Ultima chiamata per il bonus mamme 2025. Si chiude il 31 gennaio l’ultima finestra utile per accedere al contributo mensile da 40 euro riconosciuto alle madri che lavorano e hanno almeno due figli a carico, con reddito da lavoro entro i 40 mila euro. Dal 2026 la misura non scompare, ma cambia: aumenta l’importo, si allarga la platea delle beneficiarie e si chiarisce definitivamente il confine con l’esonero contributivo in busta paga.
Bonus mamme 2025: chi deve fare domanda entro il 31 gennaio e cosa rischia di perdere
La scadenza di fine gennaio riguarda in particolare le lavoratrici che hanno maturato i requisiti negli ultimi giorni del 2025, tra il 10 e il 31 dicembre. È il caso, ad esempio, delle madri il cui secondo figlio è nato a dicembre o di chi ha iniziato o ripreso un’attività lavorativa negli ultimi giorni dell’anno. Per queste situazioni la legge ha previsto una finestra straordinaria che consente di presentare la richiesta entro il 31 gennaio 2026 e ottenere comunque il contributo per i mesi spettanti. Chi presenta l’istanza entro la fine di gennaio riceverà l’accredito delle somme maturate entro il mese di febbraio. La finestra riguarda anche chi ha già presentato domanda nei mesi scorsi, ma non ha incluso tutte le mensilità spettanti: è ammessa un’istanza integrativa per completare la richiesta. Anche in questo caso il termine è il 31 gennaio. Dopo quella data, il bonus 2025 non sarà più recuperabile.
Bonus mamme 2026: cosa cambia davvero tra importi, platea e alternative
Dal 2026 il bonus mamme lavoratrici resta, ma con dei cambiamenti. L’importo mensile sale da 40 a 60 euro, per un valore massimo annuo di 720 euro, con un aumento del 50% rispetto al 2025. La somma resta completamente esentasse, non viene contato nell’ Isee e continua a essere erogata direttamente dall’Inps, in un’unica soluzione a fine anno, sulla base dei mesi effettivamente lavorati.
Altra novità, oltre all’importo che sale, è l’estensione alle lavoratrici autonome e alle libere professioniste iscritte alla Gestione separata o alle casse professionali. Anche per il 2026 il requisito resta quello di almeno due figli e di un reddito da lavoro inferiore ai 40mila euro. Il calendario dei pagamenti prevede un meccanismo di accumulo: le somme maturate tra gennaio e novembre vengono liquidate a dicembre.
Attenzione però a non confondere questo bonus con l’esonero contributivo per le lavoratrici madri, misura alternativa e non cumulabile. Quest’ultima, riservata alle madri con almeno tre figli e contratto a tempo indeterminato, consente l’azzeramento dei contributi a carico della lavoratrice fino a 3mila euro l’anno, aumentando il netto in busta paga senza effetti sulla pensione futura. Chi beneficia di questo sgravio non può accedere al bonus mamme Inps.
