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L'attentato di Sarajevo, una memoria per immagini

A 100 anni dall'evento che in cinque settimane avrebbe portato l'Europa nella grande guerra, un viaggio fra le icone fotografiche - Le cose da sapere - La grande guerra cento anni

Il mondo si interroga ancora su quei due colpi di pistola esplosi da Gavrilo Princip e su come l'Europa si trovò in una guerra totale che avrebbe provocato quasi dieci milioni di morti. 

Un ricordo per immagini di quello che avvenne quel 28 giugno del 1914 a Sarajevo, capitale della Bosnia - Herzegovina.

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GAVRILO PRINCIP (1894-1918)

Bosniaco di Obljaj, una cittadina dell’interno, nacque nel 1894 durante l’amministrazione austro-ungarica della Bosnia-Erzegovina. 

Di famiglia poverissima, Gavrilo fu uno dei tre fratelli sopravissuti alla morte di sei fratelli durante l’infanzia.

Si stabilisce presto a Sarajevo presso il fratello maggiore dove diviene uno studente modello, pur mostrando una precoce irrequietudine comportamentale.

Dopo l’espulsione dalla scuola di Sarajevo, si trasferisce a Belgrado per completare gli studi. 

Durante le guerre balcaniche tentò di farsi arruolare dalle milizie segrete cetniche e dalla società segreta “Mano Nera”, che tuttavia lo congedarono a causa della scarsa prestanza fisica e della salute precaria. 

In seguito, deciso a compiere qualche gesto clamoroso per l’indipendenza della Bosnia, si esercitò all’uso di bombe e armi da fuoco fino al giorno fatidico dell’assassinio dell’Arciduca.

Dopo l’attentato cercò di uccidersi prima col cianuro e quindi con la pistola, ma entrambi i tentativi fallirono. Fu poi sottratto al linciaggio della folla e portato in carcere. Processato a Sarajevo, non fu condannato a morte a causa della giovane età. 

Passò gli ultimi anni della sua vita nel carcere austriaco di Theresienstadt dove morirà di tubercolosi ossea il 28 aprile 1918.

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