Una svolta giudiziaria che riapre una delle pagine più controverse della monarchia britannica. Secondo quanto riportato dalla BBC, Andrea Mountbatten-Windsor – fratello di Carlo III – è stato arrestato con l’accusa di abuso d’ufficio nell’ambito delle indagini legate ai suoi rapporti con Jeffrey Epstein, il finanziere statunitense morto in carcere nel 2019 mentre era in attesa di processo per traffico sessuale di minori.
L’arresto è avvenuto nella residenza di Sandringham, nel Norfolk, dove l’ex principe si era trasferito dopo aver lasciato la sua abitazione di Windsor. Una coincidenza simbolica: il fermo è scattato proprio nel giorno del suo 66esimo compleanno. È la prima volta che Andrea viene formalmente arrestato nell’ambito delle indagini sui suoi legami con Epstein.
Le accuse: documenti riservati e ruolo di trade envoy
Al centro dell’inchiesta vi sarebbero documenti riservati risalenti al periodo in cui Andrea ricopriva l’incarico di inviato commerciale del governo britannico (trade envoy), tra il 2010 e il 2011. Secondo quanto emerge, alcune informazioni confidenziali relative a missioni e rapporti economici – in particolare in Asia – sarebbero state condivise con Epstein.

In quegli anni Andrea era uno dei volti della diplomazia economica del Regno Unito: viaggi ufficiali, incontri con investitori, promozione di interessi britannici all’estero. Un ruolo delicato, che implicava accesso a dossier e strategie commerciali. L’ipotesi degli inquirenti è che tale posizione possa essere stata utilizzata in modo improprio.
L’accusa di abuso d’ufficio, in questo contesto, non riguarda direttamente i reati sessuali contestati a Epstein, ma l’eventuale trasmissione indebita di informazioni riservate a un soggetto già allora considerato controverso negli ambienti istituzionali internazionali.
La dichiarazione di Carlo III: “Nessun commento, la legge farà il suo corso”

Pochi giorni fa, il 9 febbraio, Carlo III aveva dichiarato di essere pronto a offrire collaborazione alle autorità qualora richiesto. Oggi, dopo l’arresto, il sovrano ha diffuso una nota ufficiale: “Ho appreso con la massima preoccupazione la notizia riguardante Andrea. Vorrei dirlo chiaramente: la legge deve fare il suo corso. Mentre questo processo prosegue, non sarebbe giusto da parte mia commentare ulteriormente la questione. Nel frattempo, io e la mia famiglia continueremo a svolgere il nostro dovere e a servire tutti voi”.
Secondo i media britannici, né il re né Buckingham Palace sarebbero stati informati in anticipo dell’operazione di polizia. Un dettaglio non secondario, che segnala la volontà delle autorità di mantenere una netta separazione tra l’indagine e l’istituzione monarchica.
Perquisizioni e custodia cautelare: cosa succede ora
La polizia della Thames Valley, che guida l’inchiesta, ha confermato perquisizioni nel Norfolk e in una seconda residenza nel Berkshire. In un comunicato si precisa che “un uomo di 66 anni è stato arrestato e resta al momento in custodia”.
Nel sistema giudiziario britannico la custodia cautelare segue un percorso scandito da tempi e passaggi molto precisi. Il fermo iniziale può estendersi fino a 96 ore, ma non è un automatismo: ogni proroga deve essere autorizzata progressivamente da un magistrato, che valuta la fondatezza degli elementi raccolti e la necessità di trattenere l’indagato per ulteriori accertamenti.
Nella prassi, tuttavia, la fase più intensa si concentra nelle prime 12 o 24 ore, quando gli investigatori conducono gli interrogatori, analizzano i documenti sequestrati e mettono a confronto eventuali incongruenze. È in questo arco temporale che si misura la solidità dell’impianto accusatorio.
Al termine di questa finestra, la polizia – in coordinamento con la Crown Prosecution Service – può imboccare tre strade: formalizzare l’incriminazione e portare il caso davanti a un giudice; rilasciare l’indagato a piede libero, mantenendo però aperto il fascicolo; oppure archiviare, ritirando le ipotesi di accusa qualora gli elementi raccolti non risultino sufficienti.
È una fase sospesa in cui ogni decisione pesa. Le prossime ore, dunque, non saranno solo un passaggio procedurale, ma il momento in cui si capirà se l’arresto resterà un atto preliminare o si trasformerà in un vero e proprio capo d’imputazione formale.
Un passato già segnato dallo scandalo Epstein
Il nome di Andrea era già emerso con forza nel 2019, quando il caso Epstein travolse numerose personalità internazionali. L’intervista televisiva concessa alla BBC in quell’anno – nel tentativo di chiarire la natura dei suoi rapporti con il finanziere – si rivelò un disastro mediatico e istituzionale. Pochi giorni dopo, Andrea annunciò il ritiro dagli impegni pubblici.
Negli anni successivi, la sua posizione all’interno della famiglia reale è stata progressivamente ridimensionata: perdita di incarichi militari onorifici, rinuncia ai titoli ufficiali utilizzabili in pubblico e, di fatto, esclusione dalla vita attiva della monarchia.
L’arresto di oggi rappresenta però un salto di qualità: non più solo un problema reputazionale o civile, ma una questione penale che potrebbe avere conseguenze giudiziarie dirette.
La monarchia sotto pressione
Per Carlo III, già impegnato nel consolidare la propria immagine dopo la lunga era elisabettiana, la vicenda è un banco di prova delicatissimo. La linea scelta appare chiara: distanza istituzionale, rispetto dell’autonomia della magistratura, nessuna interferenza.
Resta da capire quale impatto potrà avere questo sviluppo sulla percezione pubblica della monarchia britannica, soprattutto in un momento in cui l’istituzione cerca stabilità e consenso.
