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Garlasco, riecco la teoria del sicario: «Tutto depistaggio, anche la condanna di Stasi»

Garlasco, riecco la teoria del sicario: «Tutto depistaggio, anche la condanna di Stasi»

Lovati rilancia la tesi della mano occulta su Garlasco: la bici sparita in via Toledo, i vestiti nel canale Brielli, la condanna di Stasi

Massimo Lovati è tornato sulla teoria del sicario. L’ex avvocato di Andrea Sempio, intervenuto a Mattino Cinque, rilancia la tesi che dietro l’omicidio di Chiara Poggi ci sia una mano occulta e che tutti gli elementi più suggestivi del caso (compresa la condanna definitiva di Alberto Stasi nel 2015) facciano parte di un preciso disegno di depistaggio.

«Al di là delle falle delle indagini, secondo me tutti questi elementi sono evidenti segni di depistaggio», dichiara Lovati. Per «elementi» si riferisce alla bicicletta nera da donna rinvenuta un mese e mezzo dopo il delitto in via Toledo, dietro casa Poggi, e ai vestiti trovati nel canale Brielli con macchie rosse. Due tracce che, secondo lui, avrebbero indirizzato le indagini verso Stasi per coprire il vero colpevole.

La bici fantasma di Garlasco

Dietro le villette di via Pascoli si giunge presto in campagna, dove scorre il canale Brielli. Parallela al canale c’è via Toledo, una strada che, in poche centinaia di metri, porta all’abitazione della nonna di Sempio, dove quest’ultimo afferma di essersi recato dopo essere tornato da Vigevano nella tarda mattinata del 13 agosto 2007.

Gli investigatori hanno ipotizzato che l’assassino sia fuggito dalla porta sul retro di casa Poggi. E proprio tra il canale e via Toledo, tra le sterpaglie, un mese e mezzo dopo il delitto sarebbe stata rinvenuta dai vigili urbani una bici nera da donna. Ma di quel mezzo, secondo l’inviato di Mattino Cinque, «non vi è traccia agli atti»: nessun verbale, e nemmeno una fotografia.

Franca Bermani, la testimone che vide una misteriosa bicicletta nera da donna fuori dal cancello dei Poggi il giorno del delitto, ai carabinieri riferì che quella bici rinvenuta in via Toledo «non me l’hanno fatta vedere per un confronto». No, le dissero solo che era «nera come quella che ho visto: nuova di zecca, ma senza il fanalino posteriore». IIn effetti, durante il processo contro Stasi, la Bermani sottolineò in aula che nessuno l’aveva mai messa nelle condizioni di visionare nemmeno una foto di quella bicicletta.

I vestiti nel canale

Il 24 agosto 2007, undici giorni dopo il delitto, furono rinvenuti proprio nel canale Brielli, tra Sairano e Villanova, alcuni vestiti nascosti in un sacco, con evidenti macchie rosse. Potrebbero essere gli indumenti dell’assassino, di cui si era disfatto durante la fuga? Chi può dirlo.

Ad ogni modo, i Ris di Parma analizzarono i reperti ed esclusero la presenza di tracce ematiche. Lo documenta la relazione del 16 novembre 2007. Niente sangue, dunque. Solo macchie rosse che tali rimasero, senza trasformarsi in una prova concreta.

Una teoria suggestiva, ma senza prove

Lovati collega questi elementi in un unico disegno: il sicario sarebbe fuggito dal retro, avrebbe attraversato la campagna, abbandonato la bici in via Toledo e gettato i vestiti nel canale. Tutto per depistare le indagini verso Stasi, che secondo l’avvocato sarebbe innocente.

Una teoria suggestiva, certo, ma che si regge su elementi piuttosto fragili: una bici di cui non esistono foto né verbali, vestiti senza tracce di sangue, una fuga ipotetica mai provata.

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