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Garlasco, la madre di Sempio: «Maledetta Chiara». Le intercettazioni e le terribili parole contro i Poggi

Garlasco, la madre di Sempio: «Maledetta Chiara». Le intercettazioni e le terribili parole contro i Poggi
I genitori di Andrea Sempio,alla guida il padre Giuseppe Sempio, lasciano la caserma della Guardia di Finanza di Pavia, dove sono stati sentiti per circa 7 ore come testimoni nell’ambito dell’indagine della procura di Brescia che vede indagato l’ex procuratore pavese Mario Venditti per corruzione in atti di giudiziari, 26 settembre 2025. ANSA/FEDERICA ZANIBONI

Emergono nuove intercettazioni della madre di Andrea Sempio, Daniela Ferrari: le frasi contro Chiara Poggi, la paura del carcere e le conversazioni sul Dna.

«Maledetta Chiara, i Poggi e il porco (bestemmia) che non li fa morire… maledetta». Sono parole durissime, pronunciate da Daniela Ferrari, madre di Andrea Sempio, il 29 ottobre 2025 e registrate dalle microspie installate dagli investigatori, mentre le nuove indagini sull’omicidio di Chiara Poggi riportavano il figlio al centro di una vicenda giudiziaria che sembrava destinata a non concludersi mai. A quasi vent’anni dal delitto di Garlasco, nelle conversazioni intercettate all’interno della famiglia Sempio emergono imprecazioni contro la vittima e i suoi familiari, preoccupazioni per le conseguenze degli accertamenti scientifici, discussioni sulle strategie difensive e persino il timore che Andrea possa finire in carcere.

Le nuove trascrizioni, pubblicate dal Giornale e riprese da altre testate, arrivano in un momento particolarmente delicato dell’inchiesta, dopo che il 28 settembre la Procura di Pavia ha notificato ad Andrea Sempio un secondo avviso di conclusione delle indagini, confermando l’accusa di omicidio aggravato e depositando ulteriori consulenze scientifiche. L’uomo continua a dichiararsi estraneo all’assassinio di Chiara Poggi, per il quale Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva.

«Gli porteremo le arance in galera»: la paura dei genitori di Sempio

La frase contro Chiara e la famiglia Poggi è il passaggio più impressionante delle intercettazioni, ma non è l’unico a restituire il clima delle conversazioni familiari registrate dagli investigatori durante l’autunno del 2025, quando i genitori di Andrea discutono ripetutamente degli sviluppi dell’inchiesta, degli accertamenti e delle possibili conseguenze giudiziarie per il figlio.

In uno degli scambi riportati, Daniela Ferrari teme che le iniziative intraprese possano complicare ulteriormente la posizione di Andrea, arrivando a prospettare la possibilità di dovergli portare le arance in carcere, mentre il marito Giuseppe riconduce le proprie preoccupazioni soprattutto agli accertamenti genetici, considerati decisivi per comprendere l’evoluzione delle indagini.

Il riferimento al Dna ritorna più volte, soprattutto perché è proprio il materiale genetico recuperato dalle unghie di Chiara Poggi a costituire uno dei capitoli centrali della nuova inchiesta, con valutazioni scientifiche e interpretazioni che restano oggetto del confronto tra gli esperti dell’accusa e quelli della difesa.

Le intercettazioni documentano dunque le preoccupazioni della famiglia, senza che gli sfoghi o i timori dei genitori possano essere considerati, di per sé, elementi capaci di dimostrare la responsabilità del figlio.

Il mistero della chiavetta USB e la reazione di Andrea

Tra le conversazioni sulle quali si è concentrata l’attenzione degli investigatori compare anche quella del 2 novembre 2025, quando Giuseppe Sempio chiede al figlio informazioni su una chiavetta USB e Andrea reagisce inizialmente negando di averne possedute, prima di precisare che durante le perquisizioni gli sarebbero stati sequestrati diversi dispositivi.

Secondo quanto riportato nelle ricostruzioni giornalistiche delle trascrizioni, gli investigatori hanno annotato un cambiamento nel tono di voce di Sempio durante lo scambio con il padre, inserendo la conversazione tra gli elementi ritenuti meritevoli di approfondimento.

