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Ucraina: vincitori e vinti dopo gli accordi di Minsk

Le foto della guerra nell'Ucraina Orientale

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Militari ucraini mangiano il rancio nelle trincee vicine al checkpoint del villaggio di Roty, non lontano da Debaltsevo, la città ucraina catturata dai filorussi mercoledì 18 febbraio 2015 dopo un lungo assedio.

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Separatisti ribelli scortano prigionieri ucraini su un camion prima dello scambio con le autorità di Kiev, vicino a Luhansk, 21 febbraio 2015

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2015 EPA/ANDREI LEBLE
Prigionieri di guerra ucraina attendono di tornare fra le linee amiche, nei pressi di Luhansk, 21 febbraio 2015 Tre morti e una decina di feriti il bilancio di un attentato, domenica 23 febbraio, a Kharkiv, città dell'Ucraina orientale controllata da Kiev, contro un corteo che celebrava il primo anniversario della cacciata del regime filo-russo di Viktor Yanukovich.

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San Pietroburgo, Russia, 21 febbraio 2015: la cerimonia funebre di Yeugeny Pavlenko, 35 anni, ucciso durate i combattimenti contro i militari di Kiev vicino a Debaltsevo. Oggi il capo dei negoziatori dell'OSCE, Heidi Tagliavini, ha accusato i separatisti di gravi violazioni del cessate il fuoco a Debaltsevo EPA/ANATOLY MALTSEV

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San Pietroburgo, Russia, 21 febbraio 2015: Eduard Limonov, il noto e controverso (cfr. il libro di Manuel Carrère) leader del partito ultra nazionalista "Altra Russia", durante la cerimonia funebre di Yeugeny Pavlenko, 35 anni, ucciso durate i combattimenti contro i militari di Kiev vicino a Debaltsevo. Oggi il capo dei negoziatori dell'OSCE, Heidi Tagliavini, ha accusato i separatisti di gravi violazioni del cessate il fuoco a Debaltsevo

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Un ritratto di Vladislav Zubyenko, ucciso durante le manifestazioni di Piazza Maidan a Kiev, un anno fa. Oggi, 20 febbraio 2015, la capitale ucraina ha commemorato l'anniversario della rivoluzione che portò alla deposizione di Viktor Yanukovich

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Artemivsk,Ucraina: Vika bacia l'amico Kolya mentre un commilitone beve una birra in un ristorante locale dopo che la loro unità si è ritirata da Debaltsevo il 19 febbraio 2015

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Soldati ucraini dell'unità di Zaporizhia guardano i fori delle pallottole sparate sui mezzi blindati - 19 febbraio 2015

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Soldati ucraini che hanno lasciato Debaltseve si spostano per supportare in Artemivsk

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Soldati ucraini di un'unità basata a Zaporizhia issano una bandiera sul loro carroarmato - 19 febbraio 2015

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Cittadini di Mariupol, Ucraina, durante un esercitazione di protezione dai bombardamenti, 18 febbraio 2015. Le truppe di Kiev si stanno ritirando da Debaltseve, ripetutamente attaccata dai filo-russi nonostante la tregua firmata a Minsk la scorsa settimana.

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Militari ucraini sui mezzi blindati nei pressi di Artemivsk., 18 febbraio 2015. Le truppe di Kiev si stanno ritirando da Debaltseve, ripetutamente attaccata dai filo-russi nonostante la tregua firmata a Minsk la scorsa settimana.

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Militari dell'esercito dell'autoproclamata repubblica popolare di Donetsk, vicino all'aeroporto della città, 16 febbraio 2015

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Volontari del battaglione "Sich" durante una cerimonia a Kiev prima della partenza per il teatro di guerra in Ucraina orientale, 17 febbraio 2015

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La diciottenne Yulia Novomlynets attende il suo turno per la medicazione al palazzo della cultura di Mironovka, un villaggio vicino a Debaltseve, 17 febbraio 2015

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Un bambino nel Palazzo della Cultura di Mironovka, usato come rifugio per ripararsi dai tiri dell'artiglieria, a pochi km da Debaltseve. 17 febbraio 2015

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Un addetto agli interventi di emergenza mostra un localizzatore di mine in un edificio del Servizio di Emergenza ucraino a Kiev, 17 febbraio 2015

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Separatisti filo russi sparano in aria durante la cerimonia funebre di altri ribelli in un cimitero di Donetsk, 16 febbraio 2015

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Manifestanti pro Ucraina a Budapest contro la visita di Vladimir Putin, 16 febbraio 2015

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Militari ucraini sui mezzi blindati si dirigono verso Debaltseve, 16 febbraio 2015

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Croci senza nomi sulle tombe di separatisti filo-russi ignoti, morti negli scontri con esercito e milizie ucraine, in un cimitero di Donetsk, 16 febbraio 2015

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Un militare ucraino osserva da un tank nei pressi della base militare a Peski, nella regione di Donetsk, 16 febbraio 2015. L'esercito ucraino ha dichiarato di non aver intenzione di ritirare gli armamenti pesanti dalla linea del fronte entro lunedì sera, come sarebbe invece previsto dagli accordi di tregua firmati a Minsk la scorsa settimana. La causa della decisione sarebbero i continui attacchi da parte dei ribelli pro russia.

