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Crans-Montana, scoperta choc: c’era già stato un incendio analogo nel 2024

Crans-Montana, scoperta choc: c’era già stato un incendio analogo nel 2024

L’inchiesta su Crans Montana rivela un principio d’incendio al Constellation nel 2024, con la stessa dinamica del rogo che ha ucciso 40 persone

Il locale e la dinamica erano gli stessi. Il finale invece è stato diverso, una sorta di avvertimento rimasto purtroppo inascoltato. È sempre il bar Le Constellation. Ma non è la notte di Capodanno 2026 che ha causato quaranta morti. No, è il periodo delle festività del 2024, tredici mesi prima della strage. Risate, allegria, la sfilata delle candele scintillanti tra i tavoli. E poi, all’improvviso, le fiammelle che lambiscono il controsoffitto e quella sottospecie di mousse non ignifuga comprata da Jacques Moretti per pochi spiccioli da Hornbach, una catena di bricolage.

Un principio d’incendio che divampa e viene spento alla svelta, senza conseguenze. Ma l’episodio, emerso ora grazie a una «soffiata» giunta a uno dei 130 avvocati di parte civile e girata agli inquirenti, è inquietante. Se confermato, non consentirebbe più ai Moretti di giustificarsi sostenendo di non essere a conoscenza della pericolosità dei pannelli acustici. Sapevano, sapevano tutto. E se ne sono altamente fregati.

Il ristorante che bruciò a Lens

A quanto pare, i Moretti erano abituati ai roghi. Dalle inchieste, infatti, emerge che ancora prima, nel 2023, un incendio danneggiò pesantemente «Le Vieux Chalet», il ristorante che Jacques possiede a Lens. Non è la più rinomata città francese, ma il piccolo centro abitato montano sotto Crans dove Moretti vive. Una sfarzosa villa a quattro piani nella quale è tornato dopo aver lasciato il carcere di Sion venerdì sera, grazie a una cauzione di 400mila franchi pagata da un misterioso «caro amico», un imprenditore ginevrino.

Moretti aveva da poco acquistato il locale, che prima si chiamava «Café des Amis», per ristrutturarlo. Era una trattoria «fatiscente, ma resisteva», racconta un testimone al quotidiano svizzero Blick.ch. Poi Jacques «lo comprò e, bum, andò a fuoco. Quanti sfortunati eventi…». Per le fiamme fu incolpata una lampada che prese fuoco accidentalmente. Quando il locale fu rimesso a posto, spuntò «un ampliamento mica male».

E questo è solo l’inizio delle «stranezze». Il ristorante era aperto tutti i giorni dell’anno, «il che solleva dubbi sulla sua redditività», scrive il portale online Watson.ch. «A Lens la gente non può permettersi di mangiare lì più volte al mese. Come fa a non chiudere in bassa stagione?», si chiede un residente. Le carte giudiziarie indicano il prezzo pagato dal Corso per l’acquisto: un milione di franchi nel 2023, con ipoteca da 1,3 milioni.

Lo sviluppo dell’inchiesta di Crans-Montana

La Procura riferisce di un’inchiesta «estesa a tutte le persone per le quali può profilarsi una responsabilità penale». Un probabile riferimento al ruolo del Comune, che dal 2019 non ha mai svolto verifiche sul Constellation. Intanto oggi potrebbe arrivare agli inquirenti un dossier esplosivo dell’avvocato Sebastien Fanti, che rappresenta alcune famiglie delle vittime. Il fascicolo includerebbe circa cento mail, tra cui video, su fatti e retroscena della strage.

Un tema scottante riguarda le autopsie: mai eseguite, a parte due casi. «Questo è decisivo e lo si vedrà quando si inizierà a parlare di indennizzi», avverte Fanti. Gli interrogatori di Jacques e Jessica Moretti, ripresi ieri dalle telecamere mentre il primo parlava tranquillo a una finestra della villa, non sono terminati e riprenderanno nei prossimi giorni.

Il nome dell’imprenditore ginevrino che ha pagato le cauzioni resta avvolto nel mistero. Lo conoscono solo i legali della difesa e il Tribunale. Ma la catena di incendi (sospetti) che precede la strage inizia a delineare un quadro sempre più vergognoso.

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