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Garlasco, parla l’amico di Andrea Sempio: «In vent’anni non è mai cambiato, credo nella sua innocenza»

Garlasco, parla l’amico di Andrea Sempio: «In vent’anni non è mai cambiato, credo nella sua innocenza»

Sulle nuove ombre che tornano a sfiorare il caso Garlasco, arriva una voce dal passato di Andrea Sempio. A “Quarto Grado” l’intervista a Mirko Crepaldi, compagno di scuola e amico di lunga data

Nel nuovo capitolo mediatico che riporta sotto i riflettori il delitto di Garlasco, una testimonianza personale prova a restituire un’immagine diversa di Andrea Sempio. Nella puntata di Quarto Grado in onda venerdì 30 gennaio su Retequattro, il programma condotto da Gianluigi Nuzzi con Alessandra Viero trasmette l’intervista realizzata da Martina Maltagliati a Mirko Crepaldi, amico storico di Sempio.

Crepaldi racconta di essere stato convocato in caserma e di aver collaborato con le autorità, precisando però di non voler entrare nel merito delle domande ricevute: «Ho riferito quello che dovevo riferire. Per rispetto delle indagini non intendo rilasciare nessun tipo di informazione». Una posizione di prudenza che non gli impedisce di ribadire con chiarezza la propria convinzione: «Credo nell’innocenza del mio amico Andrea».

Un’amicizia che nasce nel 2003 e non si interrompe

Il rapporto tra i due risale all’inizio delle scuole superiori, nel 2003. Un’amicizia che, come sottolinea Crepaldi, è proseguita anche dopo gli anni scolastici: «È un’amicizia che è perdurata nel tempo, siamo amici tutt’ora». Un dettaglio che per lui è centrale nel giudizio su Sempio, osservato da vicino prima e dopo l’estate del 2007.

Quando gli viene chiesto come abbia trovato Andrea dopo il delitto di Chiara Poggi, la risposta è netta: «Ho trovato l’Andrea che avevo lasciato a scuola». Nessun cambiamento evidente, nessuna frattura nel comportamento.

Il video a scuola e la “bravata”

Nel corso dell’intervista si torna anche sul video girato durante una ricreazione scolastica, diventato virale negli anni e finito al centro dell’attenzione investigativa. Crepaldi lo ridimensiona, definendolo una “bravata” girata alle dieci del mattino, durante l’intervallo.

Alla domanda se già all’epoca il video circolasse tra i compagni di classe, risponde: «Penso sia girato praticamente a tutti». Quanto alla possibilità che Andrea lo avesse mostrato da un telefono, Crepaldi ricorda che all’epoca né lui né Sempio avevano cellulari con videocamera, rendendo necessario il passaggio da un computer per poterlo vedere.

Nessun segnale di violenza o ossessioni

Sul piano personale, Crepaldi esclude di aver mai colto segnali inquietanti nei discorsi o nei comportamenti dell’amico. Nessuna confidenza su Chiara Poggi, nessun commento a sfondo sessuale, nessuna traccia di aggressività o misoginia. «L’ho sempre visto molto rispettoso, anche nei discorsi».

Anzi, ciò che emerge è il ritratto di una persona controllata, con un forte autocontrollo emotivo: «Non ricordo mai un episodio violento da parte di Andrea, né episodi di ira. È una persona che non si lascia andare a reazioni d’impeto».

“Chi uccide non resta lo stesso per vent’anni”

È questo il punto su cui Crepaldi costruisce la sua convinzione più profonda. Non un alibi, non una ricostruzione alternativa, ma una valutazione umana: «Una persona che si macchia di un delitto del genere non può rimanere la stessa per vent’anni. Andrea è rimasto la stessa persona che ho conosciuto allora».

Parole che non pretendono di sostituirsi alle indagini, ma che aggiungono un tassello al racconto pubblico del caso. Una testimonianza che arriva dal quotidiano, dall’osservazione diretta, e che riapre una domanda che accompagna Garlasco da quasi due decenni: quanto pesa, nel giudizio finale, il tempo che passa senza cambiare un volto.

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