La tassa sui piccoli pacchi provenienti da Paesi extra Unione europea slitta di qualche mese, ma rischia di raddoppiare per i consumatori italiani. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha rinviato al 30 giugno 2026 l’entrata in vigore del contributo da 2 euro sulle spedizioni di valore inferiore a 150 euro.
Una misura, che l’Italia aveva introdotto in anticipo rispetto alla futura tassa europea da 3 euro sui piccoli pacchi extra-Ue, prevista dal 1 luglio 2026. Ed è proprio questo il nodo: se le due imposte dovessero sommarsi, il costo complessivo potrebbe arrivare fino a 5 euro per spedizione, con un aumento sensibile per chi acquista online da piattaforme internazionali.
Perché la tassa sui piccoli pacchi è stata rinviata
La misura italiana era stata introdotta con la Legge di Bilancio 2026 e prevedeva un contributo di 2 euro per tutte le spedizioni di valore inferiore a 150 euro provenienti da Paesi extra-Ue.
L’obiettivo era duplice: da un lato coprire i costi amministrativi delle operazioni doganali, dall’altro ridurre il vantaggio competitivo delle piattaforme di eCommerce low cost, spesso provenienti dalla Cina, come Temu e Shein.
Il Ministero dell’Economia ha però annunciato il rinvio dell’applicazione al 30 giugno. La motivazione ufficiale è tecnica: serve più tempo per consentire l’adeguamento dei sistemi informatici dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che dovranno gestire il nuovo contributo sulle spedizioni internazionali.
Il rischio di una doppia tassa: fino a 5 euro per pacco
Il rinvio della cosiddetta “misura anti-Temu e anti-Shein” ha però anche un effetto politico ed economico rilevante: sposta l’entrata in vigore della tassa italiana proprio a ridosso della nuova imposta europea prevista per luglio 2026.
Dal 1 luglio, infatti, l’Unione europea introdurrà una tassa di 3 euro sui piccoli pacchi provenienti da Paesi extra-Ue. Se il contributo italiano da 2 euro restasse in vigore senza modifiche, il risultato sarebbe una tassazione complessiva di 5 euro per spedizione.
Il Codacons ha già chiesto chiarimenti al governo. Secondo l’associazione dei consumatori, il rischio, se la tassa italiana non sarà assorbita da quella europea, è una nuova stangata per gli acquirenti online, soprattutto per chi compra prodotti a basso costo su piattaforme internazionali.
C’è inoltre un ulteriore elemento da considerare: la tassa europea si applicherà per categoria merceologica contenuta nel pacco. Questo significa che una spedizione con prodotti diversi potrebbe essere tassata più volte.
Per fare un esempio: se un pacco contiene capi di abbigliamento appartenenti a categorie differenti, l’imposta potrebbe essere applicata a ognuna di esse, facendo crescere ulteriormente il costo finale dell’ordine.
