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Jeju, lo scandalo degli scomparsi si allarga: vivi registrati come morti, tra i casi anche minori

Jeju, lo scandalo degli scomparsi si allarga: vivi registrati come morti, tra i casi anche minori
epa13188153 Investigators examine the scene at a palm tree farm in the city of Jeju on South Korea’s largest island, 24 August 2026, where the presumed body of a missing woman, Jang Mi-ran, was found. The discovery of the 37-year-old Jang came amid an intensive search for the missing person launched belatedly due to a police officer there prematurely, if not illegally, closing the case, allegedly without confirming her safety. EPA/YONHAP SOUTH KOREA OUT

Si allarga lo scandalo degli scomparsi dell’isola sudcoreana: 25 nuovi fascicoli sospetti, persone vive registrate come morte e casi che coinvolgono anche minori

Nel sistema della polizia risultavano morti, anche se nella realtà erano vivi, erano stati ritrovati e, almeno nel momento in cui le rispettive segnalazioni erano state chiuse, stavano bene. È probabilmente questo il particolare più sconcertante emerso dalla revisione dei 298 fascicoli gestiti dall’agente Boo, il poliziotto di Jeju finito al centro dello scandalo delle persone scomparse dopo il ritrovamento dei corpi di due adulti le cui ricerche erano state interrotte sulla base di informazioni risultate false.

Quella che inizialmente poteva apparire come la condotta gravissima di un singolo agente in due episodi circoscritti ha assunto, nell’arco di pochi giorni, dimensioni molto più ampie. L’esame dell’attività svolta da Boo durante il periodo trascorso nella squadra scomparsi della stazione di polizia di Jeju West ha infatti portato gli investigatori a individuare altri 25 fascicoli considerati sospetti o gestiti impropriamente: dieci riguardano persone la cui posizione e sicurezza non sarebbero state adeguatamente verificate prima della chiusura della segnalazione, mentre negli altri quindici le persone erano state effettivamente rintracciate, ma nel sistema della polizia sarebbero state inserite informazioni non corrispondenti alla realtà, comprese causali riconducibili alla morte, per eliminarne le schede.

Sommando queste nuove anomalie ai due casi dai quali era partita l’inchiesta, sono quindi 27 i fascicoli problematici individuati tra i 298 esaminati. Nessuna delle 25 persone interessate dalle nuove verifiche è morta: la polizia ha confermato che sono state tutte rintracciate e risultano vive e al sicuro. È proprio questa circostanza, tuttavia, a rendere particolarmente grave ciò che sarebbe avvenuto all’interno del sistema informatico utilizzato per gestire le persone scomparse.

Persone vive cancellate dal sistema come se fossero morte

Secondo quanto ricostruito dalla polizia di Jeju, nei quindici casi più singolari la posizione della persona scomparsa era stata effettivamente accertata, in alcuni casi grazie agli agenti delle stazioni locali, e non esisteva quindi più la necessità di proseguire materialmente le ricerche. Il problema sarebbe sorto nel momento della chiusura della pratica, quando Boo avrebbe inserito nel sistema nazionale di profiling informazioni non corrispondenti alla realtà, utilizzando anche causali riferite alla morte per consentire la cancellazione del nominativo.

Tra le motivazioni false riportate nei fascicoli comparirebbero formule riconducibili alla morte in incidente stradale e alla morte non naturale. Persone che erano vive e che la stessa polizia aveva già rintracciato finivano così per avere una storia amministrativa che non corrispondeva a quanto era realmente accaduto.

La differenza non è puramente burocratica. Il sistema utilizzato per la gestione degli scomparsi permette agli investigatori di ricostruire le precedenti segnalazioni e può diventare particolarmente importante qualora una persona venga denunciata nuovamente come scomparsa. Eliminare o alterare una precedente pratica significa quindi rischiare di sottrarre agli agenti che dovessero occuparsi di una nuova ricerca informazioni potenzialmente rilevanti.

La polizia non considera ancora definitivamente accertata la responsabilità penale di Boo per tutti i 25 nuovi episodi. I fascicoli sono stati trasmessi agli investigatori perché vengano effettuati ulteriori accertamenti, mentre le responsabilità dell’agente dovranno essere stabilite nel procedimento giudiziario. Ciò che è stato accertato dall’audit è l’esistenza delle anomalie che hanno portato ad ampliare l’indagine.

