'Tutta colpa della mia impazienza' di Virginia Bramati. La recensione

Se avete voglia di una bella storia sul nascere di un amore, sul risveglio della natura e sull’acuirsi dei sensi, ma anche sul difficile rapporto di ricostruzione padre-figlia, sui segreti di un piccolo paesino di campagna, sulle tradizioni che vogliono relegare nel passato e non adeguarsi al presente, sull’insegnamento alla lettura e sull’educazione sentimentale, il romanzo di Virginia Bramati non può mancare tra le letture che ci accompagnano alla primavera.

Tutta colpa della mia impazienza (Giunti) ha la leggerezza del vento che soffia scaldando cuori e fiori che stanno per sbocciare. Mi piace pensare a questo libro come al diario di Agnese, la giovane protagonista che ci conduce nei pochi mesi che la separano dall’esame di maturità, mesi in cui un lutto la porta a cinquanta chilometri dalla sua Milano per lasciarsi la vita che era “prima” e andare così avanti.

Per meglio dire, segue il padre, il dottor Treves che smessi i panni del ricercatore si dedica alla professione del medico condotto in un piccolo paesino alle porte di Milano, Terzi sull’Adda. Qui Agnese imparerà a cavarsela da sola perché il padre deve ricucire le sue ferite, non riuscendo a conciliare l’avere una figlia con il dolore della separazione. E poiché la vita deve andare avanti anche quando sembra impossibile, padre e figlia emergeranno ciascuno con i propri tempi e le proprie modalità, anche quando sembra impossibile.

L’isolamento di Terzi, anziché sprofondarmi nella malinconia, si stava rivelando la cura giusta per il mio dolore. Senza gli sguardi di tutti addosso, potevo provare a essere una persona nuova.

Il miracolo della natura, complice lo zampino del destino e l’amicizia di Adelchi, ma anche la presenza del conte Aleardi, faranno sì che l’esame di maturità segni per Agnese un grande traguardo. Non solo la fine di un’epoca, quella dei banchi di scuola e delle amiche che non sanno come gestire la sua nuova “io”, ma l’inizio dell’età adulta, con la consapevolezza che l’amore vero non ha limiti (men che meno anagrafici).

Entrambi avevamo perso tragicamente qualcuno. Qualcuno di fondamentale, che davi per scontato sarebbe appartenuto al tuo quotidiano ancora per molti anni e che invece, di colpo, non c’era più.

A far da sfondo allo sbocciare di Agnese una bustina di semi, quelli di Impatiens che stentano a trasformarsi in fiore. Ma che quando lo fanno lasciano di stucco per la bellezza e per la storia che accompagnano la loro fioritura. Un perpetrarsi dell’amore infinito che lega per sempre un genitore al figlio. E un grande elogio alla lentezza.

«È vero, è impegnativo, ma assistere al miracolo della trasformazione di un minuscolo seme in pianta fiorita è impagabile, non trovi? Fa bene al cuore. Ed è un fantastico esercizio di pazienza, un vero e proprio elogio della lentezza».

La Bramati non ha lasciato nulla al caso, dosando sapientemente una bellissima storia con una scrittura perfetta per accompagnarci alla scoperta del mondo di Agnese. E del suo amare l’amore, in tutte le sfaccettature.

Tutta colpa della mia impazienza (e di un fiore appena sbocciato)
di Virginia Bramati
Giunti, 2017

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