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Dopo i farmaci per dimagrire ora Wall Street punta su quelli anti calvizia (un business miliardario)

Dopo i farmaci per dimagrire ora Wall Street punta su quelli anti calvizia (un business miliardario)
Getty Images

La Borsa americana è a caccia del nuovo farmaco miracoloso e punta sulle molecole anti calvizie. Ancora in fase di sperimentazione, hanno già attirato l’interesse degli investitori. E anche di un colosso come Novo Nordisk, che guarda oltre ai medicinali contro l’obesità.

A Wall Street ormai non basta far crescere gli utili. Bisogna far crescere anche i capelli. Dopo l’Intelligenza artificiale, dopo la rivoluzione dei farmaci contro l’obesità, dopo aver trasformato la bilancia in un nuovo indicatore di Borsa, la grande industria farmaceutica ha trovato un altro terreno di conquista. Si chiama calvizie.

Un mercato enorme, perché la perdita dei capelli ha una caratteristica che Wall Street conosce benissimo: è universale. Non guarda il conto in banca, il mestiere, l’età o il curriculum. Prima o poi, per tanti, arriva l’appuntamento con lo specchio. E in quel frangente ogni uomo e ogni donna diventano molto meno razionali di quanto raccontino nei questionari degli analisti. Così i follicoli sono diventati il nuovo Eldorado. E i primi titoli hanno già cominciato a correre.

La corsa del settore biofarmaceutico tra sperimentazioni e rally a tre cifre

Il caso più clamoroso è quello di Veradermics, società biofarmaceutica specializzata in trattamenti dermatologici ed estetici. Il suo asso nella manica è un farmaco orale attualmente in fase 3 di sperimentazione clinica e dunque molto vicino al traguardo. L’obiettivo è ambizioso: diventare il primo trattamento orale approvato dai tecnici della Food and drug administration (gli sceriffi della salute umana) per la calvizie sia maschile sia femminile.

La società si è quotata nel febbraio dello scorso anno e da allora il titolo ha vissuto un rally da capogiro: circa +500%. Gli analisti sono molto ottimisti scommettendo su un ulteriore 50% di rialzo e tra questi c’è anche Citigroup che ha recentemente portato il proprio obiettivo a 160 dollari.

Ma c’è un dettaglio che conviene non pettinare troppo. Veradermics non è ancora una macchina da profitti. Servono ricerca e sperimentazioni e il farmaco deve ancora arrivare sul mercato. Wall Street, però, ha una caratteristica straordinaria: riesce a spendere oggi anche i profitti di domani.

L’algoritmo nei follicoli e le manovre dei grandi colossi mondiali

Poi c’è Absci. Qui la storia diventa ancora più moderna. L’azienda non sviluppa soltanto farmaci tradizionali. Ha costruito una piattaforma che combina Intelligenza artificiale generativa e biologia sintetica per progettare proteine e anticorpi terapeutici.

La molecola di punta è studiata come possibile trattamento per la crescita dei capelli e, contemporaneamente, per combattere dolori mestruali e pelvici. Siamo in una fase clinica meno avanzata rispetto a Veradermics. Dunque il rischio è maggiore. Ma, almeno sulla carta, maggiore spazio per la crescita.

A giugno Eli Lilly ha messo 40 milioni di dollari nell’azienda rilevando circa il 3% del capitale. Una quota ancora piccola, ma abbastanza grande da far drizzare le antenne a Wall Street. E anche qualche capello considerato che Absci nel secondo trimestre di quest’anno ha registrato una perdita netta di 33,2 milioni. Ma come sempre la Borsa americana non sembra interessata al conto economico di oggi. Sta comprando quello di domani. Una forma sofisticata di fede.

Il punto vero, però, sono i grandi nomi. Eli Lilly e Novo Nordisk cercano il prossimo capitolo. Novo Nordisk ha recentemente espresso interesse per il mercato dei trattamenti contro la perdita dei capelli. Attenzione: questo non significa che abbia già pronto il nuovo miracolo da mettere in farmacia. La società ha indicato la calvizie come una possibile area di espansione. Ma per Wall Street basta spesso molto meno di un farmaco per entusiasmarsi. Arrivano gli analisti, i target price, le presentazioni agli investitori e, naturalmente, il grafico che sale.