Tra i fascicoli anche minori e persone vulnerabili

È il dettaglio emerso nelle ultime ore a rendere il quadro ancora più delicato. Tra le pratiche interessate dalle cancellazioni figurano infatti anche segnalazioni relative a persone appartenenti alle categorie tutelate dalla normativa coreana sulle persone scomparse, compresi minori e, secondo quanto riportato dalla stampa locale sulla base delle informazioni della polizia, studenti che si erano allontanati da casa.

Gli investigatori non hanno reso pubblico il numero esatto dei minorenni coinvolti né le loro età, sottolineando che l’esame di questi episodi è ancora in corso. È invece stato chiarito che le persone interessate dalle nuove verifiche risultano vive e che, nei quindici casi relativi alla cancellazione dal sistema, erano state effettivamente rintracciate prima che venissero inserite le informazioni contestate.

Il dato diventa ancora più significativo osservando la composizione dell’intero archivio passato nelle mani di Boo. Dei 298 fascicoli che l’agente aveva chiuso autonomamente, 157 riguardavano adulti, mentre 141, pari al 47,3 per cento, erano relativi alle categorie sottoposte a una particolare tutela dalla normativa coreana, nelle quali rientrano i minori di 18 anni e alcune persone vulnerabili, tra cui soggetti affetti da demenza o con determinate disabilità.

Quasi metà delle pratiche gestite dall’agente riguardava quindi persone per le quali la rapidità e l’accuratezza delle ricerche assumono un’importanza ancora maggiore. Non significa, naturalmente, che tutti questi 141 fascicoli presentino anomalie: la revisione non ha prodotto una conclusione di questo tipo. Il numero permette però di comprendere la delicatezza del ruolo ricoperto dall’agente e il motivo per cui le autorità hanno deciso di estendere le verifiche.

La spiegazione di Boo e il peso del lavoro

L’allargamento dell’indagine introduce anche nuovi interrogativi sulla spiegazione che Boo avrebbe fornito agli investigatori per giustificare le prime false chiusure. L’agente avrebbe raccontato di aver affrontato con eccessiva leggerezza alcune segnalazioni perché riguardavano adulti e di aver voluto evitare il carico di lavoro derivante dal mantenimento di un fascicolo aperto e dalla necessità di trasferirlo al turno successivo.

Cinque profiler chiamati ad analizzarne il comportamento avrebbero individuato tra i fattori principali la pressione lavorativa accumulata, un atteggiamento negligente e la tendenza a evitare responsabilità e ulteriore lavoro. Si tratta della ricostruzione elaborata dagli investigatori sulla base degli interrogatori e dell’analisi comportamentale, non di una conclusione giudiziaria definitiva.

La presenza, tra le nuove pratiche contestate, di casi relativi anche a minori rende però quella spiegazione insufficiente a descrivere da sola l’intero fenomeno emerso dalla revisione. Non dimostra che esistesse un movente diverso e sarebbe prematuro attribuirgliene uno, ma amplia inevitabilmente le domande alle quali l’indagine dovrà rispondere.

Lo scandalo iniziato con due persone trovate morte

L’inchiesta sull’agente Boo era cominciata dopo la scoperta di presunte falsificazioni nella gestione di due persone scomparse, entrambe successivamente trovate morte.

Uno dei casi riguarda Jang Mi-ran, 37 anni, scomparsa il 12 maggio dopo aver lasciato la struttura nella quale soggiornava nella zona di Hallim. Dopo la denuncia della scomparsa, Boo avrebbe comunicato di essere riuscito a parlare telefonicamente con la donna e che questa non volesse rivelare dove si trovava. Le successive verifiche sui dati telefonici non avrebbero però trovato traccia di quella conversazione.

Nel sistema di gestione degli scomparsi Jang sarebbe inoltre stata registrata utilizzando un’informazione relativa a un incidente stradale e successivamente eliminata dall’elenco delle persone da cercare. Il suo corpo è stato ritrovato il 24 agosto in una piantagione di palme situata a poche centinaia di metri dal luogo nel quale aveva soggiornato, 104 giorni dopo la sua scomparsa.

