Per accompagnare i nostri lettori alla scoperta delle eccellenze italiane che continuano a distinguersi sui mercati internazionali, Italian Design Icons abbiamo incontrato questa volta la societa’ GIVI Group, fondata a Flero, in provincia di Brescia, storico leader mondiale nella progettazione e produzione di accessori e componenti premium per motociclisti.
Dalle valigie rigide ai caschi, dagli zaini agli accessori più innovativi, GIVI coniuga design italiano e costante ricerca tecnologica, costruendo nel tempo una presenza solida e strutturata nell’area Asia-Pacifico grazie a filiali e stabilimenti produttivi locali.
A guidare questa espansione internazionale è il dott. Joseph A. Perucca, Overseas Operation Director of GIVI SPA and General Director of GIVI Vietnam and President Director of GIVI Indonesia. Con sessant’anni di energia e oltre quarant’anni di esperienza nella gestione internazionale nel settore degli accessori e dell’abbigliamento motociclistico — con un focus particolare sul Sud-Est Asiatico e sul Sud America — Joseph ha contribuito allo sviluppo di nuovi mercati e alla creazione di stabilimenti in Malesia, Brasile, Vietnam e Indonesia. Il suo percorso professionale si intreccia con l’espansione globale del Gruppo in oltre quindici Paesi, che lo porta a trascorrere più di un quarto dell’anno in viaggio.
In questa intervista esclusiva, Joseph Perucca, attualmente a Ho Chi Minh City, ci racconta la strategia che ha reso GIVI un punto di riferimento in Asia e condivide la sua visione sulle prospettive future del mercato degli accessori e della componentistica premium per motociclisti.
- Lei è entrato in GIVI Group nel 1989 e oggi guida l’azienda in una regione chiave come l’Asia-Pacifico. GIVI è presente in Asia da più di trent’anni, dove ha assunto un ruolo centrale nel settore degli accessori e della componentistica premium per motociclisti. Come descriverebbe il percorso di GIVI in Asia e Vietnam e quale significato ha GIVI per i consumatori locali?
È stato un lungo percorso, iniziato nel 1990, guidato dall’incredibile visione del nostro fondatore, Giuseppe Visenzi, che fin dal primo momento seppe riconoscere nell’Asia uno dei mercati del futuro, affidandomi il compito di dare forma concreta alle sue intuizioni pionieristiche.
Nel 1992 posammo i primi mattoni in Malesia, scelta strategica per costi di produzione contenuti, qualità mantenuta e posizione centrale nel Sud-Est Asiatico, con l’obiettivo di farne il principale hub manifatturiero e di R&D per la regione. Oggi sorge uno stabilimento di 25.000 m², testimonianza tangibile delle nostre intenzioni e della nostra volontà di crescita. Questa realtà ha rappresentato il modello e il punto di riferimento per le successive filiali aperte in Vietnam (10.000 m², 15 anni fa) e in Indonesia (6.000 m², 10 anni fa), con un capitale umano complessivo che impiega oltre 500 persone.
La Cina, invece, rappresenta un mercato chiave principalmente sul fronte commerciale: grazie a una rete di distribuzione capillare e partner affidabili.
GIVI Group conferma la propria solidità anche dal punto di vista economico, con un fatturato 2023 intorno ai 100 milioni di euro e un organico complessivo di circa 850 dipendenti nel mondo, a testimonianza della capacità del Gruppo di crescere e consolidarsi nei mercati internazionali.
Oggi siamo presenti come autentici testimoni del Sistema Italia, non solo come realtà produttiva, ma come forza trainante di una filosofia industriale italiana pienamente integrata nel tessuto sociale, culturale ed economico di questi Paesi: luoghi in cui abbiamo iniziato come ospiti e nei quali, con orgoglio, siamo diventati una parte reale e costante del progresso economico locale.
È importante riconoscere quali fossero, fin dall’inizio, i nostri obiettivi e traguardi. Sin dal primo momento, non abbiamo mai considerato questi territori — allora economicamente distanti dai nostri standard — come semplici aree produttive a basso costo per rifornire mercati già maturi. Al contrario, la nostra volontà è sempre stata quella di portare qualità, ingegneria e sicurezza alla comunità motociclistica locale.
