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Trump (ancora) contro i giornalisti

- I fatti, i giornalisti e il senso critico sono ostacoli alla narrazione semplicistica del Trump eterno candidato (anche da presidente)
- Usa le critiche dei media anche per confermare ai suoi che c'è qualcuno che vuole "sovvertire il voto popolare"
- Per i suoi fan, inoltre, le critiche dei media suonano come conferma "che sta facendo le cose giuste"

"Siete bugiardi"
Giovedì sera, in una conferenza stampa imprevista (ma forse prevedibile) Trump ha deciso di difendere il caos del suo primo mese alla Casa Bianca, negandolo, certo; ma soprattutto attaccando ancora i media: "stampa bugiarda".
I media colpevoli, ai suoi occhi, di profanare quasi tutto quello che gli interessa. Di non elogiare l'ego del presidente tycoon. Colpevoli cioè di criticare, di esercitare il diritto-dovere della stampa di vigilare sul governo.

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Donald Trump insieme a un minatore (Kevin) in occasione della firma di un provvedimento che rimuove le limitazioni all'industria mineraria, 16 febbraio 2017
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Donald Trump in conferenza stampa, nella East Room della Casa Bianca, Washington Dc. 16 febbraio 2017
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12 febbraio 2017. Il carro allegorico intitolato "Bang bang”, dedicato a DonaldTrump, sfila lungo le strade della città durante il 1° Corso mascherato del tradizionale carnevale di Viareggio.
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11 febbraio 2017. Un carro allegorico intitolato "Vento di cambiamento", raffigurante il neo presidente USA Donald Trump, sfila lungo le vie di Nizza, durante la 133esima edizione del carnevale locale.
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Melania Trump in tailleur bianco a doppio petto accoglie insieme al marito il premier Benjamin Netanyahu e sua moglie
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Melania Trump in tailleur bianco a doppio petto accoglie insieme al marito il premier Benjamin Netanyahu e sua moglie
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Occhialoni da sole scuri completano il look di Melania Trump. Palm Beach, 3 febbraio 2017
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Abito rosso e scarpe basse coordinate. Così Melania Trump ha accolto il marito all’aeroporto di Palm Beach, 3 febbraio 2017
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Il presidente Donald Trump al telefono dallo Studio Ovale della Casa Bianca a Washington, DC
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Il Presidente Trump incontra i vertici Harley Davidson alla Casa Bianca
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Trump mostra la firma sull'ordine esecutivo che ferma il TPP
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Una delle manifestanti alla Marcia delle Donne contro Donald Trump a Washington, 21 gennaio 2017
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La manifestazione delle donne contro il presidente Trump - Washington, 21 gennaio 2017
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Il presidente Donald Trump mentre pronuncia il suo discorso inaugurale al Campidoglio il 20 gennaio 2017, Washington, DC
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Donald Trump, 45° presidente degli Stati Uniti d'America - 20 gennaio 2017
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Donald Trump, 45° presidente degli Stati Uniti d'America - 20 gennaio 2017
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Una delle tante manifestazioni prima dell'Inauguration Day del presidente eletto Donald Trump il 20 gennaio 2017 a Washington, DC
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Dimostranti contro il nuovo presidente Donald Trump poche ore prima l'insediamento a Washington, DC. 20 Gennaio 2017 Donald Trump will be sworn in as the 45th president of the United States Friday -- capping his improbable journey to the White House and beginning a four-year term that promises to shake up Washington and the world. / AFP / Jewel SAMAD (Photo credit should read JEWEL SAMAD/AFP/Getty Images)
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Manifestanti prima dell'Inauguration Day del presidente eletto Donald Trump il 20 gennaio 2017 a Washington, DC
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Un cittadino palestinese manifesta contro la costruzione di insediamenti ebraici nella Cisgiordania occupata e contro il presidente americano eletto Donald Trump, il 20 gennaio, 2017, vicino alla colonia di Maale Adumim, ad est di Gerusalemme
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Il museo delle cere al Madame Tussauds di Washington , gennaio 2017
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Donald Trump parla ai giornalisti nella sua Trump Tower a Manhattan
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Donald Trump alla conferenza stampa a New York - 11 gennaio 2017
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Donald Trump alla conferenza stampa a New York - 11 gennaio 2017
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Donald Trump alla conferenza stampa a New York - 11 gennaio 2017

Le promesse agli elettori arrabbiati
Per Trump la critica è particolarmente indigesta, gli fa perdere le staffe. Perché la sua politica è tutta (e solo) comunicazione. È tutto un racconto continuo e semplificato, fatto di buoni americani bianchi e lavoratori, "lasciati indietro" dai democratici e disprezzati dalle "elite culturali", ai quali invece lui ha promesso laluna e il riscatto, promessa che deve continuare a rinnovare.
Insomma, sempre e solo campagna elettorale.

