L'attacco degli hacker iraniani che si fingevano giornalisti
L'attacco degli hacker iraniani che si fingevano giornalisti
Tecnologia

L'attacco degli hacker iraniani che si fingevano giornalisti

Dicevano di lavorare in un giornale online per avvicinare diplomatici e americani Usa. Truffate duemila vittime in 3 anni

Un motivo in più per diffidare dei giornalisti: un gruppo di hacker iraniani ha spiato per tre anni ufficiali di stato americani, tecnici della difesa, politici e generali fingendosi reporter di un sito “civetta”, NewsOnAir.org. I finti giornalisti avvicinavano le vittime o i loro familiari attraverso falsi profili Facebook, Twitter o LinkedIn.

Chiedevano l’amicizia, stringevano una relazione e ogni tanto segnalavano articoli di giornale o filmati YouTube. Cliccando su quei link, duemila americani in contatto con informazioni sensibili hanno aperto una breccia che il team iraniano ha usato entrare nei loro computer. I "ladri informatici" hanno fatto razzia di password, credenziali, dati di accesso a email o a dati riservati.

È una truffa simile a quella dei cinque hacker cinesi, scoperta una decina di giorni fa. Ma è più sottile, nella forma: gli attacchi sembravano normali richieste inoltrate, via LinkedIn o Facebook, da una giovane (e inesistente) Sara McKibben, o la graziosa collega Adia Mitchell. Ufficialmente, lavoravano per un giornale online, che riprendeva notizie di testate come la Bbc (è ancora visitabile, con cautela, a questo indirizzo ).

Il sito era ben fatto, non c’era nulla che potesse inducesse a sospettare che dietro le giovani reporter c’erano degli iraniani, addestrati alla guerra cibernetica, decisi a sottrarre informazioni dai computer di famiglia di diplomatici informati sulle ispezioni al programma nucleare di Teheran.

La battaglia informatica continua da anni, sommersa: un giorno gli iraniani si ritrovano gli impianti per l’arricchimento dell’uranio danneggiati da un virus di probabile fattura israelo-americana, qualche tempo dopo delle banche degli Stati Uniti vengono attaccate dall’Iran. Nel 2012, un gruppo di hacker iraniani ha violato i computer della marina militare americana: i danni alla rete (un network da 800 mila utenti) sono stati così rilevanti che, secondo il Wall Street Journal , ci sono voluti quattro mesi per ripararli. Ogni tanto si passa dalla tastiera alle armi reali: il capo del programma di spionaggio informatico iraniano, ad esempio, è stato ucciso da due sicari in motocicletta nella periferia di Teheran un anno fa.

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