenere, se vogliono avere chances concrete di riconquistare la camera alta a novembre.
A fine luglio, la media sondaggistica di Real Clear Politics dava El-Sayed in vantaggio di oltre dieci punti percentuali. È quindi probabile che sarà lui a vincere lo scontro elettorale di martedì. E il punto è proprio questo. Vari parlamentari dem temono che, se dovesse concretizzarsi, questo scenario metterebbe seriamente a rischio le possibilità dell’Asinello di difendere il seggio del Michigan alle elezioni di metà mandato del 3 novembre. Effettivamente, è tutto da dimostrare che le ricette politiche di El-Sayed saranno realmente apprezzate dalla working class del cosiddetto Wolverine State.
Ricordiamo che, nel 2024, Donald Trump è riuscito a espugnare questo Stato, facendo leva sul fatto che i colletti blu locali fossero spaventati da due fattori: l’impatto socioeconomico delle politiche green e i ribassi salariali di cui l’immigrazione illegale è foriera. Ebbene, nel suo programma, El-Sayed si dice favorevole ad avviare un “percorso verso il 100% di energia rinnovabile”. In secondo luogo, il candidato ha esplicitamente appoggiato l’idea di abolire l’Ice. Va detto che, sia in forza della sua fede islamica che delle sue aspre critiche a Israele, El-Sayed è ben posizionato per attrarre il cruciale voto della popolosa comunità arabo-americana del Michigan. Dall’altra parte, però, non è esattamente chiaro in che modo, le sue ricette politiche possano rivelarsi appetibili per i colletti blu dello Stato.
Non a caso, secondo un sondaggio condotto dal Glengariff Group a fine luglio, in un ipotetico scontro, il candidato repubblicano, Mike Rogers, vincerebbe su El-Sayed di dieci punti, mentre risulterebbe in parità con la Stevens. È anche per questo che, negli ultimi giorni, El-Sayed ha sottolineato di non essere un socialista, cercando di smarcarsi dalla figura di Mamdani. È tuttavia evidente come molte delle sue proposte politiche – dal green all’immigrazione, passando per la questione palestinese – siano fondamentalmente identiche a quelle del sindaco newyorchese. È quindi in tal senso che le primarie senatoriali dem in Michigan di martedì potrebbero rivelarsi uno spartiacque decisivo. L’Asinello dovrà scegliere quale strada imboccare. E capire se sarà davvero in grado di riconquistare il voto di quei colletti blu che, nel 2024, l’ala progressista del partito aveva spinto tra le braccia di Trump.
