Tommaso Paradiso
(Roberto Panucci)
Musica

Tommaso Paradiso in concerto a Roma per dimostrare che le canzoni sono più importanti degli streaming

«Gli anni Ottanta sono stati il decennio più bello della musica: hanno spazzato via la pesantezza dei suoni anni Settanta, con gli accordoni di chitarra e con gli Hammond. La leggerezza della musica anni Ottanta mi fa volare, è meno articolata e più diritta». Così Tommaso Paradiso, in un'intervista che ci ha rilasciato qualche anno fa per Panorama.it, ha descritto il suo amore viscerale per le atmosfere e per i suoi anni Ottanta, un decennio spesso ingiustamente vituperato dalla critica militante che, troppo impegnata a discettare di riflusso e di edonismo reaganiano, non ha colto allora la grandezza di artisti come Michael Jackson, George Michael e Prince o ha clamorosamente sottovalutato gruppi come Duran Duran e Spandau Ballet, oggi considerati giustamente dei classici del pop, in grado di scrivere capolavori come Save a prayer e Through the barricades, che oggi farebbero la fortuna di qualsiasi band. Il pop di quel decennio, anche nella scena italiana, aveva la caratteristica di essere popolare nell'approccio e ricercato nei sonorità, con brani suonati e arrangiati con maestria da grandi professionisti della musica: non è un caso che tante canzoni di allora, nonostante qualche tastiera suoni un po' datata, siano ancora oggi così amate e fortemente radicate nell'immaginario collettivo.

Questa lunga premessa è necessaria per cogliere il senso del concerto inaugurale di ieri sera del tour di Tommaso Paradiso, il Tommy 2023, che farà tappa nei prossimi giorni nei palasport di Napoli, Bari, Padova, Milano, Catania e Torino. Il tour segue la recente pubblicazione dell'album Sensazione Stupenda, il secondo disco solista di Paradiso dopo l'esperienza con i Thegiornalisti, una raccolta di canzoni accomunate da un senso di rinascita e di speranza, in cui la quotidianità viene raccontata nella sua essenza, in un'alternanza tra momenti di assoluta gioia e frammenti di dolore con il quale riconciliarsi per lasciare spazio al cambiamento.

Un album che racconta i sentimenti più profondi con un tratto poetico e al tempo stesso realistico, scritte nell’arco degli ultimi due anni insieme all'inseparabile produttore Matteo Cantaluppi, in cui troviamo numerose citazioni che ormai sono diventate dei topoi della poetica del cantautore romano, l'immagine ricorrente del mare come lenitivo dell'anima e i costanti richiami sonori agli amati anni Ottanta, pur attualizzati da un sapiente uso dell'elettronica. Tommaso Paradiso ha presentato due mesi fa in anteprima il disco ai fan con un giro nei pub nelle sette città che ospitano il tour Tommy 2023 nei palazzetti: un modo originale e intimo per far conoscere le nuove canzoni a chi, magari, già seguiva l'artista fin dai suoi primi piccoli concerti per Spaghetti Unplugged, il format che, prima a Pietralata e poi a San Lorenzo, è stata la fucina artistica per la tutta la scena indie-pop romana che poi si è affermata a livello mainstream.

Il debutto di ieri sera nella sua città natale, con un Palasport già da mesi sold out (come il titolo di una delle sue canzoni più amate), è stato il modo migliore per inaugurare il Tommy 2023, prodotto da Vivo Concerti. La canzone iniziale del live è non a caso la title track Sensazione Stupenda, che, con le sue sonorità enfatiche in maggiore, restituisce anche musicalmente il senso di rinascita del cantautore dopo un periodo buio. Paradiso, occhiali da sole vintage, t-shirt e jeans, presenta La fine dell'estate sottolineando che «è una canzone che viene da molto lontano ,ma ai vostri figli piacerà»: un brano in cui la batteria e le tastiere hanno un ruolo preminente, che ricorda lo stile di Phil Collins di metà anni Ottanta.

