Cresce la preoccupazione dopo che, mercoledì, un drone ha causato un’esplosione nel porto egiziano di Damietta, provocando un incendio su due navi adibite allo stoccaggio di gas naturale (di cui una statunitense). “Dopo che l’incendio che ha interessato due imbarcazioni nel porto di Damietta il 29 luglio 2026 è stato domato, le indagini preliminari delle autorità competenti hanno stabilito che l’incidente è stato causato da un drone”, ha annunciato, poche ore fa, il governo egiziano.
Secondo il New York Times, due fonti iraniane hanno riferito che “l’esplosione è stata un attacco con droni, progettato per dimostrare che il trasporto marittimo globale e le forniture energetiche potrebbero subire interruzioni più gravi se l’Iran decidesse di intensificare le ostilità”. Le due fonti, ha precisato la testata, “non hanno specificato se l’attacco fosse stato lanciato dall’Iran o da una milizia alleata dell’Iran nella regione, né da dove fosse partito”. Lo stesso Donald Trump ha reso noto di essere stato aggiornato su quanto accaduto a Damietta. Per ora, rivendicazioni ufficiali non si sono avute. Tuttavia, quanto riferito dal New York Times lascia chiaramente intendere che l’attacco possa essere stato attuato da Teheran o da qualcuno dei suoi proxy. Va da sé che, se ciò dovesse essere confermato, rappresenterebbe un ulteriore allargamento del conflitto iraniano.
L’ombra di Teheran sul Mediterraneo e la crisi delle rotte energetiche
Non dimentichiamo che, nelle ultime settimane, si era già aperto un nuovo fronte, dopo che, su input dei pasdaran, gli Huthi avevano decretato un blocco navale ai danni dell’Arabia Saudita, puntando alla chiusura di Bab el-Mandeb, oltre che ad aumentare la tensione nei pressi di Suez. Riad aveva a sua volta reagito colpendo postazioni militari degli stessi Huthi nello Yemen e, successivamente, conducendo attacchi, insieme agli Stati Uniti, contro miliziani iracheni filoiraniani, accusati di aver effettuato operazioni militari ai danni di alcuni impianti petroliferi sauditi.
Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno portato a termine una ritorsione nei confronti del recente attacco dei pasdaran contro le truppe americane in Giordania. Centcom ha infatti reso noto di aver completato “con successo una serie di attacchi su vasta scala contro l’Iran in risposta ai tentativi di attacco missilistico del giorno precedente contro le forze statunitensi”. La settimana scorsa, Donald Trump aveva sospeso i bombardamenti, cercando di rilanciare la diplomazia. Tuttavia, i pasdaran, da sempre fautori della linea dura con Washington, hanno effettuato l’attacco in Giordania, marginalizzando così quanti nel regime khomeinista – a partire dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian – auspicherebbero un accordo con gli Usa per alleggerire la pressione economica a cui è sottoposta la Repubblica islamica.
Le scelte della Casa Bianca e l’ipotesi dei raid ad alta intensità
Bisognerà adesso capire se Donald Trump si limiterà a questa ritorsione oppure se deciderà di seguire la linea di Benjamin Netanyahu, il quale, durante l’incontro alla Casa Bianca di martedì, aveva prospettato al presidente statunitense la possibilità di attuare una campagna di bombardamenti intensificati contro il regime khomeinista.
