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Droni al servizio del narcotraffico: venti chili di droga attraverso lo Stretto di Gibilterra

Droni al servizio del narcotraffico: venti chili di droga attraverso lo Stretto di Gibilterra

Droni ad alta velocità capaci di trasportare fino a venti chili di hashish attraversano lo Stretto di Gibilterra dal Marocco alla Spagna. La Polizia nazionale smantella una rete che utilizzava velivoli senza pilota per alimentare il traffico di droga diretto verso la Francia.

Le organizzazioni criminali hanno trovato un nuovo sistema per trasportare la droga dal Marocco alla Spagna: droni capaci di attraversare lo Stretto di Gibilterra in pochi minuti. Questi velivoli possono caricare quantità inferiori rispetto alle imbarcazioni, ma permettono consegne più rapide, discrete e sicure, riducendo soprattutto l’esposizione dei trafficanti ai controlli delle forze dell’ordine. Una modalità che conferma la capacità delle reti criminali di adattarsi alle nuove tecnologie e di modificare rapidamente le proprie strategie operative. La Polizia nazionale spagnola ha recentemente sequestrato un drone ad ala fissa in grado di trasportare circa venti chili di hashish. L’apparecchio poteva superare i 100 chilometri orari ed era dotato di quattro rotori, radiocomandi a lunga portata e un vano in fibra di carbonio. Un sistema azionato da un servomotore consentiva inoltre di sganciare il carico durante il volo. Una caratteristica particolarmente utile per i trafficanti, perché permetteva di effettuare la consegna senza necessariamente far atterrare il velivolo nel luogo in cui la droga doveva essere recuperata.

Come scrive El País, l’indagine dell’Unità antidroga e criminalità organizzata di Algeciras, città nella provincia di Cadice, nella comunità autonoma dell’Andalusia, è cominciata nel 2025. Gli investigatori avevano scoperto che alcuni trafficanti introducevano stupefacenti in Spagna servendosi di mezzi aerei senza equipaggio. Il drone utilizzato dalla banda non aveva targhette identificative né altri elementi che permettessero di risalire alla sua provenienza. Un accorgimento che, secondo gli investigatori, rendeva più complicato individuare proprietari, fornitori e persone coinvolte nell’acquisto dell’apparecchio. Nel corso dell’inchiesta sono emersi i diversi ruoli all’interno dell’organizzazione. Alcuni membri si occupavano della sorveglianza e della custodia della droga, mentre altri pianificavano il trasferimento degli stupefacenti verso il nord della Spagna. La merce veniva trasportata anche su automobili dotate di doppi fondi, dirette soprattutto a Vitoria, dove la rete poteva contare su persone di fiducia. Il sistema combinava quindi metodi tradizionali e nuove tecnologie: una volta superato lo Stretto attraverso il drone, la droga veniva inserita nella rete logistica terrestre e trasferita verso altre regioni.

Il 12 maggio uno dei componenti della banda è stato arrestato a Malpartida de Plasencia, mentre viaggiava verso la provincia di Álava. Nel vano nascosto della sua automobile sono stati trovati 19,9 chili di hashish e 1,4 chili di cocaina. Per quel viaggio avrebbe ricevuto 2.500 euro. Dalle conversazioni intercettate è inoltre emerso che l’organizzazione disponeva dei veloci gommoni normalmente impiegati per il narcotraffico. I suoi membri entravano periodicamente in Marocco attraverso il valico del Tarajal, alla frontiera con Ceuta. La disponibilità contemporanea di gommoni, automobili modificate e droni dimostra la flessibilità operativa della rete. Il ricorso ai velivoli senza pilota non avrebbe quindi sostituito completamente le tradizionali rotte marittime, ma rappresentava un’alternativa da utilizzare a seconda delle necessità e del livello dei controlli. I droni presentano inoltre un vantaggio evidente per le organizzazioni criminali: in caso di intercettazione del mezzo, non vi sono conducenti o equipaggi da arrestare immediatamente. Il rischio umano per la banda viene così drasticamente ridotto a zero. La destinazione finale della droga non erano i Paesi Baschi, ma la Francia, dove la vendita dell’hashish avrebbe garantito guadagni maggiori. Il territorio spagnolo rappresentava dunque soprattutto una piattaforma di transito all’interno di una rete capace di operare su più Paesi. Dopo l’ingresso dalla costa meridionale, gli stupefacenti venivano trasferiti per centinaia di chilometri verso nord prima di oltrepassare nuovamente una frontiera.

Per evitare il sequestro, il drone veniva spostato frequentemente a bordo di un furgone. Per un certo periodo era stato nascosto anche in un ripostiglio a Puerto Banús, nei pressi di Marbella. La possibilità di smontare, trasportare e occultare apparecchi di questo tipo rappresenta un’ulteriore difficoltà per le forze di sicurezza, chiamate a individuare strumenti che, lontano dal momento del volo, possono essere nascosti in normali garage, magazzini o veicoli. Alla fine di maggio, la Polizia nazionale ha avviato un’operazione per smantellare la rete criminale. Il velivolo è stato trovato nel garage di uno degli arrestati ad Algeciras. Uno degli indagati è riuscito a fuggire, ma nella sua abitazione sono state recuperate batterie compatibili con quelle del drone. Le autorità hanno emesso nei suoi confronti un mandato di arresto internazionale per associazione criminale e reati contro la salute pubblica. L’inchiesta mostra come le organizzazioni del narcotraffico stiano adottando tecnologie sempre più sofisticate. Il fenomeno pone alle autorità spagnole una nuova sfida: controllare non soltanto le rotte marittime e terrestri, ma anche lo spazio aereo a bassa quota lungo uno dei confini più sensibili d’Europa. Grazie ai droni, infatti, un carico di droga può raggiungere la Spagna dal Marocco in meno di un’ora, evitando parte dei controlli che negli ultimi anni hanno reso più rischioso il trasporto attraverso imbarcazioni. La quantità trasportata in ogni singolo viaggio è più contenuta, ma la velocità, la possibilità di effettuare numerosi voli e la minore esposizione degli uomini dell’organizzazione possono compensare ampiamente questo limite. È il segnale di una trasformazione del narcotraffico nello Stretto di Gibilterra, dove alla tradizionale sfida tra motoscafi dei trafficanti e mezzi delle forze dell’ordine si sta aggiungendo una nuova frontiera tecnologica.

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