In questa corsa c’è anche Cosmo Pharmaceuticals, con il clascoterone, trattamento destinato alla perdita dei capelli maschile.

Il bivio tra laboratorio e farmacia nella nuova frontiera dei consumi

I nuovi trattamenti difficilmente arriveranno sugli scaffali statunitensi prima di almeno un anno. Ma gli analisti stanno già facendo i conti. Secondo Jefferies, infatti, le vendite della terapia di Cosmo potrebbero raggiungere 3 miliardi di dollari a livello globale, nell’ipotesi che la società trovi un partner commerciale. La casa d’investimenti prevede che le azioni Cosmo possano quasi raddoppiare nei prossimi dodici mesi. Naturalmente non c’è scritto da nessuna parte che succederà. Ma il mercato, quando vede un possibile farmaco da 3 miliardi, comincia a comportarsi come il signore che scopre di avere ancora qualche capello in più nella fotografia: si convince che la situazione non è poi così grave.

La cosa interessante è che, come è accaduto con i medicinali contro l’obesità, potrebbe esserci spazio per più di un vincitore. «Questo settore può sicuramente sostenere più case farmaceutiche», ha dichiarato Roger Song, analista di Jefferies. «Molti pazienti affetti da perdita dei capelli tendono a utilizzare più farmaci, sia con prescrizione sia da banco, purché possano permetterseli, perché si tratta di un mercato in cui i consumatori pagano direttamente». Gli analisti monitorati da Bloomberg sono ottimisti sia su Cosmo sia su Veradermics.

E questo rende la partita ancora più interessante. Perché non si tratta soltanto di trovare il prodotto che funziona. Bisogna trovare quello che funziona meglio, quello che costa meno, quello che ha meno effetti collaterali, quello che può essere prescritto facilmente e quello che una grande multinazionale sarà disposta a distribuire in tutto il mondo.

E soprattutto bisogna arrivare alla farmacia. Perché tra il laboratorio e il banco c’è di mezzo la realtà. Ognuna di queste aziende ha una maniera diversa di affrontarla. Veradermics, per esempio, punta su una pillola. Absci sulla combinazione di Intelligenza artificiale e biologia. Cosmo su una terapia topica. Lilly guarda alla tecnologia. Novo Nordisk punta dritta dritta al mercato. E Wall Street guarda a tutti. È il capitalismo applicato alla vanità. Ma sarebbe un errore liquidarlo come un semplice affare estetico.

La calvizie maschile interessa una platea gigantesca (al vertice mondiale ci sarebbero gli spagnoli seguiti dagli italiani) e, soprattutto, è uno di quei problemi per i quali milioni di persone sono disposte a spendere tanti soldi pur di cambiare il proprio aspetto. È esattamente il tipo di mercato che piace alla farmaceutica moderna e soprattutto ai mercati finanziari. Prima hanno inventato farmaci capaci di far dimagrire. Adesso cercano quelli capaci di far ricrescere. La strada, in fondo, è sempre la stessa: trovare un problema umano, trasformarlo in una molecola e poi trasmutare la molecola in miliardi di profitti.

E così Wall Street si prepara alla prossima grande scommessa. Non si parlerà soltanto di chip, cloud, algoritmi e Intelligenza artificiale. Si parlerà di follicoli. Di recettori. Di fase 3. Di target price. E soprattutto di capelli. Perché dopo anni passati a chiedersi quale azienda avrebbe fatto crescere il Nasdaq, gli investitori hanno finalmente trovato una domanda più importante: quale azienda farà crescere qualcosa anche sulla testa?

La risposta, per il momento, non la conosce ancora nessuno. Ma una cosa è certa. Se la scommessa funzionerà, a Wall Street torneranno finalmente a pettinarsi tutti. E quelli che oggi hanno messo il turbo agli acquisti potrebbero scoprire una verità antica: i capelli, come i titoli, quando cominciano a cadere sono difficili da fermare.

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