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Milano, sparatoria a Rogoredo: ventenne ucciso dalla polizia. L’arma era una replica a salve

Milano, sparatoria a Rogoredo: ventenne ucciso dalla polizia. L’arma era una replica a salve

Un giovane si è avvicinato armato a una pattuglia di agenti in borghese in via Impastato. Secondo la polizia avrebbe puntato l’arma contro gli agenti. Salvini: «Dalla parte del poliziotto»

Un giovane di 20 anni è morto a Milano dopo essere stato colpito da una pattuglia di agenti di polizia in borghese. L’episodio è avvenuto poco prima delle 18 in via Giuseppe Impastato, nel quartiere Rogoredo, area da tempo interessata da operazioni di controllo e contrasto allo spaccio.

Secondo una prima ricostruzione fornita dalla polizia, il ventenne si sarebbe avvicinato a una pattuglia di agenti impegnata in controlli sul territorio. Alla vista degli agenti avrebbe estratto una pistola e l’avrebbe puntata verso di loro. A quel punto i poliziotti hanno reagito aprendo il fuoco.

Il 20enne ucciso e i primi accertamenti sull’arma

Il giovane, descritto come nordafricano e al momento non ancora identificato ufficialmente, è stato colpito nella parte alta del corpo. I soccorritori del 118, giunti rapidamente sul posto, non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso.

Dalle prime verifiche effettuate dagli investigatori, l’arma impugnata dal ventenne sarebbe risultata una replica a salve. Un elemento che non modifica però, secondo quanto trapela dagli ambienti investigativi, la percezione di pericolo immediato da parte degli agenti al momento dell’intervento.

I soccorsi e l’intervento della polizia scientifica

Sul luogo della sparatoria sono intervenuti il medico legale, gli agenti della Squadra Mobile e gli specialisti della polizia scientifica per i rilievi tecnici. L’area è stata transennata per consentire gli accertamenti balistici e la ricostruzione dettagliata della dinamica.

Le indagini puntano ora a chiarire con precisione la sequenza dei fatti, i movimenti del giovane e le condizioni operative in cui si trovavano gli agenti al momento dell’intervento.

Rogoredo e il “boschetto”: un’area sotto osservazione costante

Il quartiere Rogoredo rappresenta da anni uno dei contesti urbani più complessi di Milano sul fronte della sicurezza. In particolare, l’area del cosiddetto “boschetto” è stata a lungo uno snodo centrale dello spaccio di sostanze stupefacenti, attirando consumatori da tutta la città e dall’hinterland. Nonostante i numerosi interventi di bonifica e le operazioni di sgombero condotte nel tempo, la zona resta caratterizzata da una forte pressione criminale e da una presenza costante delle forze dell’ordine.

Via Impastato e le strade limitrofe rientrano in questo perimetro di attenzione rafforzata, con pattugliamenti frequenti, servizi in borghese e controlli mirati. È in questo contesto operativo, segnato da un’elevata tensione e da situazioni potenzialmente imprevedibili, che si inserisce l’episodio di oggi. Un contesto in cui le forze di polizia agiscono quotidianamente in condizioni di rischio elevato, chiamate a valutazioni rapide in scenari che possono mutare in pochi istanti.

Le reazioni politiche: Salvini e Piantedosi

La morte del ventenne ha immediatamente innescato reazioni sul piano politico. Il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, ha espresso una posizione netta: «Sono dalla parte del poliziotto, senza se e senza ma», ribadendo che il giovane «aveva estratto una pistola e per questo è stato colpito da un agente».

Più prudente il commento del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che ha invitato ad attendere le verifiche ufficiali. «Le prime notizie ovviamente scontano un margine di approssimazione. Non ho motivo di presumere sulla legittimità o proporzionalità dell’intervento fatto, ma non diamo scudi immunitari a nessuno», ha dichiarato.

Le indagini sulla legittimità dell’intervento

Piantedosi ha sottolineato che «le autorità competenti vaglieranno il caso» e ha chiesto di evitare «presunzioni di colpevolezza», assicurando che «non ci saranno scudi immunitari» per nessuno. «Ci rimetteremo in maniera serena alla valutazione di quello che sarà stato lo svolgimento dei fatti, ancora una volta in un contesto molto complicato», ha concluso.

L’inchiesta dovrà ora stabilire se l’uso delle armi da parte degli agenti sia avvenuto nel rispetto delle procedure e delle condizioni previste dalla legge. Intanto, l’episodio riporta al centro del dibattito il tema della sicurezza urbana e delle tensioni operative che caratterizzano alcune aree sensibili delle grandi città italiane.

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