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Iran, incertezza sulla prossima mossa di Trump: tutte le possibili strategie

Iran, incertezza sulla prossima mossa di Trump: tutte le possibili strategie

Trump oscilla tra dialogo e pressione militare sull’Iran, mentre il regime khomeinista è internamente spaccato

Resta piuttosto ingarbugliata la situazione della crisi iraniana. Secondo il Wall Street Journal, «Trump ha detto ai suoi collaboratori di essere disposto a porre fine alla campagna militare statunitense contro l’Iran anche se lo Stretto di Hormuz dovesse rimanere in gran parte chiuso». In particolare, la testata ha riferito che il presidente americano riterrebbe che una missione militare per aprire lo Stretto rischierebbe di prolungare eccessivamente il conflitto.

Eppure, ieri, Trump aveva esplicitamente minacciato di colpire le infrastrutture energetiche e gli impianti di desalinizzazione, qualora Teheran si fosse rifiutata di portare avanti dei colloqui e di raggiungere un accordo. Sempre ieri, la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, aveva affermato che le trattative starebbero «procedendo bene», mentre lo stesso Trump aveva confermato che l’interlocutore di Washington sarebbe il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf. È possibile che queste oscillazioni siano il risultato di una dialettica interna. Se il senatore repubblicano Lindsey Graham sta esortando Trump a mantenere alta la pressione militare, JD Vance e Marco Rubio sembrano sempre meno propensi a inviare truppe sul terreno.

Dall’altra parte, il regime khomeinista è internamente spaccato. Il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Esmaeil Baghaei, ha definito ieri le proposte della Casa Bianca come «irrealistiche, illogiche ed eccessive». Tuttavia, dalla Repubblica islamica non è ancora arrivata una risposta ufficiale al piano di pace presentato dagli Stati Uniti. Il governo iraniano è del resto diviso tra un’ala che auspica il dialogo con Washington e un’altra che, gravitante attorno ai pasdaran, vuole mantenere la linea dura. D’altronde, secondo il New York Times, la decapitazione del regime khomeinista da parte degli Stati Uniti e di Israele ne ha «complicato la capacità di prendere decisioni e coordinare attacchi di rappresaglia su larga scala». Ed è proprio su queste spaccature interne che la Casa Bianca spera di far leva per isolare i pasdaran. Quei pasdaran che vedono nel blocco di Hormuz la possibilità di mantenere alto il prezzo del greggio e di mettere così in difficoltà Trump in vista delle elezioni di metà mandato del prossimo novembre.

Il presidente americano non può permettersi la benzina alle stelle. E deve anche fare attenzione al peso economico della guerra. È probabilmente in quest’ottica che, ieri, la Casa Bianca ha fatto sapere di essere intenzionata a chiedere ai Paesi arabi di contribuire a coprire i costi del conflitto in corso. Insomma, l’incertezza, almeno per ora, aumenta. E, se la situazione diplomatica non dovesse sbloccarsi, lo scenario più probabile è che i due contendenti continuino a mettersi reciprocamente sotto pressione in una vera e propria guerra di nervi.

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