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Un uomo piange sul corpo del nonno, ucciso durante gli attacchi a Donetsk - 14 febbraio 2015

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Separatisti filo-russi vicino al corpo di un miltare ucciso durante una sparatoria a Donetsk - Ucraina - 14 Febbraio 2015

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Due donne piangono vicino al corpo di un loro aprente ucciso a Donetsk, Ukraina - 14 February 2015

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Unità russe lungo il confine preparano rifornmenti ai separatisti nell'Ucraina orientale. Dall'account Twitter dell'ambasciatore Usa in Ucraina, 14 febbraio 2015

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Un militare ucraino su un blindato vicino a Donetsk, 13 febbraio 2015

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Militari vicino a Donetsk, 13 febbraio 2015

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Esercitazioni dell'esercito ucraino a Desna, 90 km da Kiev

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Un componente di un'unità di polizia dei ribelli filo-russi dell'auto proclamata "Repubblica popolare di Donetsk", osserva il fuoco in una fabbrica di prodotti in cartone, colpita dal bombardamento da parte delle truppe ucraine, 13 febbraio 2015 VASILY MAXIMOV/AFP/Getty Images

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Nadiya Savchenko al processo

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Due donne si abbracciano prima della partenza di una di loro da Donetsk verso la Russia, 13 febbraio 2015

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La cerimonia funebre di Kirill Heinz, 28 anni, cittadino russo ma volontario nel battaglione "Santa Maria", ucciso nel conflitto nell'Ucraina orientale.

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La foto di Sergei Ilnitsky (Russia) della European Pressphoto Agency (EPA), vincitrice del 1° premio nella categoria General News Singles. Scattata a Donetsk, in Ucraina, il 26 agosto 2014, ritrae una cucina sottosopra dopo degli scontri a fuoco.

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EPA/JEROME SESSINI / MAGNUM PHOTOS FOR DE STANDAARD
La foto di Jerome Sessini (Francia) di Magnum Photos per De Standaard, vincitrice del 2° premio nella categoria Spot News Stories, che ritrae un prete ortodosso mentre benedice dei manifestanti antigovernativi tra le barricate il 20 febbraio 2014, nel giorno in cui 70 partecipanti alle proteste sono stato uccisi in via Instituska a Kiev, in Ucraina.

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Un ordigno inesploso nella cittadina di Kramatorsk, nell'Ucraina orientale

Per Lookout news

Il punto politico saliente della nuova tregua in Ucraina è che ci si è giunti per il tour de force di Germania e Francia. Ed è la prima volta dall’inizio della crisi che i due principali paesi dell’UE agiscono non più a rimorchio degli USA. Berlino e Parigi si sono interposte ai piani americani che, dopo aver di fatto dichiarato guerra alla Russia con la Risoluzione 758, si apprestavano a fornire armi all’Ucraina, fomentando una guerra in piena Europa.

 I motivi che hanno spinto l’asse franco-tedesco a muoversi in questa direzione sono stati principalmente quattro.

Primo. da settembre le milizie filorusse di Novorossja avevano quasi triplicato il territorio controllato, arrivando fino al mare di Azov e minacciando Mariupol.

Secondo. L’accerchiamento nella sacca di Debaltsevo dei quasi 8.000 soldati di una divisione corazzata dell’esercito ucraino e a sud, vicino Mariupol, l’accerchiamento del Battaglione Azov di volontari neonazisti.

Terzo (riconosciuto anche da esperti di Difesa statunitensi). Il disorganizzato esercito ucraino (con truppe regolari e battaglioni privati, anche in concorrenza) non potrà mai riconquistare il Donbass e prendere il sopravvento sulle milizie filorusse, meglio strutturate e fortemente motivate. Mentre già da tempo Kiev ha dato mandato ai comandanti di unità di fucilare sul posto i propri disertori. Lo scacco dell’esercito ucraino segnava anche quello dell’ambizioso progetto di una nuova Lega Anseatica che, messo su da Polonia e Paesi Baltici, era l’esca (una potente Europa del Nord fino alle fertili terre ucraine, da contrapporre a quella Meridionale e Occidentale) che aveva fatto abboccare la Germania ai piani USA.

