Negli ultimi decenni, nel Regno Unito, giovani donne, ragazzine e persino bambine sono state adescate, stuprate e torturate da gang di uomini di origine straniera, quasi esclusivamente di fede musulmana.
Sono i risultati shock della “Rape Gang Inquiry”, un’inchiesta indipendente privata (non dunque governativa), promossa e pubblicata da Rupert Lowe, deputato britannico per il partito di destra Restore Britain.
Finanziata con donazioni private dei singoli cittadini (circa 600.000 sterline raccolte da oltre 20.000 persone), il rapporto di oltre 200 pagine ha raccolto testimonianze dirette di sopravvissute, whistleblower, genitori e professionisti.
Si tratta quindi di un’inchiesta professionale nel metodo, con audizioni registrate, supporto legale per evitare cause di diffamazione, e via dicendo; ma non è un’inchiesta giudiziaria ufficiale con poteri coercitivi.
Cosa dice la Gang Rape Inquiry
Il rapporto, pubblicato martedì 16 giugno, testimonia che per decenni in città come Rotherham, Rochdale, Telford, Oldham, Oxford e in decine e decine di città e paesi del Regno Unito, bande organizzate, prevalentemente di uomini immigrati musulmani, hanno sistematicamente adescato, trafficato, stuprato e torturato migliaia di ragazze vulnerabili.
Le vittime erano quasi esclusivamente bianche e britanniche, provenienti da famiglie problematiche, spesso minorenni tra gli 11 e i 16 anni di età. Le testimonianze sono innumerevoli.
Tra esse c’è il caso di “Sarah”: rapita a 15 anni, per dodici anni ha subito stupri ripetuti e somministrazioni forzate di benzodiazepine. L’aggressore inscenò un matrimonio islamico fittizio per legittimare gli abusi, e la donna fu costretta a otto aborti, uno al quinto mese di gravidanza.
Quando denunciò il rapimento, fu interrogata da un agente di polizia che spense il registratore e le intimò di ritirare l’accusa per “mancanza di prove”. Sarah scoprì poi che proprio quell’agente fu condannato per reati sessuali su minori, segno che anche chi doveva proteggerla era coinvolto negli abusi.
Analogo il caso di “Anna”, accolta in una casa famiglia di Bradford: abusata dai 13 anni, fu data in sposa secondo rito islamico a 15, con l’assistente sociale presente alla cerimonia. Il rapporto documenta inoltre le cosiddette “stanze rosse”, ambienti destinati a torture sistematiche, e il caso di una vittima marchiata dall’aggressore con l’iniziale del suo nome come segno di proprietà.
La preponderanza di uomini musulmani
La Gang Rape Inquiry evidenzia chiaramente la preponderanza di uomini asiatici musulmani quali carnefici delle vittime. Ma a tali conclusioni non è arrivato solo il rapporto di Lowe, che è pur sempre il capo di una compagine di destra e pertanto attaccabile dai benpensanti di sinistra.
Taj Hargey, imam musulmano fondatore e ricercatore presso l’Oxford Institute for British Islam, riconosce la natura prettamente “islamica” del fenomeno, lamentando una “subcultura islamica fondamentalista” promossa da imam formati in Pakistan o Arabia Saudita.
Questi imam insegnano disprezzo per le donne non musulmane (“kuffar”), viste come promiscue e meritevoli di punizione o sfruttamento. Le ragazze bianche, dunque, sono considerate “facile carne” proprio per la loro religione e razza.
Anche altre analisi indipendenti sono giunte alla stessa conclusione, come quella effettuata da Peter McLoughlin, che ha analizzato i casi arrivati in tribunale dal 1997 al 2018.
Ebbene, secondo questa analisi l’87% degli appartenenti a queste gang di adescatori/stupratori erano musulmani di origine straniera.
Le altre inchieste
Altre inchieste come quella di Lowe si erano già avute, in particolare il rapporto Jay del 2014, commissionato dal Consiglio di Rotherham e guidato da Alexis Jay.
Questo documento rivelò che almeno 1.400 bambine (principalmente bianche britanniche di 11-16 anni) erano state vittime di gang di adescatori-stupratori tra il 1997 e il 2013 nella sola Rotherham: stupri di gruppo, traffico di esseri umani, violenze estreme e minacce.
La polizia e i servizi sociali sapevano, ma non intervennero per paura di accuse di razzismo e per tutelare la “coesione comunitaria” con la comunità pakistana-musulmana.
Simili fallimenti emersero a Rochdale, Telford, Oxford e in altre città. Seguirono l’inchiesta Casey (2015) su Rotherham, l’IICSA (Independent Inquiry into Child Sexual Abuse, 2015-2022) guidata dalla stessa Jay a livello nazionale, e vari audit locali.
Queste inchieste confermarono un pattern sistemico: autori prevalentemente di origine pakistana, vittime ignorate, dati etnici omessi e whistleblower silenziati dalle autorità. Il motivo, era sempre lo stesso, evitare accuse di razzismo.
Il caso è però ormai nazionale. L’oggettiva grandezza e gravità del fenomeno ha infine portato ad un’inchiesta governativa, lanciata alla fine dello scorso anno.
L’Independent Inquiry into Grooming Gangs (inchiesta statutaria ufficiale) è ancora in corso nel 2026, presieduta dalla Baronessa Anne Longfield e con la consulenza della Baronessa Louise Casey.
I tentativi di insabbiamento
Proprio Louise Casey ci porta ad un altro fatto ormai conclamato, ovvero i tentativi di sminuire il fenomeno operati dall’attuale governo laburista.
Basti pensare alla stessa inchiesta di Casey. Inizialmente, infatti, il Primo ministro Keir Starmer si opponeva ad una nuova inchiesta sui fatti sopra descritti, definendola un “bandwagon della destra estrema”.
Affidò quindi lo scorso anno a Louise Casey un “rapido audit”, al termine del quale, però, Casey ha concluso che serviva un’inchiesta nazionale vera e propria.
Anche il sindaco di Londra, il laburista Sadiq Khan, è finito al centro della bufera. Lo scorso autunno, infatti, esattamente due giorni dopo l’annuncio della Scotland Yard di una revisione di 9.000 casi di abuso sessuale su minori, Khan ha dichiarato che i casi londinesi erano “molto più complessi” rispetto a quelli emersi nelle città del Nord.
Parallelamente, un’inchiesta di Daily Express e MyLondon ha sostenuto di aver trovato prove di un “insabbiamento”, basandosi su quattro diversi rapporti dell’Ispettorato di Polizia tra il 2016 e il 2025, i quali documentavano almeno sei potenziali vittime.
Lo Shadow Home Secretary Chris Philp ha accusato pubblicamente Khan di “facilitare un insabbiamento”, mentre Nigel Farage e il deputato Lee Anderson lo hanno accusato di aver girato lo sguardo altrove.
A febbraio 2026 la pressione è tornata a salire dopo che un’inchiesta della BBC ha rilevato che ragazze vulnerabili, anche di soli 14 anni, venivano adescate per essere sfruttate sessualmente da bande attive nella capitale, in evidente contraddizione con le precedenti rassicurazioni del sindaco.
Uno scandalo senza precedenti, con sempre più evidenti negligenze (se non addirittura responsabilità) da parte di polizia e politica, tutto in nome della follia “politically correct”.
