Un’ondata di calore improvvisa, tre settimane di bonaccia sulle pale eoliche del Nord Europa, o una secca che riduce la portata dei fiumi e ferma le centrali idroelettriche. Nel mercato energetico contemporaneo, le variabili meteorologiche non sono più un semplice sfondo climatico, ma veri e propri indici finanziari capaci di spostare in poche ore la curva della domanda, l’offerta di rinnovabili e il valore a megawattora di gas ed elettricità. In questo scenario in cui la transizione ecologica ha reso i prezzi sempre più dipendenti dai capricci del tempo, la capacità di anticipare l’atmosfera si è trasformata in un asset industriale decisivo.
È su questo terreno di confine tra scienza dei dati, fisica dell’atmosfera e trading che si muove Illumia S.p.A., tra i principali operatori italiani del mercato libero dell’energia elettrica e del gas naturale. Con sede a Bologna, l’azienda si è affermata come il primo family business nazionale nel retail energetico, superando il milione di clienti e il miliardo di euro di fatturato grazie a un modello aziendale che punta sulla digitalizzazione e su competenze ad alto valore aggiunto — tra cui spicca uno dei rari desk meteorologici interni integrati direttamente nella modellistica finanziaria.
Per capire come l’intelligenza artificiale, le previsioni meteo a medio raggio e la gestione degli eventi estremi stiano ridisegnando la sicurezza delle forniture e la stabilità dei listini in Italia, ne abbiamo parlato con Giacomo Masato, Responsabile Market Analysis di Illumia.

Dott. Masato, stiamo assistendo a un’ondata di calore significativa. In che modo un fenomeno del genere si ripercuote immediatamente sulla domanda di energia e sui prezzi di elettricità e gas in Italia?
Quando arriva un’ondata di calore, il sistema energetico viene messo sotto pressione su più fronti. Il primo effetto è intuitivo: aumentano i consumi elettrici perché cresce l’utilizzo dei condizionatori in abitazioni, uffici e attività produttive. Ma non è solo una questione di domanda. Oggi il prezzo dell’energia dipende molto più di prima dalle condizioni meteorologiche, perché una quota sempre più rilevante della produzione arriva da fonti rinnovabili. Se il meteo favorisce sole e vento, l’offerta aumenta e il mercato tende a stabilizzarsi. Se invece la produzione rinnovabile non riesce a compensare la crescita dei consumi, entrano in gioco impianti con costi più elevati, e questo si riflette sui prezzi dell’energia. È il motivo per cui il meteo è diventato una variabile economica, oltre che climatica.
Oltre all’impatto immediato sulla domanda (es. condizionatori), in che modo le temperature estreme influiscono sull’efficienza della produzione e della distribuzione di energia?
Il caldo estremo non modifica solo il comportamento dei consumatori, ma anche quello delle infrastrutture energetiche. Pensiamo, ad esempio, alle centrali nucleari francesi, che utilizzano l’acqua dei fiumi per il raffreddamento. Se le temperature dell’acqua diventano troppo elevate, alcuni impianti devono ridurre la produzione o sospenderla temporaneamente. Può sembrare un problema locale, ma il mercato elettrico europeo è fortemente integrato. Se un grande produttore genera meno energia, gli effetti si propagano anche agli altri Paesi. Per questo oggi osservare il meteo significa anche valutare in anticipo possibili criticità nella disponibilità di energia a livello continentale.
Illumia vanta un ufficio meteorologico interno, un caso praticamente unico nel settore. Come è nata l’idea di internalizzare questa competenza e che valore aggiunto porta rispetto all’acquistare previsioni esterne?