La questione della chiavetta viene collegata, nella ricostruzione investigativa, ad alcuni soliloqui registrati mentre Andrea si trovava alla guida della propria automobile, nei quali compare anche un riferimento a un video contenuto in un dispositivo di memoria. Un elemento che gli inquirenti prendono in considerazione nell’ambito degli approfondimenti sull’eventuale movente dell’omicidio, ma il cui significato e la cui effettiva rilevanza devono essere ancora accertati giudiziariamente.

La catenina di Chiara e i nuovi accertamenti sul Dna

Un’altra conversazione significativa risale al 14 dicembre 2025, quando Daniela Ferrari parla con preoccupazione della possibilità di sottoporre a ulteriori analisi la catenina indossata da Chiara Poggi al momento dell’omicidio, facendo riferimento all’ipotesi che il gioiello possa aver raccolto materiale genetico presente sul pavimento durante un eventuale trascinamento della vittima.

La donna teme che nuovi risultati possano coinvolgere ulteriormente il figlio, mentre in altri dialoghi familiari viene affrontata anche la questione del possibile movente dell’assassinio, con Daniela che domanda ad Andrea quale circostanza Chiara avrebbe potuto scoprire per arrivare a essere uccisa.

Sempio risponde sviluppando un ragionamento generale sulla diversa importanza che una determinata situazione può assumere agli occhi delle persone, osservando come una circostanza apparentemente insignificante per qualcuno possa essere percepita come estremamente grave da qualcun altro.

Anche in questo caso, tuttavia, si tratta di una conversazione privata che gli investigatori hanno acquisito e valutato nell’ambito dell’inchiesta, e non della dimostrazione dell’esistenza di uno specifico movente.

Le accuse della madre di Sempio a Garofano e la questione dell’impronta 33

Dalle intercettazioni emergono inoltre forti contrasti sulle strategie difensive, con Daniela Ferrari che esprime apertamente la propria sfiducia nei confronti di Luciano Garofano, ex comandante del Ris ed ex consulente della difesa del figlio, contestandogli una linea che, secondo la sua interpretazione, sarebbe stata eccessivamente vicina alle posizioni sostenute dai consulenti e dai legali della famiglia Poggi.

Al centro delle discussioni compare soprattutto l’impronta 33, la traccia individuata sulle scale della villetta di Garlasco, rispetto alla quale Daniela Ferrari manifesta perplessità sulla scelta di approfondire determinati accertamenti durante l’incidente probatorio.

Si tratta di accuse e valutazioni espresse dalla donna durante conversazioni private, che non costituiscono un riscontro oggettivo di eventuali comportamenti scorretti da parte dei professionisti chiamati in causa.

Le perplessità della madre riguardano anche le misurazioni antropometriche eseguite sul figlio, che Daniela contesta sottolineando come il fisico di Andrea sia cambiato nel corso dei quasi vent’anni trascorsi dall’omicidio, pur essendo rimasto invariato, secondo quanto afferma, il numero di scarpe.

Proprio questo capitolo è tornato di stretta attualità con la nuova chiusura delle indagini: la Procura di Pavia ha infatti reso noto che, secondo le consulenze depositate, le misure del piede di Andrea Sempio risultano compatibili con quelle di una calzatura modello Frau numero 42 presa in esame dagli investigatori, una conclusione che non equivale però all’identificazione certa di chi abbia lasciato la traccia sulla scena del delitto.

La nuova indagine e la posizione di Andrea Sempio

Le intercettazioni diventano pubbliche a pochi giorni da un passaggio fondamentale dell’inchiesta, con la Procura di Pavia che ha nuovamente concluso le indagini preliminari a carico di Andrea Sempio, depositando ulteriori consulenze riguardanti le impronte, il materiale genetico e gli accertamenti sulle calzature.

La difesa dell’indagato ha già contestato le valutazioni dell’accusa e sostiene che le nuove consulenze non introducano elementi decisivi a carico del proprio assistito, mentre la posizione di Alberto Stasi rimane quella di una persona condannata con sentenza definitiva, indipendentemente dagli ulteriori sviluppi investigativi.

In questo quadro, le parole della madre di Sempio rappresentano un capitolo particolarmente duro delle conversazioni acquisite dagli investigatori, soprattutto perché rivolte a una giovane uccisa e alla famiglia che ne piange la morte da quasi vent’anni.

Resta però una distinzione fondamentale: le intercettazioni raccontano ciò che è stato detto all’interno della famiglia dell’indagato, mentre stabilire chi abbia ucciso Chiara Poggi è una questione che appartiene agli accertamenti giudiziari, alle prove e alle decisioni dei tribunali.

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