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Collagene mania, ma funziona davvero? La verità su pelle, articolazioni e promesse anti-age

Collagene mania, ma funziona davvero? La verità su pelle, articolazioni e promesse anti-age
WEST HOLLYWOOD, CALIFORNIA – MARCH 19: A general view of the atmosphere during the Mel B Celebrates New Global Brand Ambassador Role With Revive Collagen In Los Angeles at Soho House Holloway on March 19, 2026 in West Hollywood, California. (Photo by Tommaso Boddi/Getty Images for Revive Collagen)

Nelle bevande, sotto forma di polvere, negli alimenti. La proteina più importante del nostro corpo sembra diventata un ingrediente miracoloso per il benessere. Tra marketing ed evidenze scientifiche

Si trova ovunque. Nei frullati, nelle acque funzionali, in barrette, caramelle gommose e negli immancabili barattoloni di “polveri” da sciogliere nel thermos che portiamo in palestra e in ufficio. Se fino a pochi anni fa era un integratore conosciuto quasi esclusivamente dagli sportivi, oggi il collagene è diventato il nuovo passe-partout del benessere: promette articolazioni più sane e meno dolenti, una pelle più turgida, capelli folti, unghie resistenti, e soprattutto la speranza di rallentare il tempo.  

La domanda, però, è inevitabile: questo “tuttofare” funziona davvero? Esistono solide evidenze scientifiche a sostegno dei suoi benefici o siamo di fronte all’ennesima moda del wellness destinata a sgonfiarsi non appena arriverà il prossimo ingrediente miracoloso? Innanzitutto occorre fare chiarezza su cosa sia e su quanti tipi ne esistano, perché sotto la parola collagene si nasconde un universo molto più complesso di quanto lascino intendere pubblicità e video su TikTok. «È una delle proteine più importanti del nostro organismo: è l’“impalcatura” che sostiene pelle, cartilagini, tendini e ossa» dice a Panorama Filippo Ongaro, esperto di medicina della longevità, scrittore ed ex medico degli astronauti dell’Agenzia spaziale europea. «Con l’età la sua produzione diminuisce naturalmente, già dopo i 25 anni inizia un declino lento ma continuo, che accelera dopo i 40. Quando parliamo di integrazione di collagene dobbiamo però distinguere con precisione, perché sotto questa etichetta convivono prodotti molto diversi tra loro, con meccanismi d’azione, evidenze e applicazioni cliniche distinte». 

Lo sa bene chiunque provi a cercare questo tipo di integratori online o sugli scaffali dei negozi specializzati: esistono prodotti a base di collagene bovino, marino, vegetale, del pollo, idrolizzato, nativo, mixato, concentrato: la confusione regna sovrana. «Quello che troviamo nella maggior parte degli integratori in polvere o in capsule è il collagene idrolizzato, di origine animale» continua Ongaro. «L’idea è che questi piccoli frammenti, una volta assunti per bocca, “avvisino” l’organismo che le sue riserve stanno diminuendo, spingendolo a produrne di nuovo. Esistono studi clinici che hanno mostrato effetti modesti, ma reali, sull’elasticità e sull’idratazione della pelle». 

Gli effetti davvero importanti, però, sono quelli studiati in medicina e in clinica, soprattutto nel campo dei reumatismi. «Nell’organismo esistono ben 28 tipi di collagene» chiarisce Massimiliano Limonta, responsabile dell’Unità di Reumatologia dell’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo. «Quello più importante per le articolazioni è il collagene di “tipo II nativo”, che contribuisce a mantenere struttura, resistenza ed elasticità delle cartilagini, permettendo alle articolazioni di sopportare i movimenti e i carichi quotidiani. Quando occorre integrarlo, utilizziamo prevalentemente quello estratto dallo sterno del pollo e assunto generalmente al dosaggio di 40 milligrammi al giorno, per cicli di almeno tre-sei mesi». Va però chiarito un punto fondamentale: non è un farmaco, non è un antinfiammatorio e non dà benefici immediati. «Possiamo definirlo un condroprotettore cioè una sostanza che, se assunta con continuità per mesi o anni – sempre dopo valutazione medica – può rallentare la progressione dell’artrosi e ridurre le fasi infiammatorie responsabili del dolore articolare». 

