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"Totò Riina è da 20 mesi in un reparto ospedaliero"

Tutta una polemica a vuoto, inutile, senza senso. Il "capo dei capi", il boss mafioso Totò Riina, non è in carcere: al contrario, da 20 mesi è in una struttura clinica, ovviamente molto ben sorvegliata.

Insomma, alla polemica che si è sollevata sulla scarcerazione per motivi umanitari di Riina, la "morte dignitosa" evocata da un'ordinanza della Corte di cassazione alcuni giorni fa, manca un elemento fondamentale: il capo di Cosa nostra, infatti, non è detenuto in cella a Parma, ma già da quasi due anni, e proprio per le sue precarie  condizioni di salute, è curato in una struttura ospedaliera.

Lo dichiara Roberto Calogero Piscitello, ex magistrato antimafia in Sicilia, da anni a capo della direzione generale dei detenuti e trattamento del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria: "Riina dal novembre  2015 non è più detenuto in un reparto carcerario, cioè in una struttura penitenziaria propriamente detta. Proprio per le sue condizioni di salute, invece, Riina si trova  in un'area protetta dell'ospedale di Parma", spiega Piscitello.

Una conferma viene dalo stesso avvocato di Riina, Luca Cianferoni: "Riina è sottoposto al 41 bis, ma non è in carcere. Non ci può stare, in carcere. Riina sta terminando i suoi giorni ed è curato da medici. Aggiungo però che sono certo che una struttura più adeguata gli allungherebbe di un po' la vita".

La polemica è nata meno di una settimana fa, e cioè da quando la Cassazione ha ordinato al tribunale di Bologna di verificare meglio le condizioni di salute del "recluso Riina" in vista di un eventuale trattamento più adeguato. La Cassazione, però, non ha mai autorizzato né ordinato la scarcerazione del boss o l'interruzione del regime carcerario "duro", previsto dal 41 bis. La suprema corte si è limitata a ribadire un principio giuridico valido per ogni detenuto, mafioso e non mafioso.

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