Nelle ultime ore, tra i sostenitori della colpevolezza di Alberto Stasi per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi avvenuto il 13 agosto del 2007 nella villetta di famiglia a Garlasco, il leitmotiv ricorrente è che anche se ci fossero stati errori negli esami che avevano rilevato tracce del Dna della vittima sui pedali della bicicletta di Stasi, quell’indizio non sarebbe stato centrale nelle indagini e nel processo concluso con la condanna a 16 anni dell’ex bocconiano.
Ma basta leggere il decreto di fermo a carico di Stasi emesso il 24 settembre 2007 dal pm della Procura di Vigevano Rosa Muscio per capire che la realtà è totalmente diversa.
Il peso decisivo dell’atto di accusa firmato dalla Procura
Quella sera Stasi fu fermato al termine di un drammatico interrogatorio nel corso del quale la Muscio gli contestava il fatto che sui pedali della sua bicicletta di colore bordeaux erano state rinvenute tracce del sangue di Chiara. E a quel punto, sotto gli occhi di fotografi e telecamere e attorniato da una folla che gli urlava «assassino, bastardo», Stasi fu tradotto in carcere.
Il fermo non fu poi convalidato dal gip e soprattutto dai successivi accertamenti la certezza che il materiale organico rinvenuto fosse sangue è venuta meno. Ma quell’episodio segnò una svolta definitiva nelle indagini, che si concentrarono solo su Stasi.
La relazione del Ris e la concentrazione biologica
Scriveva la Muscio il 24 settembre di 19 anni fa: «Dalle analisi condotte dai consulenti tecnici nominati da questo pm è emerso che sulla bicicletta marca Umberto Dei Milano, sequestrata allo Stasi in data 20 agosto 2007 all’interno della sua abitazione, sono state rinvenute tracce di sangue riconducibili alla vittima». A svolgere gli accertamenti chiesti dal pm era stato il Ris di Parma, che il giorno del fermo aveva trasmesso alla Procura una nota. «In particolare nella relazione preliminare sugli accertamenti biologici effettuati sui campioni prelevati dai pedali della bicicletta sopra indicata (vedi verbale delle operazione tecniche dell’11 settembre 2007) si evidenzia che il profilo del Dna estratto dai campioni stessi è riconducibile al di là di ogni ragionevole dubbio al profilo genetico di Chiara Poggi, come dettagliatamente indicato nella relazione preliminare datata 24.9.2007 che qui riporta “i primi rilievi effettuati in data 11 settembre 2007 sui pedali della bicicletta da uomo di colore marrone bordeaux, marca Umberto Dei Milano sono stati sottoposti agli accertamenti biomolecolari come unico campione, preliminarmente siglato come campione bu_p. Detto campione è stato sottoposto a estrazione del Dna e a successiva purificazione e quantificazione tramite Real Time. II Dna così estratto ha mostrato una concentrazione di circa 2,8 ng/ul di solo Dna femminile”».
Per la Muscio, «tenuto conto che la bicicletta su cui sono state trovate le tracce di sangue di Poggi Chiara il giorno 13 agosto 2007, era nella esclusiva disponibilità dell’indagato che era a casa da solo in quanto i genitori erano in vacanza nella loro abitazione di Spotorno (hanno infatti fatto ritorno a Garlasco solo nel pomeriggio del 13 agosto 2007), questo elemento dimostra inequivocabilmente che lo Stasi deve avere calpestato il sangue della vittima».
L’avvistamento della testimone e il nodo del secondo mezzo
Ma sui pedali, oltre all’argomento sangue, c’è un giallo che non è mai stato chiarito.
La mattina del delitto una testimone, Franca Bermani, aveva visto davanti alla villetta dei Poggi una bicicletta nera, da donna, diversa da quella sequestrata a Stasi. Nel secondo processo di appello però entrò in scena una seconda bici della famiglia dell’indagato, nera.
Ma che non corrispondeva a quella vista dalla testimone.