Quarto. Se gli USA avessero fornito armi all’Ucraina il conflitto si sarebbe intensificato e allargato, senza portare a una vittoria con danni economico-politici in sopravanzo sui vantaggi sperati all’avvio delle ostilità.


 Una condizione in favore degli USA, dilungando gli effetti destabilizzanti della loro strategia. Da un lato, infatti, il prolungamento dell’intervento in Ucraina avrebbe ulteriormente aggravato le condizioni economiche della Russia, già in crisi per il crollo del prezzo del petrolio orchestrato con l’Arabia Saudita. Dall’altro l’endemicizzazione del conflitto avrebbe indebolito la concorrenza europea, e messo definitivamente in soffitta quel partenariato russo-europeo che è stato il peggior incubo americano, come eterogenesi dei fini dal crollo dell’URSS.

Il tour de force diplomatico di Merkel e Hollande
A fronte di queste evidenze la cancelliera tedesca Angela Merkel, accompagnata dal presidente francese Francois Hollande, è andata a Mosca per chiedere al presidente russo Vladimit Putin una tregua, e a Washington per manifestare la contrarietà all’armamento dell’Ucraina. Dai tempi della Jugoslavia, in cui erano a braccetto per la dissoluzione di una nazione alleata della Russia e con un presidente comunista, è la prima volta che la Germania avverte la contrapposizione tra i propri interessi (e più largamente europei) e quelli degli USA.

 Il presidente americano Barack Obama – con la speranza che la tregua fallisca, e spronando al contempo gli ucraini a strillare per avere armi – ha momentaneamente acconsentito. Perché un conto è sospingere alleati sempre acquiescenti e altro è agire in casa loro con il loro aperto disaccordo.

 Avendo però spinto per una punizione necessaria alla Russia, Obama ha dovuto coprire la defaillance politica dando al Congresso “la sua guerra”, chiedendogli (ed non era un atto dovuto) pieni poteri per una guerra di tre anni allo Stato Islamico.


Cosa accadrà dopo la tregua di Minsk?
Considerato ciò che è accaduto negli ultimi mesi, la tregua di Minsk non poteva che essere in favore di Putin e degli insorti. Gli elementi politici dell’accordo sono difficilmente attuabili. Impensabile che il governo di Kiev, già in gravi difficoltà economiche e retto dai prestiti del Fondo Monetario Internazionale, paghi pensioni e quanto dovuto agli abitanti del Donbass. Ancora più impensabile che la Rada (il parlamento ucraino) approvi mai una riforma costituzionale condivisa in favore delle regioni autonomiste, visto che al momento sta approvando una legge che rende crimine la negazione dell’aggressione russa. E il ritorno del controllo dei confini al governo è proprio subordinato a queste riforme e a elezioni autonome nel Donbass.

 La tregua ha stabilito però la creazione di una buffer zone tra le parti e il ritiro dal fronte delle armi pesanti. Una condizione, questa, che favorisce le più mobili milizie di Novorossja, e anche la sua popolazione. Perché mentre l’esercito di Kiev utilizza l’artiglieria pesante per bombardare le città del Donbass, le milizie la usano esclusivamente contro quella nemica.

 In sintesi, i ribelli filorussi hanno così ottenuto dalla tregua di Minsk la fine dei bombardamenti contro la popolazione e il vantaggio tattico del ritiro dell’artiglieria pesante. Oltre questo, la ricognizione dell’attuale linea di contatto, quindi dei confini raggiunti. Poi la certezza che, mantenendo il controllo dei confini, rimarrà attivo il passaggio di rifornimenti dalla Russia. Infine, il tempo per addestrare i volontari.

 Kiev, dal canto suo, può attenuare il rischio di tenuta del governo, già pressato da dimostranti e parlamentari per gli insuccessi militari. Insomma, almeno per ora la crisi politica, con nazionalisti e neonazisti pronti a scendere in piazza, è scongiurata. Il governo ucraino ha inoltre ottenuto – grazie a un Putin rischiosamente disponibile – l’indenne fuoriuscita della divisione corazzata accerchiata nella sacca di Debaltsevo.

 Germania e Francia escono dagli accordi di Minsk con la speranza di una gestione autonoma della politica estera europea, attraverso la quale contano di giungere a un allentamento della lesiva guerra economica contro la Russia.

 Il bicchiere è invece mezzo pieno per Putin, che ottiene un riconoscimento su tutti: senza la Russia non è possibile risolvere la crisi. Alla luce di tutto ciò, l’UE dovrà adesso impegnarsi per imporre agli USA e ai suoi sostenitori all’interno della NATO una soluzione politica condivisa da Mosca, vale a dire una Ucraina federata fuori dal libero scambio con l’Europa e fuori dalla NATO. Oltre questo, il Cremlino spera ovviamente che una tregua effettiva porti a un’attenuazione delle sanzioni.

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