L’escalation militare in Medio Oriente si allarga: Israele colpisce Teheran e le roccaforti di Hezbollah a Beirut, mentre Iran lancia missili e droni verso i Paesi del Golfo. Stati Uniti rivendicano la distruzione di gran parte delle capacità missilistiche di Teheran e preparano un’intensificazione dei raid. Il conflitto tra Iran, Israele e Stati Uniti continua ad allargarsi coinvolgendo un numero crescente di Paesi del Medio Oriente e saturando lo spazio aereo del Golfo con missili e droni. Nelle ultime ore, mentre Washington e Gerusalemme sostengono di aver ridotto significativamente la capacità offensiva iraniana, Teheran prosegue con attacchi che stanno colpendo diversi Stati della regione. Secondo il Pentagono, il volume dei lanci iraniani sarebbe drasticamente diminuito rispetto alle prime fasi del conflitto. I missili balistici impiegati da Teheran sarebbero calati di circa il 90% rispetto al primo giorno di guerra, mentre gli attacchi con droni avrebbero registrato una riduzione dell’83%. Stati Uniti e Israele affermano di aver distrutto una parte consistente delle infrastrutture di lancio iraniane, riducendo sensibilmente la capacità di Teheran di organizzare bombardamenti su larga scala. Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che gli attacchi hanno colpito duramente l’apparato militare iraniano. «Non appena lanciano un missile, nel giro di quattro minuti il lanciatore viene neutralizzato», ha affermato, sostenendo che circa il 60% dei missili e il 64% dei sistemi di lancio iraniani sarebbero stati distrutti. Trump ha anche escluso l’ipotesi di un’invasione terrestre, definendola «una perdita di tempo», ma ha ribadito che l’obiettivo degli Stati Uniti è impedire all’Iran di ricostruire nel tempo la propria struttura di comando.
Washington prepara nuovi raid e guarda al futuro politico dell’Iran
In una conversazione telefonica con NBC News, il presidente americano ha inoltre spiegato che Washington sta osservando alcune possibili figure che potrebbero guidare il Paese in futuro. «Vogliamo che abbiano un buon leader», ha detto, aggiungendo che alcune personalità considerate idonee sono già sotto osservazione per garantire la loro sicurezza durante la guerra. Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha sottolineato che la decisione del Regno Unito di consentire agli Stati Uniti l’utilizzo delle proprie basi militari — comprese quelle situate sull’isola di Diego Garcia nell’Oceano Indiano — ha permesso di rafforzare la pressione militare su Teheran. L’impiego di un numero maggiore di velivoli e l’accesso a ulteriori installazioni militari, ha spiegato, consentiranno di intensificare ulteriormente gli attacchi contro obiettivi iraniani. Nonostante i danni subiti, l’Iran continua però a reagire. In meno di una settimana, la risposta militare di Teheran ha coinvolto almeno undici Paesi della regione, ampliando il teatro della guerra e aumentando l’instabilità economica e politica a livello internazionale.
Raid su Teheran e bombardamenti a Beirut
Venerdì mattina l’esercito israeliano ha annunciato l’avvio di una nuova ondata di bombardamenti sulla capitale iraniana, Teheran. Secondo le Forze di difesa israeliane, i raid hanno preso di mira «infrastrutture del regime iraniano». I media statali di Teheran hanno invece parlato di un’offensiva «americano-israeliana», riferendo di diverse esplosioni registrate in vari quartieri della città. Contemporaneamente, durante la notte, l’aviazione israeliana ha colpito anche la periferia meridionale di Beirut, in particolare il quartiere di Dahiyeh, considerato una delle principali roccaforti di Hezbollah. Secondo quanto comunicato dall’esercito israeliano su X, gli attacchi avrebbero centrato centri di comando e una decina di edifici utilizzati dal movimento sciita libanese. Tra gli obiettivi figurerebbero il quartier generale del Consiglio esecutivo dell’organizzazione, responsabile della gestione operativa del gruppo, e un deposito impiegato per il lancio di droni. Residenti della capitale libanese hanno parlato di uno dei bombardamenti più intensi dall’inizio della guerra, con numerose esplosioni registrate nella periferia sud della città.
Missili e droni sul Golfo
Nel frattempo, diversi Paesi del Golfo hanno attivato i propri sistemi di difesa aerea per intercettare missili e velivoli senza pilota. L’Arabia Saudita ha dichiarato di aver abbattuto tre missili balistici diretti verso la base aerea Prince Sultan, dove è presente personale militare statunitense. Il ministero della Difesa saudita ha inoltre riferito dell’intercettazione di un drone nella regione orientale del Paese e della neutralizzazione di un missile da crociera e di un altro drone a est del governatorato di Al-Kharj. Altri tre droni sarebbero stati distrutti a est dell’area di Riyadh. Anche il Kuwait ha segnalato un’intensa attività dei sistemi di difesa. Secondo l’agenzia statale Kuwait News Agency, dall’inizio dell’escalation l’esercito ha intercettato 212 missili balistici e 394 droni. Il dato evidenzia il volume impressionante di armamenti che nelle ultime settimane ha attraversato lo spazio aereo del Golfo nel contesto dello scontro tra Iran da una parte e Stati Uniti e Israele dall’altra. Le autorità kuwaitiane non hanno però specificato quanti ordigni siano riusciti a superare le difese. Attacchi iraniani hanno colpito anche il Bahrain. Il ministero dell’Interno del regno ha riferito che un hotel e due edifici residenziali sono stati presi di mira, senza provocare vittime. La protezione civile è intervenuta per domare un incendio divampato in una delle strutture colpite.
Il conflitto si allarga fino al Caucaso
La crisi ha coinvolto anche il Caucaso. Il presidente dell’Azerbaijan, Ilham Aliyev, ha denunciato con parole durissime Teheran dopo un attacco contro l’exclave azera di Nakhchivan. Il capo dello Stato ha raccontato che poche ore prima dell’attacco un alto funzionario iraniano aveva contattato Baku per chiedere assistenza. «Questa mattina ho saputo che il vice ministro degli Esteri iraniano ha chiamato chiedendo l’aiuto dell’Azerbaigian per evacuare il personale dell’ambasciata iraniana rimasto in Libano, poiché non avevano la capacità di farlo», ha dichiarato Aliyev. «Ho immediatamente ordinato di fornire assistenza e di inviare un aereo. Hanno persino detto che erano disposti a pagare, ma ho risposto che non era necessario». Il presidente azero ha poi accusato direttamente Teheran per l’attacco subito dall’exclave. «In cambio di tutto ciò è arrivato l’attacco a Nakhchivan in modo sporco, codardo e non virile. Questa macchia non sarà mai cancellata dalle loro facce sporche e brutte», ha affermato. La tensione diplomatica resta altissima. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che Teheran è pronta a fronteggiare anche un’eventuale invasione terrestre da parte delle forze americane e israeliane. Parallelamente, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha avvertito che l’Europa «pagherà il prezzo del suo silenzio», segnale di come il conflitto stia assumendo una dimensione geopolitica sempre più ampia.