La causa della morte rimane un punto sul quale è necessario mantenere una distinzione netta tra ipotesi e fatti accertati. Il National Forensic Service non è riuscito a determinarla a causa dell’avanzato stato di decomposizione del corpo. Gli investigatori hanno effettuato accertamenti anche sull’ipotesi dell’impiccagione e hanno verificato che la dinamica considerata non fosse materialmente impossibile, ma la polizia ha precisato che ciò non consente di stabilire definitivamente che Jang si sia suicidata e che le verifiche proseguono mantenendo aperte diverse possibilità.

Pochi giorni prima del ritrovamento di Jang era stato rinvenuto morto anche un uomo sulla sessantina la cui segnalazione di scomparsa era stata affidata allo stesso agente. Anche in quel caso Boo avrebbe chiuso la pratica sostenendo di essere riuscito a contattare l’uomo, circostanza che le successive verifiche investigative non avrebbero confermato.

La successione dei due ritrovamenti ha spinto la polizia a non limitarsi ai singoli episodi e a riesaminare sistematicamente i fascicoli precedentemente gestiti dall’agente.

I 298 fascicoli e un’anomalia nei numeri

Il numero emerso da quella verifica era già sufficiente a mostrare quanto fosse esteso il perimetro del caso. Tra marzo 2025 e luglio 2026 erano state registrate a Jeju 1.048 segnalazioni relative ad adulti scomparsi e Boo aveva chiuso autonomamente 298 pratiche, una quantità equivalente al 28,44 per cento del totale.

Il dato non significa che quasi tre scomparse su dieci a Jeju siano state gestite irregolarmente e sarebbe scorretto interpretarlo in questo modo. Mostra invece la quantità di fascicoli passati nelle mani dell’agente e spiega perché, una volta emerse le prime falsificazioni contestate, la revisione della sua attività sia diventata una delle parti centrali dell’inchiesta.

L’esame ha ora individuato 25 ulteriori pratiche sulle quali sono necessari approfondimenti, portando a 27 il numero complessivo dei fascicoli problematici contando i due episodi originari. Dieci riguardano sospette chiusure senza un’adeguata verifica della persona, mentre negli altri quindici il ritrovamento sarebbe effettivamente avvenuto ma la successiva gestione informatica conterrebbe informazioni false.

L’indagine si allarga oltre i 298 casi

Boo è stato trasferito il 1° settembre alla procura di Jeju in stato di detenzione. Le contestazioni formulate nei suoi confronti comprendono l’abbandono dei doveri d’ufficio, la falsificazione e l’utilizzo di registrazioni elettroniche pubbliche e l’ostacolo all’esercizio delle funzioni pubbliche mediante inganno. Come per ogni procedimento ancora aperto, le responsabilità definitive dell’agente dovranno essere stabilite dalla magistratura.

La procura di Jeju ha costituito una squadra dedicata al caso, mentre la polizia ha deciso di non fermare le verifiche ai 298 dossier inizialmente esaminati. Prima di entrare nella squadra specializzata nelle persone scomparse, infatti, Boo aveva lavorato anche nella divisione investigativa fornendo supporto ad attività relative a casi di scomparsa. Gli investigatori intendono ora controllare anche le pratiche alle quali aveva lavorato durante quel periodo.

È probabilmente questo il punto nel quale la vicenda di Jeju smette definitivamente di riguardare soltanto la condotta contestata a un singolo poliziotto. Due persone le cui pratiche erano state chiuse sulla base di informazioni risultate false sono state trovate morte; la revisione successiva ha individuato altre 25 pratiche meritevoli di approfondimento; persone vive sarebbero state cancellate dal sistema utilizzando informazioni che le classificavano come morte e tra i fascicoli coinvolti figurano anche minori.

Resta allora una domanda che riguarda non soltanto Boo, ma il funzionamento dell’intera catena di controllo: come sia stato possibile che pratiche contenenti informazioni di questo tipo venissero chiuse senza che nessuno, prima del ritrovamento dei due corpi, si accorgesse che qualcosa non tornava.

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