Ultima chiamata per le partite Iva che hanno aderito al concordato preventivo biennale 2025-2026. Entro lunedì 16 marzo 2026 sarà possibile sfruttare il ravvedimento speciale che consente di regolarizzare le imposte relative agli anni dal 2019 al 2023. Per aderire non serve presentare una domanda, ma pagare. Il passaggio decisivo è il pagamento dell’importo dovuto, in un’unica soluzione o tramite la prima rata. È una delle misure fondamentali collegate al concordato preventivo biennale, pensata per incentivare l’adesione al patto tra Fisco e contribuenti e dare alle partite IVA la possibilità di chiudere eventuali pendenze fiscali del passato con un’imposta sostitutiva ridotta.
Cos’è il ravvedimento speciale e chi può aderire
Il ravvedimento speciale è una sanatoria riservata ai contribuenti che hanno la partita IVA soggetti agli ISA che hanno aderito al concordato preventivo biennale per il periodo 2025-2026. La misura permette di regolarizzare eventuali irregolarità relative ai redditi d’impresa o di lavoro autonomo e all’IRAP per gli anni d’imposta dal 2019 al 2023. In pratica, il contribuente può mettersi in regola versando un’imposta sostitutiva calcolata su base forfettaria, senza dover ricostruire nel dettaglio tutte le singole violazioni. L’adesione non comporta azioni formali, ma basta calcolare l’importo dovuto e versarlo tramite modello F24 entro la scadenza. È anche possibile scegliere di sanare solo alcune annualità, lasciandone fuori altre. Tra i vantaggi principali c’è inoltre lo stop agli accertamenti fiscali per gli anni regolarizzati. Tutto viene meno in caso di decadenza dal concordato preventivo biennale o mancato pagamento delle rate, situazione che riaprirebbe i controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Come si calcola quanto si deve pagare con il ravvedimento speciale per le Partite Iva
Il calcolo di quanto pagare con il ravvedimento speciale dipende dal punteggio ISA, cioè indicatore che misura quanto un’impresa o un professionista è considerato “affidabile” dal punto di vista fiscale. L’ISA va da 1 a 10 e più il punteggio è alto, più il contribuente è considerato affidabile dal Fisco. In pratica, per ogni anno che si vuole regolarizzare bisogna partire dal reddito già dichiarato e aumentarlo di una certa percentuale in base all’ISA che si vede nella dichiarazione dei redditi. Più il punteggio ISA è alto, più l’aumento è basso: chi ha un voto molto alto aumenta il reddito solo del 5%, mentre chi ha un punteggio molto basso può arrivare fino al 50%. Su questa differenza viene poi applicata un’imposta sostitutiva ridotta, con aliquote tra il 10% e il 15%, sempre in base al livello di affidabilità fiscale. A questa si aggiunge anche l’IRAP, che si paga con un’aliquota fissa del 3,9%. Per gli anni 2020 e 2021, segnati dalla crisi Covid, è previsto uno sconto: l’importo da calcolare si riduce del 30%. In ogni caso, anche se il risultato del calcolo fosse più basso, l’imposta minima da pagare resta di mille euro per ogni anno regolarizzato.
Pagamento entro il 16 marzo: unica soluzione o fino a 10 rate
Per aderire alla sanatoria è necessario effettuare il versamento entro il 16 marzo 2026. Il pagamento può avvenire in un’unica soluzione o a rate mensili, fino a un massimo di 10 rate. Se si sceglie la seconda opzione, comunque, la scadenza della prima rata è il 16 marzo mentre le successive scadono il 15 di ogni mese fino a dicembre (con la rata di agosto rinviata al 20 agosto). Gli importi rateizzati sono maggiorati degli interessi legali.
Il 16 marzo è davvero dunque l’ultima occasione per regolarizzare il passato con costi ridotti e senza il rischio di accertamenti fiscali sulle annualità interessate.