Era un rischio elevatissimo. All’epoca, un dipendente della produzione avrebbe dovuto destinare l’equivalente di due mesi di stipendio per acquistare uno dei nostri prodotti. Tuttavia, grazie a volontà, perseveranza, comprensione delle esigenze locali — sia tecniche che umane — e alla capacità di adattarci senza mai rinunciare al nostro ethos qualitativo e innovativo, siamo arrivati alla realtà odierna.
Oggi, con oltre due milioni di bauletti presenti sulle strade di Kuala Lumpur e grazie al contributo delle nostre altre filiali e a un solido network di importatori attivo su tutto il mercato asiatico, continuiamo a crescere. Questo risultato è reso possibile dal riconoscimento, da parte dell’utente motociclistico locale, del valore non solo qualitativo, ma anche sociale del nostro marchio.
- GIVI continua ad avere un grande successo in Asia, diventando sinonimo di qualità, stile e innovazione nella componentistica premium per motociclisti. Quali fattori chiave ritiene abbiano contribuito a costruire questo successo in un mercato così dinamico?
Ritengo che la capacità di comprendere i valori umani, tecnici e culturali locali, e di saperli armonizzare con i nostri valori aziendali, sia stata senza dubbio uno dei fattori fondamentali del nostro successo.
Ho sempre fatto mio il principio di misurare ogni scelta con il “metro locale”, e non esclusivamente con quello della nostra cultura di origine. A mio giudizio, questo approccio ci ha permesso non solo di integrarci realmente nei diversi contesti asiatici, ma soprattutto di dare motivazione, responsabilità e spirito di iniziativa alla nostra forza lavoro locale.
Oggi possiamo contare su una struttura composta da personale locale, che gestisce in autonomia le operazioni nei rispettivi Paesi. Pur mantenendo una forte cooperazione e un costante allineamento tra tutte le nostre sedi produttive e la sede centrale in Italia, siamo riusciti a creare un ambiente in cui la nostra cultura industriale è ormai naturale, condivisa e pienamente compresa.
A testimonianza di questo percorso, nelle nostre filiali asiatiche impieghiamo oggi quasi esclusivamente personale locale, con la presenza di soli tre collaboratori italiani, a conferma di un modello organizzativo solido, maturo e sostenibile.
- Guardando l’intera regione Asia-Pacifico, quali ritiene siano le principali tendenze che stanno trasformando il mercato degli accessori e della componentistica premium per motociclisti, e quali strategie sta adottando GIVI group per cogliere queste nuove opportunità?
Dal punto di vista manageriale, questo rappresenta senza dubbio uno degli aspetti più complessi da gestire. L’Asia-Pacifico è da oltre vent’anni un’area in costante e rapidissima evoluzione, una trasformazione continua che coinvolge mercati, consumatori e modelli di business. In questo contesto, è sufficiente “chiudere gli occhi” per un breve periodo per ritrovarsi di fronte a uno scenario profondamente diverso.
Integrare i progressi tecnologici, le innovazioni e la visione strategica della nostra sede centrale con le esigenze e le tempistiche dei mercati locali non è sempre stato semplice. I ritmi creativi e quelli di reazione del mercato, infatti, non si sono mai perfettamente allineati. È proprio in questo contesto che la conoscenza profonda del panorama locale, unita a un costante investimento nella creazione di team di lavoro che condividano l’ethos e la visione del Gruppo, ma che siano allo stesso tempo autonomi, reattivi e autosufficienti, ha rappresentato uno dei compiti più rilevanti e strategici.
Il forte convincimento di essere un’azienda capace di creare tendenze, piuttosto che limitarci a seguirle, e di posizionarci all’avanguardia dei cambiamenti, fa parte del nostro DNA sin dalle origini.
Oggi GIVI rimane una delle poche aziende del settore a operare in modo completamente verticale nello sviluppo dei prodotti: non ci limitiamo a disegnarli, ma ingegnerizziamo soluzioni a 360 gradi per il mondo della moto, mantenendo il pieno controllo interno sia del progetto ingegneristico sia del processo produttivo. Questo approccio ci consente di rispondere in modo rapido ed efficace alle nuove tendenze del mercato, preservando senza compromessi al contempo gli elevati standard qualitativi che da sempre ci contraddistinguono.
