Nella Serie Italian Design Icons, esploriamo i protagonisti del design italiano e le aziende che ne incarnano l’eccellenza. Tra queste spicca The B!POD Company, divisione B2C di SAES Getters S.p.A., con sede a Lainate, vicino a Milano. Da oltre 80 anni, SAES è protagonista di innovazione e sviluppo dei materiali del futuro, e della produzione di tecnologie avanzate.
A guidare la creatività di B!POD è Filippo Batavia, Head of SAES Design e co-fondatore della società. Nato a Lucca nel 1993, Batavia ha studiato Industrial Design e Automotive Design al Politecnico di Milano, collaborando con grandi nomi come Audi e Ferrari e partecipando a progetti internazionali di design automobilistico, navale e industriale. Nel 2020 entra in SAES come Lead Industrial Designer, portando un approccio sperimentale e interdisciplinare ai progetti del gruppo.
Insieme al suo team, Batavia ha dato vita a Kabuto, un’interfaccia sofisticata tra la bottiglia di vino e il dispositivo a vuoto DROID, vincitore di Red Dot e iF Design Award. Ma Kabuto non è solo tecnologia: è un’esperienza sensoriale, dove artigianalità e innovazione si fondono per trasformare ogni gesto legato al vino in un momento di puro design.
In questa intervista esclusiva, Batavia ci racconta la filosofia del minimalismo funzionale di B!POD, il valore del Made in Italy e come il design possa dialogare con la vita quotidiana, un sorso alla volta.
1. Il design di Kabuto riflette l’approccio minimalista e sostenibile di B!POD, pur incarnando l’essenza del design italiano. Può condividere la filosofia centrale del brand nel design dei prodotti e cosa significa per voi il concetto di “Made in Italy”?
Per B!POD, fare design significa creare nel punto di convergenza tra tecnica, funzione e cultura d’uso. Ogni prodotto nasce dall’idea che la tecnologia, per essere davvero rilevante, debba essere semplice da comprendere, intuitiva nell’esperienza e, per quanto possibile, invisibile. Questo implica un lavoro minuzioso sulle performance, sui materiali, sull’ergonomia e sulla qualità sensoriale, la forma è poi la sintesi di questo processo.
Nel caso di Kabuto, questa filosofia si traduce in un oggetto essenziale ma performante, pensato per accompagnare il rituale del vino senza semplificarlo in modo improprio o contaminarlo con gesti estranei alla sua natura. Per B!POD, il minimalismo non coincide mai con la sottrazione fine a sé stessa, né con un impoverimento del prodotto. Al contrario, significa precisione: eliminare il superfluo per concentrare ed esaltare ciò che è davvero necessario, sul piano tecnico, sensoriale e formale.
Il “Made in Italy”, per noi, rappresenta esattamente questo: una tradizione progettuale fondata sulla cura, sulla sensibilità verso la materia, sull’attenzione al dettaglio e sulla capacità di trasformare la complessità tecnica in qualcosa di utile, leggibile e, allo stesso tempo, profondamente bello. Più che un’origine geografica, è una cultura del progetto. Un modo di dare forma all’innovazione senza separarla dall’esperienza umana.
2. Il sistema centrale di Kabuto completa cicli di vuoto ad alte prestazioni in soli 30 secondi e funziona per diversi tipi di vino e conservazione alimentare; quale esperienza utente desiderate offrire a professionisti della ristorazione, appassionati di vino e consumatori quotidiani e come intendete combinare tecnologia innovativa, artigianato italiano e posizionamento sul mercato?
L’esperienza che vogliamo offrire è quella di uno strumento ad alte prestazioni capace di inserirsi con naturalezza in contesti molto diversi, dalla ristorazione all’uso domestico più consapevole. Kabuto è stato progettato per unire precisione tecnica, rapidità operativa e qualità del gesto, senza trasformare la conservazione del vino in un’azione complessa o invasiva.
Dal punto di vista tecnico, il sistema centrale è in grado di portare 1.6 litri a 50 millibar in circa 30 secondi. Questo significa che, nell’uso reale con il vino, anche nel caso di bottiglie semivuote, il processo si completa generalmente in meno di 10 secondi. È un dato importante, perché consente di ottenere una alta qualità di vuoto in un tempo compatibile sia con i ritmi del servizio professionale sia con la naturalezza del gesto quotidiano.
Per un ristorante, questo vuol dire poter contare su uno strumento rapido, preciso e affidabile, che non rallenta il servizio e mantiene alto il livello dell’esperienza offerta al cliente. Per un appassionato di vino, significa proteggere in modo serio le caratteristiche del contenuto, come il profilo aromatico e la struttura senza introdurre una barriera tecnica tra il prodotto e il rituale della degustazione. Per il consumatore quotidiano, invece, significa poter accedere a una tecnologia tipicamente percepita come specialistica attraverso un oggetto intuitivo, immediato e facile da integrare nella vita domestica.