Il primo, grande singalong della serata scatta con Il tuo maglione mio dei Thegiornalisti, emblematico della poetica tra romanticismo e quotidianità di Paradiso, cui segue New York, «scritta per due persone che oggi sono qui (una si è sposata): le storie di amore si evolvono nel tempo». Atmosfere più intime caratterizzano Lupin, che si basa soprattutto su voce e piano, mentre Tra la strada e le stelle ha un sorprendente incipit "dylaniano" di armonica e chitarra. Un altro momento di grande coinvolgimento emotivo è Sold out, accompagnato da suggestive parole sul maxischermo, un titolo che non ha nulla a che vedere con l'ego trippin di tanti artisti che autincensano i loro successi, ma che si riferisce a un funerale molto partecipato, in cui vengono riconosciuti i meriti artistici del de cuius. Emblematica la frase «ti lascio il mio inno»: è evidente che la ricerca dell'inno, da cantare a squarciagola quando ci troviamo da soli in macchina o nella propria cameretta, sia una delle molle che spinge Paradiso a scrivere canzoni.

La luna e la gatta è un brano giocoso e cadenzato, mentre tornano le ballad strappacuore con l'ultimo successo Blu ghiaccio travolgente, un inno a tutti gli effetti, che Tommaso dedica a «Matteo Cantaluppi, la persona che mi ha cambiato la vita perché ha prodotto tutte le mie canzoni da 10 anni, lui è una figura centrale per me: fategli un grande applauso». Trieste è un brano delicato e sensuale, che inizia con un sax lascivo alla Kenny G, mentre Quando si alza il vento è una dedica alla sua Roma: «Come sapete, amo follemente la mia città. Purtroppo la vedo sempre più a ca**o di cane, ma abbiamo capito che non cambierà mai, a prescindere da chi la governa. Se avete dei figli educateli al rispetto e all'ambiente, perché nessuno lo farà al posto vostro». Tutte le notti e Questa nostra stupida canzone fanno scattare in alto le luci del cellulare e vengono cantate in coro dall'intero Palasport. La giocosa Ricordami, durante la quale i musicisti si avvicinano al parterre, è un trionfo del pop leggero anni Ottanta, in stile Righeira, mentre la malinconica I nostri anni ha echi "vaschiani". Paradiso suona da solo al pianoforte il medley tra Dr.House e Proteggi questo tuo ragazzo, prima dell'ingresso dell'unico ospite della serata Franco 126, molto applaudito dal pubblico romano, che duetta con Tommaso nella sua agrodolce Stanza singola. Non avere paura, che tanto ricorda le ballad anni Ottanta ad alto tasso di pathos di Umberto Tozzi, è un altro brano che il Palasport canta in coro dalla prima all'ultima nota, mentre Riccione è puro divertimento, che fa alzare in piedi il pubblico per ballare. L'ultimo brano del concerto è la suggestiva e poetica Figlio del mare, forse la canzone più amata dal cantautore: «Quando lascerò questo mondo, mi piacerebbe essere ricordato per questa canzone». Grandi applausi accompagnano l'uscita dell'artista romano e della sua affiatata band di dieci elementi, ma c'è ancora il tempo per due bis, quasi obbligati: Felicità puttana, meglio conosciuta come "ti mando un vocale di dieci minuti"(per la gioia di chi è costretto ad ascoltarlo), e Completamente, uno dei migliori singoli italiani degli ultimi dieci anni, un brano electropop perfetto, costruito sopra delle tastiere cinematiche, che ha un chorus memorabile, cantato dal pubblico a un livello di decibel che raramente ascoltiamo in un concerto. Oggi sembra che l'unico criterio per stabilire il successo o meno di un artista siano il numero degli steaming, un criterio in realtà poco attendibile non solo perché la quantità non sempre viene accompagnata dalla qualità (anzi, spesso è inversamente proporzionale), ma anche perchè l'ascolto casuale e per certi indotto dalle playlist non potrà mai sostituire l'ascolto volontario e deliberato. Qualche volta è stato sottolineato malignamente come Tommaso Paradiso non abbia raggiunto finora, da solista, gli stessi numeri fatti in precedenza con i Thegiornalisti. Se dal punto di vista dello streaming questo è innegabile, non si tiene però conto di altri due numeri, ben più importanti: quelli degli spettatori nei palazzetti dello sport (quasi tutti sold out) e uno ancora più importante, quello delle canzoni che sono entrate nel cuore delle persone. Dal concerto di ieri sera emerge che il cantautore romano ha composto almeno una dozzina di canzoni che hanno toccato le corde più profonde degli ascoltatori e che sono destinate a rimanere impresse nei loro ricordi. Tommaso, in Sold Out, ha dichiarato che voleva lasciare "un inno", ma in realtà, ne ha lasciati più di dieci e ha da poco compiuto quarant'anni, per cui, parafrasando una nota canzone degli anni Sessanta, il tempo è dalla sua parte.

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