Emmanuel Macron è nuovamente ai ferri corti con gli Stati Uniti. Il presidente francese ha infatti rifiutato l’invito, avanzato da Donald Trump, a entrare nel Board of Peace che supervisionerà la situazione politica a Gaza. Secondo Parigi, quell’organo finirebbe con indebolire il ruolo e l’autorità delle Nazioni Unite. L’inquilino della Casa Bianca, neanche a dirlo, non ha preso troppo bene la decisione dell’Eliseo. “Beh, nessuno lo vuole perché lascerà l’incarico molto presto”, ha dichiarato Trump, riferendosi a Macron. “Applicherò un dazio del 200% sui suoi vini e champagne e lui si unirà, ma non è obbligato a farlo”, ha aggiunto. “Abbiamo preso atto delle dichiarazioni del signor Trump su vini e champagne. Come abbiamo sempre sottolineato, le minacce tariffarie per influenzare la nostra politica estera sono inaccettabili e inefficaci”, ha replicato Parigi.
Insomma, la tensione tra Stati Uniti e Francia è tornata a salire. Non è del resto la prima volta che Macron cerca di intestarsi il ruolo di anti-Trump. L’anno scorso, durante i negoziati commerciali tra Washington e Bruxelles, l’inquilino dell’Eliseo spinse per la linea dura contro la Casa Bianca, irritando così Italia e Germania, che si attestarono invece su posizioni maggiormente dialoganti. Sempre l’anno scorso, Macron ha rotto con l’amministrazione Trump anche in Medio Oriente, riconoscendo lo Stato palestinese. Non va poi trascurato che, al di là di alcune dichiarazioni di facciata, il presidente francese non abbia mai apprezzato le iniziative diplomatiche dell’omologo americano in Ucraina. Basti pensare che, a dicembre, si recò in Cina, cercando di convincere Xi Jinping a svolgere un ruolo politico-diplomatico nella crisi ucraina. Non dimentichiamo d’altronde che, soprattutto a partire dal 2023, Macron ha notevolmente rafforzato i legami di Parigi con Pechino: un elemento, questo, che ha irritato (e irrita ancora) Washington.
Non è del resto un mistero che l’inquilino dell’Eliseo punti a indebolire le relazioni transatlantiche per cercare di rilanciare il ruolo politico ed economico della Francia in seno all’Ue. Il problema, per lui, è che il suo Paese è ormai un conclamato gigante dai piedi di argilla. Preda dell’instabilità politica interna e di rilevanti problemi socioeconomici, l’Esagono, negli ultimi anni, ha visto anche drasticamente ridurre la propria influenza geopolitica sul Sahel. A questo si aggiunga che, come sottolineato da Politico, i rapporti tra Macron e Friedrich Merz sono tutt’altro che idilliaci. L’asse franco-tedesco si sta quindi indebolendo internamente e questa situazione rende ancora più vulnerabile Parigi nei suoi bracci di ferro con Washington. Tra l’altro, come già accennato, uno dei principali punti di attrito tra il presidente francese e l’attuale cancelliere tedesco riguarda proprio le relazioni transatlantiche. Merz non è affatto un fautore della linea dura di Macron. Ed è per questo che, su vari dossier, negli scorsi mesi si è avvicinato alle posizioni di Giorgia Meloni in funzione antifrancese. Anche sulla questione della Groenlandia, il cancelliere tedesco ha assunto toni meno battaglieri, rispetto all’Eliseo, nei confronti di Trump. Insomma, al netto dell’iperattivismo, la stella di Macron si sta facendo sempre più declinante.