- Con la crescente attenzione in Asia verso la mobilità elettrica e sostenibile, quale ruolo avra’ la componentistica premium nella vostra strategia di crescita per la regione Asia-Pacifico?
Lo sviluppo della mobilità elettrica non rappresenta, a nostro avviso, un fattore isolato, bensì la naturale prosecuzione di un processo di trasformazione che il settore motociclistico ha già avviato da tempo. La necessità di integrare tecnologie più avanzate, sostenibili ed eco-friendly non è infatti una prerogativa esclusiva del mondo elettrico.
Già da anni i costruttori motociclistici lavorano con l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO₂, attraverso il miglioramento dell’efficienza dei motori e, soprattutto, mediante la progettazione di motocicli sempre più leggeri. Questa evoluzione ha inevitabilmente influenzato anche i nostri parametri di sviluppo, portandoci ad anticipare e integrare soluzioni coerenti con le nuove esigenze del mercato.
Da tempo siamo impegnati nella ricerca di materiali a minore impatto ambientale, nello sviluppo aerodinamico avanzato — come nel caso della nostra più recente valigia Air V49, progettata utilizzando la galleria del vento — e nell’applicazione di nuove tecnologie orientate alla riduzione del peso, come dimostrato dalla serie Weightless.
La componentistica premium, in questo contesto, assume un ruolo centrale nella nostra strategia di crescita per l’area Asia-Pacifico: non solo come risposta tecnica all’evoluzione della mobilità, ma come espressione concreta di una visione industriale orientata all’innovazione, alla sostenibilità e alla sicurezza, valori che continueranno a guidare il futuro del Gruppo GIVI.
- Parlando del mercato Asia-Pacifico, l’Asia resta un mercato molto dinamico. Quanto è importante oggi il dialogo tra imprese italiane e investitori asiatici, in particolare vietnamiti, per favorire uno sviluppo reciproco?
È assolutamente fondamentale. Produrre localmente non significa semplicemente delocalizzare una parte della produzione, ma implica la capacità di costruire collaborazioni strutturate e durature con il tessuto industriale locale. Questo coinvolge l’intera filiera: dalla ricerca e sviluppo delle materie prime, all’integrazione di nuove tecnologie, fino al contributo concreto alla crescita e alla maturazione delle aziende locali.
Chi è eccessivamente geloso del proprio know-how e non è disposto a condividerlo in un’ottica di cooperazione, di fatto si auto-esclude dall’evoluzione dell’intero sistema. Un approccio chiuso non solo rallenta il proprio sviluppo, ma porta inevitabilmente a una condizione di staticità, incompatibile con il continuo miglioramento del prodotto e dei processi.
Il dialogo tra imprese italiane e investitori asiatici — in particolare vietnamiti — rappresenta quindi un elemento chiave per favorire uno sviluppo reciproco, sostenibile e di lungo periodo, basato su fiducia, scambio di competenze e creazione di valore condiviso.
- Quali suggerimenti darebbe alle imprese italiane che vogliono approcciare l’Asia?
Non esistono regole scritte né consigli miracolosi. Tuttavia, sulla base della mia esperienza personale, posso affermare che gestire un’azienda all’estero richiede, prima di tutto, capacità di adattamento, curiosità nell’apprendere e apertura mentale, evitando il rischio di confrontare o giudicare le culture secondo i propri parametri di riferimento.
È fondamentale saper fondere il nostro sapere con quello locale, avere la forza di apprendere e assimilare anche ciò che, a volte, ci appare distante o estraneo al nostro modo di comprendere il mondo. Solo attraverso questo processo di ascolto, rispetto e integrazione è possibile costruire relazioni solide e durature.
In sintesi, significa anche saper ammettere che un “Special Fried Rice” o dei “Chicken Noodles” possiedono lo stesso valore culturale, affettivo e identitario degli spaghetti e della nostra pizza.
A cura di: Avv. Carlo Diego D’Andrea, Managing Partner di D’Andrea & Partners Legal Counsel, Vice Presidente Nazionale della Camera di Commercio dell’Unione Europea in Cina (EUCCC).
