Nuovo digitale terrestre: chi deve cambiare il televisore (e, come scoprirlo)

Cercheranno di farvi cambiare televisore ubriacandovi con termini tecnologici come DVBT-2, oppure HEVC e la sigla H.265. La realtà è che per fare spazio alle reti telefoniche 5G era necessario liberare uno spettro di frequenze radio, quello dei 700MHz (UHF), che da sempre in Italia era stata dedicata alla televisione e in particolare a quella commerciale. Con questa decisione presa in tutta la UE, è stata presa anche quella di passare dal DVBT-1 al DVBT-2 per poter meglio riallocare le emittenti sul territorio.

Digitale Terrestre, le novità DVBT-2

Quindi il consiglio è di aspettare, consci del fatto che, dalla fine del 2017, in Italia non è più possibile acquistare televisori che non siano già compatibili al nuovo sistema, dunque se si rompe quello che avete e lo sostituite, giocoforza il nuovo apparecchio sarà pronto per ricevere i segnali nel nuovo standard. E siccome il termine ultimo per la transizione sarà il 2022, anno dei mondiali di calcio, è facile intuire che accadrà come nel 1982, quando le famiglie italiane colsero l'occasione per regalarsi la tv a colori. Soltanto che a sorridere dai cartelloni pubblicitari non ci sarà Roberto Bettega, ma facilmente CR7.

La buona notizia è che con il "T-2" la visione migliora, poiché il nuovo metodo per spedire i "pacchetti di informazioni" tra emittente e tv, appunto lo HEVC (da High Efficiency Video Coding), noto anche con la sigla H.265, è uno standard che permette di trasmettere programmi in altissima definizione (8K). In pratica aumenta ancora la densità di quei puntini che si chiamano pixel e che compongono le immagini, fino a 8.192 x 4.320. Attualmente ogni canale-pacchetto della tv digitale, chiamato Mux, prevede diversi programmi con definizione tradizionale. Il nuovo standard permetterà di ricevere in un unico Mux fino a 5 canali in formato Full HD (1.080 pixel) oppure 11 in HD (720p). Ma per avere il massimo della qualità si dovrà usare una tecnologia a 10 bit, oggi non presente in tutti i ricevtori compatibili HEVC, la cui maggioranza funziona a 8 bit.

Chi, come, quando cambiare televisore

Il termine per il passaggio dall'attuale DVBT a quello nuovo sarà differente da regione a regione: Valle d'Aosta, Lombardia (tranne la provincia di Mantova) e Piemonte saranno le prime il primo settembre 2021, quindi seguiranno a distanza di quattro mesi Liguria, toscana, Umbria, Lazio, Sardegna e Campania, e quindi dopo altri quattro mesi le regioni restanti. Alcune provincie, come Mantova e Piacenza, non seguiranno il calendario regionale di appartenenza ma saranno accorpate a quello delle regioni confinanti.

Se avete acquistato un televisore di fascia alta dopo il 2015, esso potrebbe già essere compatibile con gli standard T-2. Per capirlo in taluni casi è sufficiente sintonizzare i canali 100 (Rai) e 200 (Mediaset) della lista canali nazionale, chiesti apposta dal Ministero dello Sviluppo Ecnomico. Se appare una cartello con la scritta "Test Main 10" il vostro tv è adatto e non dovrà essere sostituito.

Tuttavia la non ricezione dei canali test non significa automaticamente che la tv sia da cambiare o da integrare con un decoder esterno. Infatti se l'impianto condominiale non prevede l'amplificazione di quei canali, oppure abitualmente non ricevete Rai e Mediaset dai gruppi canale (multiplex) 1 e 4, i canali 100 e 200 non appariranno, e neppure se nella vostra zona un'emittente locale ne occupa le frequenze. In quest'ultimo caso però, alla ri-sintonizzazione dei canali, il televisore chiederà di risolvere un conflitto di posizione ai canali 100 e 200 scegliendo tra le due emittenti ricevute.

Purtroppo questo sistema non è molto utile al consumatore per diversi motivi. Intanto "Main 10" indica una trasmissione a 10 bit, incompatibile con televisori e decoder di tipo economico, e questo costringe a un nuovo acquisto, quindi se i canali test non vengono ricevuti il televisori riporterà la scritta "canale non disponibile" e lo schermo nero, quindi si presta al dubbio se il canale sia effettivamente ricevuto ma non visualizzato (tv da cambiare), oppure non ricevuto per altre ragioni.Dunque questa transizione potrà durare quasi due anni, durante i quali è anche facile pensare che la crescita delle offerte di tv via internet potrebbe aumentare e costituire una valida alternativa. Niente più antenne, in quel caso, e qualità assoluta con qualsiasi monitor di definizione abbastanza gradevole.Infine, un lato certamente positivo della faccenda: il DVBT-2 è un tipo di trasmissione più robusto e qualitativamente alto, in grado di usare, come i terminali WiFi, il sistema MiMo (antenne multiple in trasmissione e ricezione). Ciò significa che le emittenti potranno irradiare meno potenza rispetto a oggi inquinando meno l'ambiente di radiofrequenza e rendendo migliore la ricezione anche da tablet, smartphone e sistemi mobili installati su autovetture. Certo, poi si accenderà il 5G e il livello complessivo della radiofrequenza ri-aumenterà, ma questa è un'altra storia.

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