Una pensione più bassa del previsto, una voce di trattenuta che non si ricorda di aver mai autorizzato e una scadenza che, cadendo nel pieno dell’estate, rischia facilmente di passare inosservata. Sono circa 50mila i pensionati che sul cedolino di agosto hanno trovato una riduzione legata alla mancata comunicazione all’INPS dei redditi relativi al 2022, una platea che rappresenta appena lo 0,3% del totale, ma che comprende persone titolari di prestazioni particolarmente importanti per i redditi più bassi, come l’integrazione al trattamento minimo, la maggiorazione sociale e la quattordicesima.
La trattenuta non deve però essere confusa con le operazioni fiscali legate al modello 730, che proprio a partire da agosto possono produrre rimborsi oppure addebiti sulla pensione. Per capire perché l’importo ricevuto sia diminuito è quindi necessario entrare nel cedolino, leggere la descrizione della singola voce e verificare se si tratti di un conguaglio fiscale o della sospensione avviata per la mancata trasmissione dei dati reddituali.
Perché la pensione di agosto può essere più bassa
Nel mese di agosto possono sovrapporsi due operazioni differenti, entrambe capaci di ridurre il netto versato dall’INPS, ma determinate da ragioni e procedure completamente diverse.
La prima è il conguaglio derivante dal modello 730/2026, applicato ai pensionati che hanno scelto l’INPS come sostituto d’imposta e per i quali l’Agenzia delle Entrate ha trasmesso le risultanze contabili entro il 30 giugno. Quando dalla dichiarazione emerge un credito, il pensionato riceve il rimborso insieme al rateo; quando invece risulta un debito fiscale, l’Istituto trattiene la somma dovuta, eventualmente suddividendola in più rate che devono comunque concludersi entro novembre.
La seconda operazione riguarda esclusivamente i pensionati che percepiscono prestazioni collegate al reddito e che, nonostante le precedenti comunicazioni e i solleciti inviati dall’Istituto, non hanno trasmesso le informazioni reddituali relative al 2022 richieste nell’ambito della campagna RED 2023. In questo caso non si tratta di una tassa né di un debito emerso dal 730, ma dell’avvio della procedura di sospensione prevista dalla legge quando l’INPS non dispone dei dati necessari per verificare che la prestazione aggiuntiva sia effettivamente dovuta.
Chi riguarda la trattenuta Inps del 5%
La trattenuta interessa i pensionati residenti in Italia che non hanno presentato la dichiarazione reddituale relativa al 2022 e che ricevono una pensione accompagnata da somme il cui riconoscimento dipende dal reddito personale oppure, quando previsto, da quello del coniuge o degli altri componenti del nucleo familiare.
Tra le principali prestazioni coinvolte figurano l’integrazione al trattamento minimo, le maggiorazioni sociali, la quattordicesima e alcune pensioni ai superstiti. Sono invece escluse da questa specifica operazione le prestazioni assistenziali di invalidità civile, gli assegni sociali e le pensioni sociali.
La riduzione è pari al 5% dell’importo pensionistico lordo corrisposto nel mese di luglio 2026 e viene applicata sia sul rateo di agosto sia su quello di settembre. Per le pensioni non superiori a 100 euro mensili non è prevista la trattenuta immediata, ma resta comunque necessario regolarizzare la posizione, perché il mancato invio dei dati può portare ugualmente alla revoca della prestazione collegata al reddito.
Come riconoscere la trattenuta sul cedolino
Il primo controllo deve essere effettuato sulla descrizione riportata accanto alla somma sottratta. La trattenuta relativa alla mancata dichiarazione dei redditi 2022 è riconoscibile attraverso la dicitura: «Trattenuta per mancata comunicazione reddito art. 35, comma 10-bis, D.L. n. 207/2008».
Quando compare questa frase, la diminuzione non dipende dal 730 e non è sufficiente attendere il cedolino successivo, perché l’operazione segnala che la prestazione collegata al reddito è già entrata nella fase di sospensione. L’INPS ha inoltre inviato agli interessati una lettera dedicata, disponibile anche nell’area riservata MyINPS e trasmessa, quando presenti negli archivi dell’Istituto, all’indirizzo email o alla Pec del pensionato.