Ma il caos del suo governo, il bando dei migranti musulmani, la connection pericolosa con i russi, la dimissioni di Flynn,  le liti con l'intelligence, gli incarichi rifiutati, il ruolo di guida di un uomo come Steve Bannon, sono fatti che negano quella narrazione.

Quindi attacca; e gli attacchi vanno reiterati. Perché, esattamente come in campagna elettorale, attaccare significa confermare ai propri elettori-fan, che si limitano a credere, non a controllare, che "sta facendo le cose giuste e bene". Esattamente come in campagna elettorale sa che per chi crede in lui, ogni critica che arriva dagli odiati media rappresenta "la conferma che sta facendo le cose giuste". 

Quindi, le critiche lo fanno arrabbiare perché, è un piacione di natura e vorrebbe che tutti lo riverissero e elogiassero, però gli servono maledettamente quelle critiche, per poter fare la sua campagna elettorale permanente.

Vogliono sovvertire il voto popolare
Tanto è vero che sabato in un hangar in Florida farà il suo primo raduno per la rielezione del 2020, dopo la vittoria di novembre. Trump rivedrà la folla che lo adora, si allontanerà per qualche ora dalla tensione di Washington (e da quell'assaggio di realtà che gli impone stare dentro la Casa Bianca), potrà riprendere a raccogliere fondi per la sua propaganda. Ma soprattutto potrà dare contorno emotivo all'argomento che preferisce: "Ci sono forze che vogliono sovvertire il voto popolare che mi ha incoronato: i giudici, i media, le agenzie di intelligence, l'Unione europea ecc. Ma ci siete voi che vigilate, lo impedirete. Io mi rivolgo sempre al popolo americano."
La sostanza del discorso di Trump è povera e banale. Ma è anche sovversiva. È la sua versione della campagna permanente.

Campagna elettorale permanente
Negli Usa si dice che tutti i presidenti, almeno da Carter in poi, siano sempre in campagna elettorale. C’è una vera e propria dottrina politica conosciuta appunto come “the permanent campaign”, elaborata da Patrick Caddell, consigliere proprio di Jimmy Carter e seguita da tutti i successori.

Trump sta andando molto oltre però. Come ha scritto in gennaio Doyle McManus del Los Angeles Times, il presidente sembra aver scambiato il concetto di permanente con quello di “costante”. Lui è solo in campagna elettorale, si potrebbe dire, come dimostrano le confuse prime settimane di presidenza.

In primo luogo, la personalità di Trump, incline alla semplificazione, all’esprimersi per slogan, ostile al pensiero critico, all’elaborazione, lo porta verso i comportamenti da campagna elettorale, in ogni sua uscita pubblica, ma anche nella fretta con la quali prende le decisioni. Vale a dire: in politica quello sa fare e quello continuerà a fare.

Contro l'altra metà dell'America
In tutti i suoi discorsi da presidente, a partire da quello dell’inaugurazione, Trump ha sempre solo parlato alla sua base elettorale. Non ha detto una parola credibile per tendere una mano a chi non la votato, per estendere la sua coalizione, sostanzialmente basata sui ceti medio bassi bianchi, con scarsa istruzione.

Ha solo ribadito le sue promesse, che adesso però dovrebbe provare a mantenere: per esempio quelle di costruire centinaia di infrastrutture, in una mossa di keynesismo nativista d’altri tempi, di riaprire acciaierie e miniere (in gran numero però, non qualche caso da citare come esemplare) o di distruggere lo Stato Islamico. Obiettivi difficilissimi da raggiungere e versoi quali non ha ancora mosso un passo, ovviamente.
Ancora più difficile sarà sostituire concretamente ed efficacemente l’odiato Obamacare (odiato anche da alcuni ceti che pure ne avrebbero beneficiato) con qualcosa di altrettanto efficace. Qui si dovrà scontrare con i suoi amici Repubblicani che hanno in mente solo di tagliare ogni fondo a qualsiasi politica di welfare.

La difficoltà si aggira riportando la politica alla campagna elettorale. Ma intanto, i fatti e il pensiero critico, lo assediano.

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