La missione del direttore della CIA John Ratcliffe a Mosca riporta al centro dell’attenzione il rischio di un’ulteriore escalation tra Russia e Occidente. Secondo quanto riferito dal Wall Street Journal, il viaggio, avvenuto senza preavviso e mantenuto inizialmente lontano dai riflettori, avrebbe avuto soprattutto uno scopo: mettere in guardia il Cremlino dalle conseguenze di qualsiasi iniziativa militare contro un Paese della NATO. La trasferta assume particolare rilievo perché rappresenta la prima visita pubblicamente nota di Ratcliffe nella capitale russa da quando guida l’intelligence americana. Alla base della missione ci sarebbero nuove valutazioni elaborate dagli apparati statunitensi sulla strategia di Vladimir Putin e sui possibili sviluppi del confronto con l’Occidente. Secondo il Wall Street Journal, a Washington si starebbe prendendo seriamente in considerazione uno scenario nel quale il presidente russo, nei prossimi anni, potrebbe decidere di mettere alla prova la capacità di reazione dell’Alleanza Atlantica attraverso un’azione circoscritta. Non necessariamente, dunque, un’offensiva militare su vasta scala. Le ipotesi prese in esame andrebbero da una pesante operazione informatica contro infrastrutture strategiche fino a una limitata incursione terrestre. Tra le aree considerate maggiormente vulnerabili figurerebbero soprattutto i Paesi baltici, membri della NATO e confinanti o geograficamente molto vicini alla Russia. Un’azione limitata avrebbe potenzialmente l’obiettivo di verificare fino a che punto gli alleati siano realmente disposti ad applicare il principio di difesa collettiva previsto dall’articolo 5 del Trattato Atlantico. A rendere più delicato il quadro contribuirebbe, secondo le valutazioni attribuite all’intelligence americana, anche la convinzione maturata a Mosca che gli Stati Uniti siano oggi più esposti rispetto al passato. Il Washington Post riferisce che Putin riterrebbe Washington indebolita dall’impegno militare contro l’Iran, circostanza che potrebbe modificare i calcoli strategici del Cremlino nei confronti degli alleati americani in Europa. C’è poi il problema delle munizioni Gli Stati Uniti hanno già intaccato le proprie riserve di alcuni sistemi d’arma attraverso le forniture inviate all’Ucraina dopo l’invasione russa del febbraio 2022. A questa pressione si sono successivamente aggiunti i consumi legati alla guerra contro l’Iran. La riduzione delle disponibilità occidentali di determinate munizioni considerate essenziali potrebbe quindi essere interpretata dal Cremlino come una temporanea finestra di vulnerabilità. È in questo scenario che Ratcliffe è arrivato a Mosca. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha confermato che il direttore della CIA ha incontrato rappresentanti dell’intelligence russa. Non si è invece svolto alcun faccia a faccia con Putin, anche se il presidente, secondo Peskov, è stato successivamente informato del contenuto dei colloqui. Tra gli interlocutori di Ratcliffe c’è stato il capo dell’intelligence estera russa Sergey Naryshkin. I contatti tra gli apparati di sicurezza delle due potenze non si sono infatti completamente interrotti nonostante la guerra in Ucraina e il progressivo deterioramento dei rapporti tra Mosca e Washington.
