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L'attentato di Sarajevo, una memoria per immagini

A 100 anni dall'evento che in cinque settimane avrebbe portato l'Europa nella grande guerra, un viaggio fra le icone fotografiche - Le cose da sapere - La grande guerra cento anni

Il mondo si interroga ancora su quei due colpi di pistola esplosi da Gavrilo Princip e su come l'Europa si trovò in una guerra totale che avrebbe provocato quasi dieci milioni di morti. 

Un ricordo per immagini di quello che avvenne quel 28 giugno del 1914 a Sarajevo, capitale della Bosnia - Herzegovina.

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FRANCESCO FERDINANDO D’ASBURGO-ESTE (1863-1914).

Francesco Ferdinando in uniforme di gala nel 1914.

Nipote dell’imperatore Francesco Giuseppe, nasce a Graz nel 1863.

Erede al trono austro-ungarico, segue la tradizionale carriera militare riservata ai cadetti delle famiglie aristocratiche, che lo vide raggiungere il grado di tenente a soli 14 anni. 

Divenuto maggiore  generale a 31 anni, alla vigilia del suo assassinio ricopriva la carica di ispettore generale militare dell’ Impero d’Austria Ungheria. Proprio in questa veste, il 28 giugno 1914 l’arciduca giunse a Sarajevo, capitale della Bosnia sotto l’amministrazione austriaca, per un incontro con le autorità cittadine.

Di carattere spigoloso ed iracondo, mostrò tuttavia una propensione alla modernità che gli alienò gran parte della corte viennese. Aveva  inoltre scandalizzato per il suo matrimonio contratto in rito morganatico con una donna di rango assai inferiore e per di più di origini boeme, Sophia Chotek Von Chotkowa. 

Anche le sue idee geopolitiche gli avevano creato non pochi attriti con i conservatori dell’ Impero. Egli fu un “trialista”, ovvero un sostenitore di una sorta di riforma federalistica dell’Impero con la creazione di un “terzo regno” slavo. Da queste posizioni nascono anche alcune teorie complottistiche riguardo alla sua tragica fine, alimentate dalla scarsa attenzione alla sicurezza mostrata il giorno dell’attentato da parte della sua guardia, specie in seguito al fallito attentato della mattina stessa. Il viaggio di ritorno dal municipio di Sarajevo fu infatti affrontato con la sola protezione della inadeguata polizia della capitale bosniaca.

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