Oggi il problema è invece che si parla di collagene come fosse una panacea universale, che sia sufficiente aggiungerne un qualsiasi tipo a un frullato o prenderlo solo per qualche settimana per proteggere automaticamente le articolazioni o togliere il dolore, e soprattutto che serva a “curare più o meno tutto”. «È una semplificazione che non trova alcun riscontro nella letteratura scientifica» continua Limonta. «Il collagene ha una precisa collocazione terapeutica: nelle forme iniziali di artrosi, soprattutto lieve-moderata, di ginocchio, anca e mano. È in queste fasi che può aiutare a rallentare il deterioramento della cartilagine. Quando invece l’artrosi è ormai avanzata non ha senso aspettarsi risultati. Inoltre è importante sfatare una convinzione diffusa: non cura i reumatismi infiammatori cronici come l’artrite reumatoide. In questi pazienti la terapia si basa su farmaci immunosoppressori e anticorpi monoclonali. Dire che il collagene possa sostituire le cure sarebbe un errore gravissimo». 

Fin qui la medicina: poi c’è la “moda”, i presunti benefici sulla pelle, l’uso in chirurgia estetica e persino la teoria che possa prevenire o ritardare l’invecchiamento. Si apre un mondo, fatto di bodybuilder che ne ingurgitano quantità spropositate prima e dopo gli allenamenti e signore un po’ avanti con gli anni in cerca dell’elisir di lunga bellezza. Anche in questo campo occorre sgombrare il terreno dai falsi miti. «In medicina estetica siamo molto prudenti riguardo agli effetti che gli integratori di collagene oggi così in voga possono apportare alla pelle» dice Andrea Spano, chirurgo e fondatore di The Clinic, una delle più conosciute cliniche estetiche milanesi. «Il punto è che non sappiamo quanto del collagene assunto per bocca o applicato con le creme venga davvero utilizzato dai tessuti. Per questo preferiamo un’altra strada: aiutare “dall’interno” il nostro organismo a produrne di nuovo piuttosto che limitarci a somministrarlo. È un processo più naturale e, nella nostra esperienza, dà risultati più concreti». 

Un approccio che mira a risvegliare la pelle impigrita dall’età e a ricordarle che il collagene fa bene e quindi è opportuno ricominciare a produrlo, anche se si è superata la fatidica mezza età. «I trattamenti più moderni consistono in tecnologie come gli ultrasuoni, che stimolano i fibroblasti in profondità, o il microneedling, fatto con piccoli aghi che inviano uno stimolo ai tessuti, in modo che l’organismo risponda producendo collagene» continua Spano. «Se poi una persona vuole associare anche un integratore, non c’è alcuna controindicazione. Ma pensare che basti una polvere da sciogliere nell’acqua o nel caffè per ringiovanire la pelle è un’aspettativa eccessiva». 

Se il collagene ha quindi indicazioni precise nella salute delle articolazioni e nella cura dell’artrosi, e un ruolo ancora dibattuto su quanto aiuti la pelle a ritrovare il turgore perduto, come si colloca davvero nel grande tema della longevità? È veramente un investimento che possiamo fare per invecchiare meglio, vale la pena acquistare questi prodotti, o il loro successo racconta piuttosto qualcosa della nostra epoca? «Sicuramente racconta molto di noi, e del fatto che viviamo in una cultura che ha una relazione ambivalente con l’invecchiamento» afferma ancora Ongaro. «Lo temiamo, lo neghiamo, lo combattiamo, ma facciamo fatica ad affrontarlo come meccanismo biologico da gestire con intelligenza e a volte con accettazione. L’invecchiamento è diventato un problema da risolvere piuttosto che un processo da accompagnare: in questo contesto ogni soluzione che promette di contrastare o rallentare il tempo trova un mercato enorme e reattivo».

Nel mare magnum delle strategie anti-vecchiaia occorrerebbe dare le giuste priorità, che non sono di certo gli integratori di collagene, soprattutto se scelti a caso. Anche perché, dietro l’angolo, si nasconde un’altra insidia, cioè l’effetto di auto-licenza.

«In psicologia comportamentale si chiama “licensing effect” conclude Ongaro. «In pratica, quando facciamo qualcosa che percepiamo come salutare, come prendere un integratore, comprare prodotti bio, iscriverci in palestra, il nostro cervello tende a “compensare” concedendosi comportamenti meno virtuosi in altri ambiti. “Tanto ho preso il collagene stamattina” diventa inconsciamente un permesso per non fare la passeggiata, per mangiare male a cena, per andare a letto tardi o altro. Certo, può anche succedere il contrario, ossia che l’assunzione di un integratore stimoli una serie di cambiamenti in positivo. Ricordiamoci però che per invecchiare bene le strategie vincenti sono altre: esercizio fisico, alimentazione di qualità, sonno in quantità sufficiente e controllo dei fattori di rischio cardiovascolare e metabolico».

Bando alle scorciatoie: l’elisir di lunga vita, almeno per ora, continua ad avere un sapore decisamente meno glamour.

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