Vujadin Boskov e il "salvo intese"

La parola del giorno è "salvo intese". Perché è questa clausola nascosta nelle pieghe dei palazzi che da due giorni ci fa cercare invano di sapere esattamente chi può avere il bonus baby sitter, quanto dura la nuova cassa integrazione, dove posso andare con il voucher per le vacanze o quali sono i braccianti regolarizzabili.

Invano. Perché il decreto rilancio è stato approvato "salvo intese", cioè come recita l'art. 7 comma 5 del regolamento "Il Consiglio dei Ministri può incaricare il Sottosegretario alla Presidenza di coordinare il testo definitivo di un provvedimento, in conformità a quanto deliberato in Consiglio".
Detto in italiano corrente, significa che mercoledì il Consiglio dei ministri ha approvato soltanto le linee guida dei 268 articoli di misure e dei 55 miliari da spendere, dando il compito al Sottosegretario di coordinare il testo definitivo, sciogliendo le intese raggiunte.

Così adesso sono in corso febbrili trattative fra ministri, sottosegretari, capi di gabinetto, digerenti della Ragioneria e funzionari del Quirinale, etc. etc. per rifinire compiutamente gli articoli, trovare le coperture finanziarie, sciogliere i dubbi e trovare le adeguate mediazioni politiche.

Per questa ragione il decreto-legge lo vedremo in Gazzetta ufficiale soltanto fra qualche giorno se non fra qualche settimana.
Come accade regolarmente per tutti i provvedimenti più complessi del governo, come le finanziarie e i grandi decreti-legge omnibus. A partire dalla famosa lenzuolata Bersani del 2006. Approvata dal Consiglio dei ministri il 30 giugno, salvo intese, e apparsa in Gazzetta ufficiale soltanto il 4 luglio, come decreto n. 223. Per continuare con tutti i governi di tutti i colori politici, con una media di 5/7 giorni fra approvazione e pubblicazione.

E noi cittadini resteremo ad attendere questa prassi incostituzionale prima di sapere esattamente quali sono le misure adottate. Che saranno soltanto quelle che leggeremo in Gazzetta ufficiale.
Perché per le leggi e i decreti vale sempre la metafora di Vujadin Boskov: "legge è quando esce in gazzetta".

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