L’Italia continua a distinguersi nel mondo per una visione industriale che unisce eccellenza manifatturiera, responsabilità sociale e capacità di immaginare il futuro. Il made in Italy non è soltanto un marchio. È un linguaggio fondato su competenza, ingegno e autenticità. Dietro gli oltre 600 miliardi di euro di export italiani, ci sono imprese, comunità produttive, distretti industriali, filiere d’eccellenza e territori che hanno saputo custodire conoscenze uniche, trasformandole in valore economico, culturale e sociale. Osservatorio sul Merito celebra i protagonisti di questo ecosistema virtuoso: imprenditori, manager e innovatori che incarnano il coraggio del fare e la cultura dell’eccellenza. Figure che ricevono riconoscimenti prestigiosi, come il Premio Leader del Made in Italy, promosso da M.Ro (Italian Delegation Made in Italy), “un evento nato in seno al Mimit e da esso patrocinato, pensato per valorizzare il genio e l’imprenditorialità italiana”, come sottolinea la presidente Romina Nicoletti. Un’iniziativa che pone particolare attenzione alle piccole e micro imprese, autentica spina dorsale del sistema produttivo nazionale. Realtà spesso lontane dai riflettori ma straordinariamente resilienti. Accompagnarle in un percorso di crescita dimensionale e qualitativa significa rafforzare l’intero sistema Paese, renderlo più competitivo, più integrato nelle filiere globali e più capace di investire in innovazione, sostenibilità e capitale umano. Per Marco Nocivelli, vicepresidente di Confindustria, la priorità è chiara: “rafforzare la struttura industriale che sostiene l’export”, creando le condizioni per valorizzare pienamente il potenziale della manifattura italiana sui mercati internazionali.
I driver del made in Italy Oggi innovazione e sostenibilità contribuiscono a rimodellare i processi produttivi. Sostenibilità vuol dire capacità di recuperare materie prime, sostituire materiali critici, sviluppare soluzioni avanzate, investire nell’economia circolare e ridurre le dipendenze geopolitiche. Non è un caso che, nel 2023, le attività legate all’economia circolare abbiano generato in Italia 34,5 miliardi di euro di valore aggiunto, pari all’1,6 per cento del Pil. Massimo Alfredo Lauria guida un’azienda leader nel fotovoltaico utility scale e interpreta la transizione energetica con una visione innovativa e responsabile: superare il paradigma del “produci, usa e getta” per affermare una nuova cultura industriale basata su riparazione, rigenerazione e riuso. Il progetto Efesto, batteria termica che utilizza basalto e cenere vulcanica per accumulare energia, esemplifica questa capacità tutta italiana di trasformare ricerca, tecnologia e sostenibilità in innovazione concreta. Innovare senza perdere le proprie radici è un’altra faccia del Made in Italy. Le aziende italiane introducono tecnologie avanzate preservando la qualità artigianale, la cura del dettaglio e la cultura del lavoro ben fatto. Adriano Cavazzoni racconta come la sua azienda, attiva nel packaging industriale, lusso e food & beverage, abbia costruito la propria crescita, investendo costantemente in competenze, organizzazione e tecnologie avanzate. Ma, anche in presenza di impianti altamente efficienti e processi evoluti, resta centrale “la spinta costante verso l’innovazione”: quella tensione continua al miglioramento che rappresenta uno dei tratti distintivi dell’industria italiana.
Maestri di nuove generazioni Il Premio Maestro del Made in Italy, promosso dalla Fondazione Imprese e Competenze per il Made in Italy con il supporto del Mimit e del Ministero dell’Istruzione, celebra quelle realtà che incarnano con passione l’eccellenza italiana. Osservatorio sul Merito incontra alcuni di questi Maestri per raccontarne i percorsi, le intuizioni, le sfide e i successi,nei settori più identitari del Paese, dall’agroalimentare all’aerospazio, dall’IT all’ospitalità, dal manifatturiero avanzato alle costruzioni. Sono imprenditori e imprenditrici che costruiscono ponti solidi tra passato e futuro, tra radicamento territoriale e visione globale. Figure capaci di investire nella trasmissione delle competenze, nella formazione dei giovani, nella sostenibilità e nella valorizzazione del lavoro. Player internazionali che non dimenticano le proprie radici e che continuano a creare sviluppo, coesione sociale e opportunità nei territori in cui operano. L’Italia convince perché il suo modello industriale mette al centro la persona, il lavoro, la competenza e la capacità di creare valore duraturo. Convince perché sa competere senza rinunciare alla propria identità. Le aziende protagoniste di questo numero dimostrano come il profitto possa convivere con l’etica, con l’attenzione ai lavoratori, con la sostenibilità ambientale e con l’impegno verso le comunità. Fare impresa oggi significa anche assumersi una responsabilità collettiva: creare occupazione qualificata, investire nei giovani, valorizzare il capitale umano, promuovere inclusione, sicurezza e benessere sociale.
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