3. L’anno scorso il debutto di Kabuto a Shanghai segna l’ingresso ufficiale di B!POD nel mercato cinese. Ci sono piani per collaborare con designer locali, ristoranti o partner nel settore lifestyle in futuro? Quali sono le vostre aspettative per lo sviluppo di B!POD in Cina e in Asia?
Abbiamo iniziato a introdurre B!POD nel mercato cinese in modo strutturato, completando le certificazioni necessarie per l’importazione dell’intera gamma di prodotti e ponendo le basi per un piano di commercializzazione nel breve e medio termine. Per noi, entrare in Cina non significa semplicemente aprire un nuovo mercato, ma costruire un’infrastruttura solida per uno sviluppo duraturo, capace di sostenere il brand in modo coerente sia sul piano commerciale sia su quello produttivo.
Oggi il design dei prodotti viene sviluppato interamente in Italia, da me e dal mio team, perché riteniamo fondamentale preservare una direzione creativa unitaria e una forte coerenza progettuale. Allo stesso tempo, ci stiamo aprendo a collaborazioni su più fronti, sia con aziende tecnologiche sia con realtà artigianali, per esplorare nuove opportunità di sviluppo e ampliare le possibilità di ricerca applicata al prodotto.
Parallelamente, stiamo costruendo una nuova catena manifatturiera in Cina, che vogliamo utilizzare come base strategica per l’Asia. Questo ci permetterà non solo di essere più efficienti sul piano operativo, ma anche di avvicinarci in modo più diretto ai mercati asiatici, con una struttura in grado di supportare crescita, adattamento locale e nuove sinergie industriali.
4. Quali differenze culturali ha notato osservando il mercato cinese dall’Italia rispetto a quando vi siete trovati direttamente in Cina e in che modo queste esperienze hanno influenzato la vostra comprensione del mercato e l’approccio operativo di Kabuto?
Osservando il mercato cinese dall’Italia, la prima impressione è spesso quella di un sistema dominato soprattutto da scala, velocità e forte competitività. Quando però ci si confronta direttamente con il contesto locale, emerge una realtà molto più articolata. In Cina ho scoperto il carattere e il temperamento delle persone, il loro modo di pensare che si riflette anche nella serietà con cui affrontano i progetti. Ho trovato una cultura dell’innovazione polimorfa e dinamica.
Su piano commerciale, in relazione a Kabuto, ho imparato che non basta avere un buon prodotto, serve chiarezza nel posizionamento, precisione nella comunicazione e soprattutto una forte capacità di adattare il racconto alla cultura del luogo senza perdere l’identità originale.
5. Lo scorso novembre Kabuto ha partecipato alla 10ª edizione della mostra Italian Design Icons a Shanghai; in che modo questa esperienza ha influenzato la promozione del brand e la comunicazione della filosofia di design italiana nel mercato cinese?
È stata un’esperienza molto importante perché ha collocato Kabuto all’interno di un contesto di forte valore simbolico e culturale. Partecipare a una mostra come Italian Design Icons significa inserire i nostri prodotti in una galleria di ampio respiro sul design italiano come espressione di innovazione, qualità e sensibilità progettuale.
In un mercato come quello cinese, dove il design italiano è riconosciuto e anche apprezzato, questo tipo di contesto aiuta a rendere più leggibile la nostra filosofia e a posizionare il prodotto in una fascia di valore chiara e distintiva.
6. Dopo il recente ingresso di Kabuto nel mercato cinese, quali insegnamenti o suggerimenti pratici può condividere con altri investitori interessati a lanciare un brand in Cina?
A dire il vero il prodotto è stato presentato ma al momento non è ancora disponibile per la vendita, questo si lega in parte al primo suggerimento. In Cina la velocità è alta, ma lo è anche il livello di attenzione: se il posizionamento non è leggibile, se il valore del prodotto non è immediatamente comprensibile, si rischia di disperdere rapidamente l’interesse.
Il secondo è che non si può affrontare il mercato solo a distanza. È fondamentale ascoltare, osservare direttamente, costruire relazioni solide e comprendere come il prodotto viene percepito nel contesto reale. La presenza sul territorio fa una differenza enorme.
Il terzo insegnamento, è che l’adattamento non deve diventare una perdita di identità. Bisogna essere flessibili nel modo in cui si comunica e si distribuisce, ma mantenere una coerenza profonda nel brand, nella qualità e nella visione.
A cura di: Avv. Carlo Diego D’Andrea, Managing Partner di D’Andrea & Partners Legal Counsel, Vice Presidente Nazionale della Camera di Commercio dell’Unione Europea in Cina (EUCCC).
