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L’inflazione non è l’unica incognita che incombe sulle Midterm

L’inflazione non è l’unica incognita che incombe sulle Midterm
Donald Trump (Ansa)

I repubblicani sono molto preoccupati per il carovita. La questione però, per quanto indubbiamente significativa, potrebbe non rivelarsi l’unico fattore rilevante in vista del voto

La Rubrica - Outside the Beltway: cronache e analisi di politica Usa

A meno di due mesi dalle elezioni di metà mandato, Donald Trump ha un problema: si chiama inflazione. Il dato, ad agosto, si è attestato al 3,4%. Al contempo, soprattutto a causa della guerra in Iran, il costo dell’energia resta alto. Il prezzo della benzina si mantiene oltre i quattro dollari al gallone, mentre quello del diesel ha raggiunto la soglia dei sei dollari. Simili numeri, a metà settembre, rappresentano un evidente grattacapo per il Partito repubblicano, soprattutto alla luce del fatto che le prossime elezioni, che si terranno il 3 novembre, saranno, almeno in parte, decise proprio dalla spinosa questione del carovita. Non a caso, i sondaggi manifestano uno stato di difficoltà per ilGrand Old Party: secondo la media di Real Clear Politics dedicata alle intenzioni di voto generiche per il Congresso, i democratici risulterebbe attualmente avanti di oltre sei punti percentuali.

Bisogna tuttavia fare attenzione alle conclusioni affrettate. Che l’inflazione rappresenti al momento la maggiore vulnerabilità per il Partito repubblicano, è fuor di dubbio. Al contempo, però, è forse utile dare un’occhiata alle Midterm del 2022. Ad agosto di quell’anno, l’inflazione, negli Stati Uniti, era all’8,3%. Quello stesso mese, il costo della benzina era a 3,72 dollari al gallone, mentre quello del diesel era a cinque dollari. Insomma, il dato dell’inflazione era molto più alto di oggi. Per quanto riguarda invece il costo del carburante, era di poco più basso. Alla fine, le Midtermdel 2022 si risolsero in un pareggio. I democratici, che detenevano all’epoca la Casa Bianca con Joe Biden, riuscirono a mantenere il controllo del Senato, mentre i repubblicani riconquistarono la Camera. Un aspetto interessante fu che l’“ondata rossa”, preconizzata all’epoca da vari sondaggi, alla fine, non si verificò. I repubblicani riuscirono infatti a riprendere il controllo della Camera appena d’un soffio.

Tutto questo per dire che il fattore economico, è, sì, decisivo. Ma che, da solo, non basta a determinare il risultato delle elezioni di metà mandato. Nel 2022, i democratici beneficiarono, per esempio, della mobilitazione di una parte di elettorato che non aveva gradito la sentenza di ribaltamento di Roe v Wade da parte della Corte Suprema. Dall’altra parte, però, l’Asinello deve fare oggi i conti con una rilevante incognita: quella dei candidati “socialisti”, che hanno vinto varie primarie parlamentari dem quest’estate. Ebbene, è tutto da dimostrare che, a novembre, queste figure si riveleranno attrattive per quei colletti blu che, un tempo saldamente democratici, hanno votato per i repubblicani nel 2024. La working class teme infatti le posizioni su green e immigrazione, che l’ala sinistra del Partito democratico sta portando avanti. Chissà che quindi, a novembre, questo fattore non finisca col giocare un ruolo speculare a quello della Corte Suprema quattro anni fa.

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