Mentre continua la raccolta delle testimonianze sulla strage di Capodanno a Crans-Montana ed emergono nuovi dettagli, prende forma la collaborazione tra la Procura di Sion e quella di Roma. Nessuna «squadra investigativa comune» per ora, ma una collaborazione che si è avviata sul piano della «reciprocità».
La missione italiana
Ieri si è conclusa la missione nel Vallese del pm romano Stefano Opilio, che ha fatto anche visita al Constellation per un sopralluogo. «La nostra visita qui è un segno di rispetto e di attenzione verso tutte le vittime» ha detto Opilio ai giornalisti. Il pm ha potuto visionare il dossier investigativo svizzero che supera le 3.500 pagine. Dopodiché ha selezionato un migliaio di carte che la Procura di Roma ha chiesto di acquisire. Stando a quanto riportato dalla Radiotelevisione svizzera (Rsi), per poter ricevere una copia senza nomi, le autorità italiane dovranno prima ottenere «la decisione incidentale» da parte del Ministero pubblico vallesano. Mentre per i documenti in cui appaiono nomi e cognomi sarà necessario anche il consenso delle persone menzionate. Dall’altra parte, la Svizzera mira a ottenere i documenti dell’attività investigativa condotta in Italia, tra cui i referti delle autopsie svolte sulle vittime e i risultati delle consulenze medico legali sui giovani feriti, ma anche le analisi condotte sui loro cellulari, nonché i verbali delle testimonianze.
«Jessica mi disse di filmare lo show con le candele pirotecniche»
Oltre alla visita italiana, c’era grande attesa sull’interrogatorio di una testimone chiave: la giovane fotografa del Constellation, Rozerin Ozkaytan, sopravvissuta alla strage dopo essere stata in coma per settimane. Sentita mercoledì dagli inquirenti, ha rivelato: «Jessica mi disse di fare delle fotografie e il video allo show con le candele pirotecniche». Riguardo alla cameriera con il casco, su cui i coniugi Moretti hanno scaricato le colpe dell’incendio, ha raccontato: «Jessica disse a Cyane di salire sulle spalle del collega». Ha poi confermato un dettaglio già emerso precedentemente da alcuni racconti: «Dopo l’incendio, fuori dal locale ho visto Jessica che piangeva, ma non l’ho vista prestare soccorsi o dare indicazioni ai feriti che stavano uscendo dal Constellation». La ragazza ha specificato che lavorava saltuariamente nel locale visto che non era una dipendente dei coniugi Moretti. Il prossimo che sarà sentito dai magistrati di Sion è proprio il proprietario Jacques, con l’interrogatorio fissato per il 7 aprile. Successivamente, saranno ascoltati cinque amministratori comunali indagati, incluso il sindaco di Crans-Montana Nicolas Féraud, che verrà interrogato il 13 aprile.
Un video smentisce le dichiarazioni dei Moretti sulla porta di sicurezza
Negli scorsi giorni è anche emerso un ulteriore dettaglio. Gli investigatori svizzeri hanno ottenuto e visionato un video che mostra una delle due porte di sicurezza, quella al piano terra, chiusa con un chiavistello pochi secondi prima dello scoppio dell’incendio. Esattamente all’1.26, un dipendente avrebbe aperto la porta facendo entrare un uomo che poi ha chiuso l’uscita con l’attrezzo. Sarebbe così smentito quanto dichiarato da Jessica Moretti, visto che aveva spiegato che quella porta non veniva mai chiusa. Questa versione peraltro già non coincideva con quella del buttafuori del locale, Predrag Jankovic. Aveva svelato di aver «sentito parlare Jessica con i suoi collaboratori, mentre dicevano che le porte dovevano rimanere chiuse».