Le previsioni meteorologiche sono disponibili per tutti. Il valore non sta tanto nell’avere il dato, quanto nel saperlo interpretare per uno scopo preciso. Per questo abbiamo deciso di sviluppare internamente questa competenza. Illumia è il settimo operatore nazionale nel mercato e fornisce oltre un milione di clienti. All’inizio utilizzavamo servizi esterni, poi ci siamo resi conto che avevamo bisogno di modelli costruiti sulle esigenze del mercato energetico. Oggi elaboriamo internamente previsioni che dialogano direttamente con i nostri sistemi di modellistica del mercato all’ingrosso energetico. Significa poter valutare con maggiore precisione gli scenari futuri e prendere decisioni in tempi significativamente più rapidi.
Negli ultimi anni, inoltre, l’intelligenza artificiale ha reso possibile quello che fino a poco tempo fa sarebbe stato fuori dalla portata di una realtà come la nostra, sia dal punto di vista economico, sia da quello della capacità di calcolo. Del resto, la storia di Illumia dimostra quanto sia importante non limitarsi a seguire i modelli tradizionali. In appena vent’anni siamo passati da startup nata con la liberalizzazione del mercato a primo family business italiano nel retail di energia e gas, con un milione di clienti, oltre un miliardo di euro di fatturato e una crescita del 34% dei volumi di energia venduti solo nel 2025. Un percorso di questo tipo è stato possibile grazie alla capacità di anticipare il cambiamento, investendo in competenze distintive e sviluppando internamente strumenti che oggi rappresentano un reale vantaggio competitivo.
Il vostro team sviluppa modelli previsionali proprietari a medio raggio. In che modo l’intelligenza artificiale vi aiuta a integrare variabili fisiche (come vento, sole e temperatura) per stimare la produzione da fonti rinnovabili?
L’intelligenza artificiale ci permette di trasformare una grande quantità di informazioni meteorologiche in indicazioni operative. L’aspetto più rilevante è stato l’implementazione di modelli di previsione meteo proprietari il cui output può essere gestito a nostro piacimento per i casi di business che più ci interessano. Il vero salto di qualità è nella velocità. Oggi possiamo produrre e aggiornare scenari previsionali in pochi minuti, mentre fino a pochi anni fa erano necessari tempi molto più lunghi. Questo significa seguire l’evoluzione delle condizioni atmosferiche quasi in tempo reale e fornire al trading indicazioni utili prima che il mercato incorpori quelle informazioni nei prezzi
Qual è la sfida più complessa nel prevedere il comportamento delle rinnovabili (eolico e solare) rispetto alla pianificazione dei mercati tradizionali?
La differenza fondamentale è che le rinnovabili dipendono da fenomeni naturali che non possiamo controllare. Possiamo prevederli con accuratezza crescente, ma esisterà sempre un margine di incertezza. Il nostro lavoro consiste proprio nel trasformare quell’incertezza in uno strumento decisionale. Se, ad esempio, emerge il rischio di una fase con poco vento o con temperature molto diverse dalla norma, possiamo segnalarlo ai colleghi che gestiscono gli approvvigionamenti. In questo modo hanno il tempo per valutare strategie di copertura prima che il mercato reagisca. Non si tratta di prevedere il futuro con certezza, ma di arrivare preparati quando cambia lo scenario
Con l’aumento della quota di rinnovabili nel mix energetico nazionale, la dipendenza dal meteo è destinata a crescere. Come si garantisce la sicurezza della rete e la stabilità dei prezzi in uno scenario così variabile?
Più aumenta la produzione da fonti rinnovabili, più la qualità delle previsioni meteorologiche diventa un elemento strategico. Ma da sola non basta. Servono sistemi energetici capaci di bilanciare fonti diverse, tecnologie di accumulo sempre più efficienti e una pianificazione degli approvvigionamenti che tenga conto della variabilità del clima. Credo che nei prossimi anni la sicurezza energetica dipenderà soprattutto dalla capacità di diversificare. Nessuna fonte può garantire continuità in ogni situazione, ma un mix equilibrato, supportato da modelli previsionali sempre più accurati, permette di ridurre la volatilità e rendere il sistema più resiliente agli eventi estremi