Il cedolino può essere consultato attraverso il sito dell’INPS, entrando nell’area personale con SPID, Carta d’identità elettronica o Carta nazionale dei servizi e selezionando il servizio “Cedolino della pensione”, oppure tramite l’app INPS Mobile. Il documento permette di confrontare l’importo lordo con quello netto e di individuare separatamente le singole trattenute applicate.
Come distinguere la trattenuta RED dal conguaglio del 730
La differenza si trova anzitutto nella descrizione della voce. Il conguaglio del modello 730 viene indicato come debito fiscale o come operazione di assistenza fiscale e deriva dalla dichiarazione dei redditi presentata nel 2026; la trattenuta del 5%, invece, richiama espressamente la mancata comunicazione reddituale e riguarda i dati relativi al 2022.
Chi ha indicato l’INPS come sostituto d’imposta può controllare le risultanze del proprio 730 attraverso il servizio online “Assistenza fiscale (730/4): servizi al cittadino”, disponibile anche sull’app dell’Istituto. Se la somma riportata nel cedolino coincide con il debito fiscale emerso dalla dichiarazione, la riduzione è collegata al 730; se compare il riferimento all’articolo 35 del decreto legge 207 del 2008, occorre invece intervenire sulla posizione reddituale.
È possibile che sullo stesso cedolino siano presenti entrambe le operazioni, perché il conguaglio fiscale e la sospensione della prestazione collegata al reddito seguono percorsi distinti. Per questa ragione non è sufficiente confrontare l’accredito di agosto con quello di luglio, ma bisogna verificare ogni voce che concorre alla determinazione dell’importo netto.
Cosa fare entro il 15 settembre 2026
I pensionati interessati hanno tempo fino al 15 settembre 2026 per presentare la domanda denominata “Ricostituzione reddituale per sospensione art. 35, comma 10-bis, D.L. n. 207/2008”, comunicando all’INPS le informazioni rilevanti relative al 2022.
La domanda può essere trasmessa attraverso il servizio online dell’Istituto, utilizzando le credenziali digitali, oppure con l’assistenza di un patronato. Prima di procedere è opportuno recuperare la comunicazione presente su MyINPS e portare con sé la documentazione reddituale del pensionato e, quando richiesta per il calcolo della prestazione, quella del coniuge o degli altri familiari.
La scadenza non riguarda tutti i pensionati e non impone una nuova dichiarazione generalizzata a chi ha già comunicato correttamente i propri redditi. L’INPS acquisisce infatti molte informazioni direttamente dall’Agenzia delle Entrate e richiede una trasmissione aggiuntiva soltanto quando i dati necessari non sono disponibili, non sono completi oppure comprendono redditi che devono essere dichiarati specificamente all’Istituto.
Cosa succede se non si regolarizza la posizione
La trattenuta di agosto e settembre rappresenta una sospensione temporanea e non ancora la revoca definitiva della pensione nel suo complesso. A essere sottoposta a verifica è la componente collegata al reddito, cioè la maggiorazione, l’integrazione, la quattordicesima o l’altra somma erogata sulla base della situazione economica del beneficiario.
Se però le informazioni richieste non saranno trasmesse entro il 15 settembre, l’INPS potrà revocare definitivamente la prestazione collegata al reddito percepita nel 2022 e procedere al recupero degli importi che, dopo la verifica, dovessero risultare non spettanti. La conseguenza economica potrebbe quindi diventare sensibilmente più pesante della trattenuta del 5% applicata durante l’estate.
Per chi assiste un genitore o un familiare anziano, il passaggio più importante consiste dunque nel non fermarsi alla cifra accreditata sul conto corrente, ma nell’entrare nell’area personale, scaricare il cedolino e verificare l’eventuale presenza di comunicazioni. Quando compare il riferimento alla mancata dichiarazione dei redditi, la posizione deve essere controllata rapidamente, perché attendere il pagamento di settembre senza presentare la domanda non risolve il problema e può far perdere una prestazione che, con la documentazione corretta, potrebbe continuare a spettare.