Trump è certo che Putin non attaccherà un territorio della NATO
Dalla Casa Bianca sono arrivate indicazioni molto più caute sull’effettivo significato della missione. Donald Trump ha cercato di ridimensionarne la portata, definendo il viaggio un impegno sostanzialmente ordinario. Intervistato dal conduttore radiofonico conservatore Glenn Beck, il presidente americano lo ha descritto come una missione «semi-di routine», spostando poi l’attenzione sui tentativi di arrivare a una conclusione della guerra in Ucraina. «Potrebbe venirne fuori qualcosa», ha affermato Trump, aggiungendo che Washington sta lavorando intensamente per mettere fine al conflitto e sostenendo che, a questo punto, entrambe le parti desidererebbero arrivare a una soluzione. Successivamente il presidente americano è stato ancora più netto. Parlando dalla Casa Bianca, Trump ha assicurato che «Putin non attaccherà un territorio della NATO», definendo inoltre «buoni» i colloqui avuti con il leader del Cremlino. Il presidente ha contestato anche la ricostruzione secondo la quale Ratcliffe sarebbe arrivato in Russia portando un preciso ultimatum americano. Ad Axios, Trump ha sostenuto che il capo della CIA non avrebbe consegnato alcun avvertimento di questo genere, descrivendo invece l’incontro con Naryshkin come un normale appuntamento di lavoro nell’ambito dei rapporti mantenuti tra i rispettivi servizi. La Casa Bianca non ha fornito ulteriori dettagli, rimandando alle dichiarazioni del presidente, mentre la CIA ha scelto di non commentare pubblicamente il contenuto degli incontri. La presenza di Ratcliffe a Mosca resta comunque significativa anche per il precedente storico. L’ultima visita conosciuta di un direttore della CIA nella capitale russa risaliva al novembre 2021, quando William Burns, allora alla guida dell’Agenzia durante l’amministrazione di Joe Biden, raggiunse Mosca per mettere in guardia Putin dalle conseguenze di un’invasione dell’Ucraina. Pochi mesi più tardi, il 24 febbraio 2022, le truppe russe avrebbero dato inizio all’offensiva. Ratcliffe è inoltre uno degli uomini più vicini a Trump sul fronte della sicurezza nazionale e non è il primo rappresentante dell’attuale amministrazione americana a recarsi nella capitale russa. Prima di lui Steve Witkoff, inviato del presidente nei negoziati sulla guerra in Ucraina, aveva effettuato diverse missioni per mantenere aperto il canale diplomatico con il Cremlino.
La visita del capo della CIA arriva mentre cresce la tensione tra Russia e Regno Unito.
Mosca ha infatti minacciato una risposta diretta contro obiettivi militari britannici qualora proseguissero gli attacchi ucraini sul territorio russo effettuati utilizzando armamenti forniti da Londra. L’avvertimento è arrivato dalla portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova, secondo la quale le eventuali rappresaglie non sarebbero necessariamente limitate al territorio ucraino. «Abbiamo ripetutamente avvertito che la risposta agli attacchi ucraini con l’uso di armi britanniche sul territorio della Russia potrebbe essere rappresentata da qualsiasi obiettivo militare e attrezzatura britannica in Ucraina e al di fuori di essa», ha dichiarato Zakharova. La portavoce ha inoltre invitato i cittadini britannici a valutare quelle che Mosca considera le possibili conseguenze della politica seguita dal governo di Londra. Secondo Zakharova, le decisioni britanniche rischierebbero di provocare un’ulteriore escalation del conflitto. Le dichiarazioni russe arrivano dopo il crescente impiego da parte di Kiev di sistemi britannici per colpire obiettivi in profondità nel territorio della Federazione. L’Ucraina ha già utilizzato i missili da crociera Storm Shadow e, più recentemente, anche droni di produzione britannica. Tra questi viene indicato il Nyan, realizzato da BAE Systems, insieme a un secondo modello la cui denominazione non è stata resa pubblica per ragioni di sicurezza. Secondo Bloomberg, proprio l’utilizzo di queste armi avrebbe spinto Mosca a prospettare apertamente la possibilità di prendere di mira installazioni militari britanniche. La minaccia, almeno nelle dichiarazioni russe, comprende quindi strutture e mezzi presenti non soltanto in Ucraina, ma potenzialmente anche altrove. Il quadro che emerge è quello di una fase estremamente delicata della guerra, ormai entrata nel suo quinto anno, nella quale Washington tenta di mantenere aperto il dialogo con Mosca mentre le intelligence occidentali continuano a valutare il rischio di un allargamento dello scontro. Da una parte Trump sostiene di non aspettarsi un’aggressione russa contro la NATO e ridimensiona il significato della missione di Ratcliffe. Dall’altra, le valutazioni attribuite agli apparati americani indicano che proprio l’eventualità di un’azione limitata contro un alleato occidentale viene considerata abbastanza seria da essere analizzata ai massimi livelli. A rendere ancora più pericoloso il momento sono infine le minacce russe contro gli interessi militari britannici. La combinazione tra guerra in Ucraina, crescente impiego di armi occidentali contro obiettivi situati in territorio russo e percezione di un indebolimento delle capacità militari americane dopo il conflitto con l’Iran aumenta il rischio di errori di calcolo. Ed è proprio impedire che una provocazione o un attacco circoscritto trasformino la guerra ucraina in un confronto diretto tra Russia e NATO uno dei nodi centrali che Washington sta cercando di affrontare.
