Un decollo come tanti, senza carichi particolarmente pesanti da sollevare, eseguito in condizioni meteorologiche tranquille e neppure tanto brutte, almeno per essere nei Balcani a fine ottobre, e con una temperatura attorno alla decina di gradi che non limita la potenza dei motori. Poche decine di metri di quota e poi qualcosa di imprevisto.
Il grande CH-47, elicottero che porta il nome della tribù dei nativi americani del nordovest, gli Chinook (si dice Shinoh, con la i italiana), gente nota per la sua tenacia, improvvisamente comincia a ruotare attorno all’asse verticale fino a trovarsi completamente fuori controllo e cadere.
Osservando il drammatico video, ormai disponibile su ogni social, si nota un comportamento che potrebbe essere causato da una grave avaria tecnica, della quale sarà necessario stabilire l’origine: se idraulica, meccanica o elettrica, una perdita di potenza o un’anomalia ai comandi del rotore anteriore, quello collegato a un lungo albero che termina in coda, dove ci sono i motori e il blocco della trasmissione meccanica. Ma anche un problema ai comandi del rotore posteriore, insomma un rebus da ricostruire grazie all’analisi dei rottami, la memoria della strumentazione e le testimonianze.

Come è avvenuto l’incidente
È fatto così lo Chinook: due potenti motori a turbina che danno tanta energia al rotore di coda, direttamente attaccato agli ingranaggi, e quell’albero di trasmissione che ne porta quasi altrettanta al rotore anteriore. In totale oltre cinquemila cavalli.
Sempre le immagini mostrano che la rotazione incontrollata avviene dalla parte della coppia di rotazione, così come si nota che l’inclinazione delle pale – detto passo – è al massimo per sfruttare tutta l’energia rimasta, l’estremo tentativo dell’equipaggio di attutire la caduta. Ma il muso dell’elicottero non si abbassa immediatamente come invece sarebbe avvenuto se il rotore anteriore avesse perso potenza.
Così sarà proprio l’analisi di ciò che è rimasto ad attirare ogni attenzione di chi svolgerà l’inchiesta tecnica per capire che cosa sia accaduto, anche se ormai si tratta di parti spezzate e deformate dall’urto.
Tradotto in tempo: un secondo, forse due, a disposizione di comandante e copilota per capire che cosa stesse accadendo quando la pedaliera, che serve per orientare il muso, improvvisamente diventa lasca, i loro occhi notavano che non stavano andando dove volevano, le orecchie cominciavano a sentire l’allarme di avaria mentre ciò che facevano sui comandi non aveva più l’effetto previsto.
Con le pulsazioni e l’adrenalina che schizzano al massimo, i piloti sono allenati a reagire anche a questa evenienza ma non possono fare l’impossibile, così se di tutti i quindici occupanti se ne sono salvati undici, seppur feriti, è grazie a come i due ufficiali seduti ai comandi hanno reagito.
Onore ai militari italiani caduti
Poi ci sono fortuna e sfortuna a giocare la partita più disumana. Questa è una delle poche certezze che abbiamo, poiché per tutte le altre, almeno al momento non possiamo escludere nulla, neppure una causa esterna al velivolo, magari origine di quella collegata a quella tecnica. Ma tutte saranno comunque prese in considerazione nell’inchiesta.
Prima, però, è tempo di silenzio, di onorare i nostri quattro militari caduti: Laura Procacci, Simone Ruggia, Claudio Marchesi e Franco Adriano Zecchillo. E di augurare una rapida guarigione a tutti gli altri membri di quella missione.
Questo elicottero dalla configurazione con rotori in tandem è l’evoluzione del Vertol Model 107 di fine anni Cinquanta, che a sua volta sfruttava gli studi del celebre progettista Frank Piasecki. Nel decennio successivo, la Vertol fu acquisita da Boeing, attuale titolare del progetto, ormai del tutto differente e moderno rispetto all’originale.
Per saperne di più, a questo link trovate un manuale che spiega come è costruito e come funziona il Boeing CH-47 Chinook: CH-47D Flight Controls
